Gianpiero Ottaviano: da progettista a manager delle commesse

Giampiero Ottaviano, oggi BIM Manager di Progetto CMR, è laureato in architettura e nel 2009 ha scoperto Revit durante un master in architetture sostenibili in cui era uno degli strumenti da utilizzare, da quel momento ha negli anni approfondito la conoscenza del software ma soprattutto lo sviluppo della metodologia BIM.

Quale è stato il suo percorso professionale fino a diventare BIM Manager?
Tra le diverse esperienze lavorative che ho avuto modo di intraprendere, quella che maggiormente mi ha permesso di crescere professionalmente e raggiungere attraverso una serie di progetti importanti un approfondito grado di conoscenza del Building Information Model è Progetto CMR.
Progetto CMR è una società di progettazione integrata che sviluppa progetti dalla scala urbana all’edificio fino al singolo oggetto, affiancando i clienti dalla fase di concept fino al cantiere. Questa complessità di attività mi ha dato la possibilità di confrontarmi ogni giorno con professionisti con diverse specializzazioni ed avere quindi un quadro più integrato e completo di tutto l’iter progettuale.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Oltre agli aspetti descritti dalle normative, il BIM Manager deve avere una predisposizione all’utilizzo di diversi software, tenersi sempre aggiornato sullo sviluppo degli strumenti e delle norme ed essere meticoloso nella gestione delle commesse. In aggiunta, deve avere – o deve maturare – un’esperienza su diverse tipologie di progetti tale da potersi occupare della parte di management delle commesse, incluse attività che vanno dalla gestione degli standard aziendali allo sviluppo di processi di lavoro che hanno come obiettivo principale la riduzione dei tempi nello sviluppo di progetti integrati, alla ricerca di nuovi software e metodologie di modellazione. Inevitabilmente tutto questo porta il BIM Manager ad assumere un ruolo sempre più marginale nella fase di progettazione legata al singolo progetto, per concentrarsi maggiormente sull’efficientamento dell’intero processo gestionale.

Come opera quotidianamente, con quali strumenti e con quali obbiettivi?
Durante la settimana lavoro sia sulle singole commesse che con il team di Ricerca e Sviluppo di Progetto CMR, con il quale mi interfaccio per perseguire obiettivi stabiliti e condivisi con i responsabili delle diverse aree, tra cui sicuramente trovare soluzioni per ridurre il margine di errore nella fase di progettazione, avendo un controllo ed un monitoraggio continuo delle diverse discipline e quindi dei costi. Altro obiettivo è predisporre dei modelli digitali che hanno come scopo finale la gestione e il monitoraggio dell’opera realizzata.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM da Progetto CMR?
La volontà di innovare e la necessità di gestire sinergicamente la progettazione, lo scambio d’informazioni e le comunicazioni all’interno dei team di lavoro, hanno condotto Progetto CMR, già dal 2004 ad introdurre l’utilizzo del BIM. La metodologia BIM coinvolge tutte le fasi della progettazione, dallo sviluppo di concept alla progettazione esecutiva fino alla gestione del cantiere.
Particolare attenzione viene posta inoltre sugli aspetti legati all’analisi ambientali ed al protocollo LEED, oltre alla ricerca di soluzioni tecnologiche innovative.

Può citare un progetto, di recente realizzazione, progettato con metodologia BIM?
Uno degli ultimi progetti concluso recentemente ed ora in fase di cantierizzazione è l’edificio Spark One situato nel quartiere di Santa Giulia a Milano, dinanzi la stazione di Milano Rogoredo. Il progetto prevede un edificio per uffici di otto piani fuori terra con un piano terra aperto e accessibile dall’esterno che ospiterà attività di tipo commerciale, dando vita ad un nuovo luogo di aggregazione ed un nuovo polo attrattivo per l’intera area.
La facciata è caratterizzata da una particolare trama di elementi verticali in grado di offrire una protezione solare, che sottolineano l’orizzontalità del complesso e determinano al tempo stesso giochi di luce e riflessi sempre diversi durante l’arco della giornata. Sui lati nord e sud dell’edificio si affacciano degli spazi aperti, totalmente accessibili ed utilizzabili, di dimensioni tra loro diverse, contribuendo quindi al senso di “movimento” e di dinamicità del complesso.
Le particolari scelte architettoniche del progetto rispondono non soltanto a criteri puramente estetici, ma anche all’obiettivo di creare un edificio altamente efficiente e sostenibile, pensato per l’ottenimento della certificazione LEED CS v4 Platinum. Il complesso di Spark One sarà anche tra i primissimi esempi in Italia di progetti architettura disegnati e misurati secondo le linee guida della certificazione WELL, il protocollo che valuta esclusivamente l’edificio nella sua capacità di fornire spazi che favoriscano lo stato di benessere e salute di chi lavora al suo interno.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Sono fiducioso. Credo che i primi passi siano ormai superati, sicuramente con le UNI 11337 si è tracciata la strada da seguire che potrebbe portare l’Italia ad allinearsi ai Paesi in cui il Building Information Model è già parte fondamentale del processo edilizio.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.