Bruno Daniotti: il BIM, interoperabile e open

Un sistema che garantisca l’univocità e la completezza dell’informazione con un notevole risparmio di costi e tempi e un innalzamento del livello qualitativo del prodotto renderebbe la filiera delle costruzioni più efficiente; lo sostiene con convinzione il professor Bruno Daniotti, docente ordinario del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano e Project Manager del progetto INNOVance.

Come è entrato il BIM nelle sue attività di docenza?
Avevamo iniziato già vent’anni fa come Politecnico di Milano ad entrare in contatto con alcuni istituti di ricerca a livello internazionale che lavoravano con il BIM per realizzare delle prime ricerche nell’ambito del dottorato, e abbiamo capito che questa metodologia poteva essere fonte di innovazione e filone di ricerca importante per la filiera delle costruzioni. Sulla base di questi incontri a livello internazionale nel 2004 abbiamo fondato Building Smart Italia (allora IAI, International Alliance for Interoperability), e abbiamo partecipato al progetto europeo Stand-Inn con l’UNI, che ha comportato un’azione di coordinamento a livello europeo per condividere le best practice europee sul BIM. Il progetto europeo si è concluso con la proposta di creare il gruppo di lavoro CEN sul BIM, che ha portato dopo qualche anno  alla creazione del CEN TC 442 per la definizione degli standard europei. Nel 2011 abbiamo lanciato il progetto INNOVance per la realizzazione del prototipo di  piattaforma per la gestione in BIM delle informazioni lungo tutto il processo edilizio. Il progetto INNOVance ha avuto lo scopo di ottenere una serie di benefici, primo fra tutti la diminuzione delle incomprensioni tra i soggetti che operano nelle diverse fasi del processo edilizio (committenti, progettisti, imprese, produttori di componenti, gestori, utenti, ecc.). Queste incomprensioni sono particolarmente critiche per la filiera e generano inefficienze rilevanti di tipo tecnico ed economico, nonché sprechi, ritardi e, ovviamente, un altissimo numero di contenziosi. Il sistema è stato pensato per favorire l’integrazione di tutti i soggetti coinvolti nella filiera delle costruzioni, a partire dalla fase di progettazione, fino alla costruzione del manufatto edilizio e la sua successiva gestione.
In questo momento, grazie ai finanziamenti della Regione Lombardia stiamo lavorando alla realizzazione della libreria BIM interoperabile e open che contiene tutte le informazioni tecniche ed economiche della produzione edilizia utili alla filiera delle costruzioni.

Quali sono i filoni principali di ricerca?
Oltre al progetto INNOVance stiamo sviluppando una serie di attività di ricerca a livello internazionale: in particolare abbiamo instaurato una collaborazione con alcuni gruppi di ricerca europei per lo studio e analisi degli aspetti tecnologici legati al BIM e quindi al collegamento dati in cloud, l’Internet of Things e l’Intelligenza Artificiale. A livello di docenza, come Politecnico di Milano abbiamo introdotto l’insegnamento del BIM sulla laurea in ingegneria edile partendo già dal primo livello della laurea triennale e quindi della magistrale. Con un primo corso, quello che una volta era disegno e CAD adesso è integrato con l’insegnamento del BIM, poi negli altri anni ci sono altri corsi di BIM integrato nella gestione delle fasi di progettazione, costruzione e gestione. Abbiamo due master sul BIM: uno è quello della Scuola Pesenti, di cui sono direttore, l’altro è tenuto dal professor Utica. Infine stiamo iniziando  a sviluppare corsi BIM anche presso la facoltà di Architettura.

Come si stanno orientando gli studenti al BIM?
Devo dire che gli studenti sono molto interessati e motivati, capiscono perfettamente che il futuro del mondo delle costruzioni è digitale e quindi si attrezzano con il BIM. Seguono i corsi e approfondiscono l’argomento, con la consapevolezza che acquisire le basi di questa metodologia può essere un’opportunità in più per inserirsi nel mondo del lavoro.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
C’è molto da fare, ma stiamo andando nella direzione giusta: a partire dalle linee guida dell’EU BIM Task Group europeo e dalle direttive europee sugli appalti pubblici,  a livello nazionale  il nuovo Codice degli Appalti introduce l’uso progressivo del BIM. Come spesso è avvenuto nel settore delle costruzioni, le innovazioni partono dai progetti pubblici per essere poi assimilate anche nel privato. Il nuovo Decreto BIM ha introdotto tempi dilazionati per tenere conto delle esigenze di formazione e di riorganizzazione, e molti si stanno attrezzando in questo senso, dai progettisti, alle imprese, alle stazioni appaltanti, ma sicuramente si può dire che ormai la strada è tracciata. In ogni caso, da più parti si riscontra una forte esigenza di formazione: il personale della Pubblica Amministrazione non è ancora pronto per recepire il BIM, e quindi c’è un forte bisogno di apprendere e approfondire le nuove dinamiche. In alternativa ci sarebbe l’opportunità di attivare un piano di assunzione per giovani che conoscano già la metodologia e possano applicarla in stretta collaborazione con il personale già attivo.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.