BIM People – Marco Chiarello: formazione per diffondere il BIM

Ancora studente presso la facoltà di Architettura dell’IUAV Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Marco Chiarello ha cominciato ad interessarsi al BIM e all’utilizzo di software che lo hanno portato in primis, come lui racconta, ad un’ottimizzazione dei processi per la realizzazione della sua tesi di laurea che è riuscito a concludere in tempi molto più brevi. Nello svolgere la professione si è reso però conto della difficoltà di far comprendere ai professionisti del mondo delle costruzioni quanto sia necessario conoscere i nuovi strumenti e metterli in pratica verso una sempre maggiore informatizzazione dei processi. Per questo motivo oggi è impegnato nella formazione professionale e svolge corsi e consulenze sul tema del BIM. In questi giorni è uscito a sua firma il manuale “SketchUp il 3D per tutti” pubblicato da Maggioli Editore.

Che cosa l’ha spinta ad interessarsi al BIM ed a voler trasmettere le sue conoscenze anche agli altri?
La mia è stata una spontanea curiosità per le potenzialità informatiche e le loro applicazioni in campo architettonico per questo mi sono specializzato in AutoCAD, Revit e SketchUp e ho poi seguito il Master BIM Manager del Politecnico di Milano. Il processo di produzione edilizia è caratterizzato da vari aspetti: forte suddivisione dei compiti e delle fasi, scarsa interazione tra i soggetti interessati (committenza, progettisti, costruttori, utente, gestore), attori numerosi ed eterogenei con interessi differenti sul processo, complessità e unicità dell’opera e del quadro normativo. Per questo motivi, la gestione dell’informazione nel processo edilizio ricopre un’assoluta centralità, che ha bisogno di una metodologia che consenta una diretta correlazione tra gli elaborati, una corrispondente esattezza dei dati e un interscambio tra le diverse realtà professionali. Questo però non è facile da far comprendere a chi ha sempre lavorato con metodi tradizionali e che deve di punto in bianco mettersi nuovamente in gioco implementando strumenti non sempre facili da imparare.

Quali sono le maggiori difficoltà nella formazione al BIM?
Penso ci sia prima di tutto una grande confusione. Il tema riscontra molto interesse. Chi frequenta i miei corsi ha sicuramente sentito parlare di BIM e in qualche modo si è già informato su questa metodologia ma non ha ancora bene chiaro a quali strumenti affidarsi ed esattamente quale può essere la sua utilità nel lavoro quotidiano. Quando si parla di BIM per qualcuno si fa riferimento solo a un certo software o solo alla modellazione tridimensionale, ma in realtà questa metodologia è molto di più. Sarebbe necessaria una chiave di lettura più semplice.

Cosa suggerirebbe a chi vuole oggi implementare BIM?
Credo debba essere una graduale evoluzione e che in qualche modo dipenda anche dal lavoro di ogni singolo progettista. In studi più grandi il BIM porta sicuramente maggiori vantaggi se la struttura permette una reale collaborazione tra i software utilizzati e le figure professionali coinvolte prevenendo errori ed eventuali interferenze. Anche gli studi più piccoli dovrebbero oggi riuscire a elaborare almeno un modello tridimensionale per non rimanere indietro in quella che sarà una naturale evoluzione. Per questo io cerco di insegnare cosa vuol dire il BIM e come metterlo in pratica con strumenti anche più facili da apprendere come, ad esempio, il software SketchUp, un programma semplice da utilizzare che però può essere in grado di dialogare con altri software in ottica BIM.

A seguito del decreto BIM le stazioni appaltanti dovranno cercare di formare i suoi dipendenti in questa direzione, secondo la sua esperienza si sta muovendo qualcosa?
Il dipendente pubblico difficilmente viene mandato dal suo ente a seguire corsi di aggiornamento, di solito la frequenza deriva da un interesse personale, almeno questa è la situazione che riscontro in questo momento.

Che cosa pensa del futuro del BIM quali sono le prospettive future?
Il futuro sono sicuramente i giovani che hanno il know how tecnologico a cui manca però la possibilità di una esperienza professionale sul campo e occasione di fare progettazione in uno studio. Il processo generazionale lavorativo è quindi tutto alla rovescia rispetto al passato: la tecnologia accelera il processo ma chi è in grado di comprenderne le dinamiche non la riesce ad utilizzare e chi invece sa come utilizzarla non è abbastanza esperto per una reale gestione.
In ogni studio bisognerebbe riuscire ad affiancare un giovane esperto di software a un progettista senior che insieme possano in qualche modo scambiarsi informazioni e know how.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.