Il rapporto tra geometria e informazione nel modello HBIM

Geometrie e materiali ma anche stati di degrado, fasi storiche, interventi ipotizzati dal progettista o i dati dell’impresa che da ultima ha eseguito i lavori. Questo è solo un elenco, non esaustivo, della quantità di dati che possono essere inseriti e consultati nell’archivio digitale. Questi ultimi accompagneranno l’edificio in quello che resta del suo ciclo vita e agevoleranno incredibilmente il compito di chi dovrà occuparsi del progetto di restauro, della sua tutela e dei futuri interventi manutentivi. Le grandi potenzialità del processo HBIM risiedono infatti prevalentemente nella possibilità di integrazione dei dati storici, tecnici e progettuali, sulla piattaforma del modello tridimensionale. L’elemento, oltre ad essere rappresentato geometricamente e includere informazioni materiche e strutturali, deve comprendere informazioni per l’identificazione del degrado, per gli interventi di restauro preposti, per le fasi storiche che lo hanno caratterizzato e tutto quello che è utile alle finalità perseguite.

L’analisi del degrado
Ad oggi la difficoltà maggiore risulta essere quella relativa al rapporto tra informazione e discretizzazione del modello. Infatti allo stesso elemento possono corrispondere informazioni diverse, o più informazioni, a cui risulta complesso attribuire la stessa suddivisione spaziale. Per comprendere al meglio questo importante concetto alla base della modellazione HBIM del costruito storico, faremo ora riferimento all’analisi del degrado delle Pescherie di Giulio Romano a Mantova eseguita dallo Studio PDA . In particolare prenderemo in considerazione l’analisi del degrado condotta sugli intonaci del fronte principale del manufatto e successivamente l’inserimento delle informazioni relative alle fasi storiche dei componenti.
Con riferimento alla norma UNI – NorMaL 1/88 “Beni Culturali. Materiali lapidei naturali e artificiali, Descrizione delle forme di Alterazione, Termini e Definizioni” è stata creata la proprietà elemento “Degradazioni e alterazioni” inserendovi come possibili opzioni le tipologie di alterazioni e degradazioni individuate sugli intonaci di facciata (disgregazione, mancanza, lacuna, fratturazione o fessurazione, distacco). Facendo invece riferimento a “Elenco prezzi per opere di riparazione e consolidamento sismico di edifici esistenti” della Regione Emilia Romagna è stata creata la proprietà “Interventi di restauro” con i relativi codici identificativi. Queste proprietà prevedono la selezione multipla delle opzioni garantendo la possibilità di associare allo stesso elemento più stati di degrado e relativi interventi di restauro.
A questa semplice gestione informativa si contrappone una più complessa gestione spaziale dell’oggetto a cui associare le proprietà. Volendo ottenere un’analisi dello stato di degrado che non sia solamente un documento 2D allegato ma un elemento che segua nelle tre dimensioni l’edificio ci si scontra con le difficoltà legate alla rigidità congenita della modellazione parametrica. Infatti, come è possibile immaginare, lo stato di degrado non segue in maniera omogenea la geometria del singolo elemento ma nella maggior parte dei casi lo suddivide in differenti ambiti caratterizzati da differenti o sovrapposte degradazioni e alterazioni. Ma se a queste problematiche le ricerche condotte sul tema hanno saputo trovare soluzioni più o meno soddisfacenti in accordo con le possibilità offerte dagli strumenti di modellazione dei diversi software, rimane la problematica relativa all’associazione di ulteriori informazioni che ricadono sullo stesso oggetto ma non sullo stesso ambito di interesse. Infatti se immaginiamo di prendere in considerazione l’intonaco di una parte della facciata giuliesca, e che a questa corrispondano tre differenti stati di degrado con relative suddivisioni in tre diversi ambiti di interesse, è facile immaginare come sia complesso associare, per esempio, agli intonaci delle singole bugne differenti fasi storiche, a meno di una duplicazione degli elementi finalizzata all’inserimento di ogni informazione, suddivisi per i relativi ambiti di interesse. Nel caso del modello HBIM predisposto dallo studio BIMFactory delle Pescherie di Levante, sono state inserite le informazioni relative allo stato di degrado, ai relativi interventi di restauro e alle fasi storiche, allegando anche i documenti archivistici utilizzati per la definizione di queste. Facendo ciò è risultato possibile estrapolare per esempio abachi quantitativi relativi alle metrature interessate dagli interventi di restauro, garantendo possibilmente il controllo dei costi e offrendo ai fruitori di esplorare il modello digitale aprendo collegamenti relativi ai documenti storici.

L’approccio alla digitalizzazione del patrimonio esistente
Questo tema pone nuovamente interrogativi sulle procedure adottate in termini di modellazione del patrimonio esistente e delle relative necessità. Ma un altro aspetto, a mio avviso, emerge dalle ricerche condotte ormai da anni da un folto numero di professionisti del nostro Paese: la sostanziale unitarietà dei problemi trattati e la speranza, nel prossimo futuro, di una convergenza di ciò che ancora viene trattato separatamente. L’Italia non può esimersi, consapevole del proprio inestimabile patrimonio e della propria conoscenza e capacità nel settore, dall’approfondire e affrontare le tematiche dell’innovazione e della digitalizzazione del patrimonio esistente. E’ necessario rispettare il passato ma allo stesso tempo rinnovare per il futuro, lavorando per ottenere strumenti che siano in grado di documentare opportunamente il patrimonio nella sua variabilità ai fini della conoscenza, di un’opportuna tutela e conservazione. A favore dell’innovazione culturale e nella consapevolezza che questa sia perseguibile solo per mezzo di una condivisione delle eterogenee visioni dei diversi operatori interessati dalla tematica BIM, oltre a fornire soluzioni per l’immediato è certamente molto utile persistere nel porsi delle domande e provare criticamente ad individuare risposte non solo per gli scenari presenti ma anche per quelli del prossimo futuro, così da evitare che le emergenze di oggi, ostacolino l’evoluzione digitale e i potenziali obiettivi raggiungibili.

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Laureata in Ingegneria Edile Architettura all’Università di Pisa nel 2017, iscritta all’Ordine degli Ingegneri di Brescia, collabora attualmente con BimFactory, brand operativo di D.Vision Architecture, società di architettura e ingegneria bresciana.