Chiara Rizzarda: nasce CLEX Academy

Per conoscere meglio come nasce e quali sono gli obiettivi che si propone CLEX Academy abbiamo intervistato l’ing. Chiara Rizzarda, Technical Director e fondatrice di CLEX Academy

Come è nata l’idea di CLEX Academy e con quali obiettivi?
Credo che ci si trovi in un momento di svolta, non solo per quanto riguarda il BIM ma per quanto riguarda tutto il mondo della formazione nel settore delle costruzioni. Come scrive Yuval Noah Harari nel suo Homo Deus , la vita viene tradizionalmente suddivisa in due momenti: un momento di apprendimento, quello della scuola e dell’università, seguito da un periodo lavorativo. Non è più questo il caso, specialmente in un mondo costantemente sconvolto da nuove tecnologie. Un professionista è chiamato costantemente a mettersi in discussione, a rivedere le proprie conoscenze, ad esplorare nuovi strumenti e nuovi metodi.
L’idea di CLEX Academy nasce dalle numerose esperienze formative maturate durante il Forma Mentis Innovaction Award , un’iniziativa di responsabilità sociale che il training center milanese porta avanti da ormai cinque anni. Durante questa iniziativa, abbiamo avuto la possibilità di riscontrare in prima persona i vantaggi di impostare un percorso formativo secondo alcuni principi. Il primo principio è l’ importanza del lavoro di gruppo . Nessun uomo è un’isola, scriveva John Donne, e la capacità che ci ha consentito di evolverci come genere umano non è la competizione, come spesso vorrebbero farci credere, ma la capacità di cooperare e di affrontare collettivamente le sfide. L’uomo è in sé un animale debolissimo, privo di qualunque arma se non questa: la collaborazione. In un momento storico di profonda e ormai endemica crisi, solo imparando a collaborare con i nostri pari possiamo sperare di affrontare il futuro. Da questo nasce il nome CLEX – Cluster of Experts: l’obiettivo dei percorsi è formare professionisti che possano creare una rete ed essere forti dell’esperienza che hanno vissuto, anche al di fuori del percorso formativo. Un altro principio è che la formazione non può mai rimanere slegata da un’applicazione pratica. Un professionista ha bisogno di ricevere informazioni rilevanti per la sua attività, che siano immediatamente applicabili nel concreto a un progetto . Per questo, tutti i percorsi CLEX ruotano intorno ad un progetto, tipicamente su un tema di interesse pubblico. Solo in questo modo è possibile confrontarsi direttamente in aula con le problematiche della professione quotidiana, sotto la guida di tutor e docenti, e di verificare immediatamente l’effettivo apprendimento. Il progetto è il centro assoluto di ogni percorso e viene portato avanti parallelamente alle lezioni. Per questo, le lezioni sono sviluppate non in un ordine che segua le logiche di qualche software, bensì nell’ordine richiesto dal normale sviluppo intellettuale del progetto stesso: si affrontano quindi strumenti per l’analisi dati e per lo sviluppo di un concept, per la modellazione informativa e del territorio, per l’ingegnerizzazione e il value engineering, per lo sviluppo dei componenti e dei dettagli, per la visualizzazione e la comunicazione del progetto.
L’obiettivo è potenziare la professionalità di chi si trova ad affrontare un settore delle costruzioni con numerose criticità, in un Paese che ha sempre saputo affrontare e superare anche le peggiori crisi.

Come è arrivata professionalmente alla formazione?
È sempre stata una mia grande passione e ho sempre cercato di conciliare attività di formazione con qualunque altra attività mi stesse impegnando in quel momento. In ogni attività si ha l’occasione di conoscere nuove persone e di sperimentare nuove soluzioni, di approfondire nuovi concetti, ma la responsabilità di cui siamo investiti quando qualcuno ci sceglie come tutor è tale da stimolare un nuovo livello di ricerca dell’eccellenza, del confronto, della soluzione vincente. Ho imparato molto di più insegnando, di quanto io non abbia potuto fare in qualunque altro contesto.

Qual è l’offerta formativa che proponete?
I CLEX sono percorsi tematici che si sviluppano verticalmente con attenzione a professioni specialistiche. Non troverete quindi corsi da BIM Specialist, da BIM Coordinator o da BIM Manager, anche perché ritengo che certe figure in posizione manageriale difficilmente possano essere formate con successo da un percorso in ambiente controllato. Per le prime edizioni ci siamo concentrati su percorsi specialistici che riflettono le eccellenze italiane e che si trovano a dover fronteggiare le maggiori criticità nell’adozione del BIM. I primi percorsi riguardano quindi BIM per l’ interior design , BIM per l’ architettura del paesaggio e BIM per la progettazione e l’ingegnerizzazione degli involucri di facciata . Un ulteriore percorso riguarda l’urbanistica e le SMART cities .Si tratta di percorsi immersivi che richiedono la frequenza per diversi mesi. Proponiamo però anche la frequenza di alcuni singoli moduli, come quelli relativi al lavoro collaborativo in Common Data Environment , e percorsi specifici di project management in BIM.

A chi si rivolgono principalmente i vostri corsi?
I corsi si rivolgono a professionisti che desiderano potenziare il proprio profilo diventando padroni di tecniche, metodi e strumenti richiesti nell’era digitale. Per questo non ci limitiamo a proporre software come Autodesk Revit , ma nei CLEX hanno grande spazio anche software specialistici come Civil 3d per le infrastrutture e il territorio, Inventor e Fusion360 per la progettazione dei componenti, motori come Unity e Unreal , insegnati da professionisti nel settore dei videogiochi, ma anche piattaforme di analisi dati e di modellazione informativa del territorio grazie alla collaborazione con Esri. La nostra ambizione è di riuscire a coinvolgere un pubblico variegato, che sappia trarre il massimo beneficio dalla diversità che ciascuno può portare al gruppo di lavoro. Nessun percorso sarà uguale all’altro: il gruppo, con il suo progetto, sono sempre al centro.

Quanto è importante secondo lei la formazione digitale in questo momento nel mondo delle costruzioni?
È cruciale impegnarsi per non perdere competenze. Non possiamo permettercelo. Crisi ambientale, degrado delle infrastrutture, crisi economica e sociale, ci obbligano a dare il meglio di noi, se vogliamo sperare di sopravvivere con una società civile ancora integra. In questo, l’innovazione tecnologica rischia di creare nuove barriere, anziché risolvere i problemi che si proponeva di affrontare: figure completamente tecniche, spoglie delle competenze progettuali della generazione precedente, stanno creando silos di conoscenza, cluster chiusi che si esprimono attraverso un gergo impenetrabile agli estranei. Io sogno un mondo diverso. Sogno una trasformazione digitale che, anziché aumentare le barriere, vada a colmarle. Una trasformazione digitale che non amplifichi l’incompetenza ma vada a potenziare la professionalità di figure la cui conoscenza non possiamo permetterci di perdere.

Che cosa pensa dello sviluppo del BIM in Italia?
Bill Gates diceva: la prima regola di ogni tecnologia applicata a un business è una tecnologia efficiente applicata ad un’operazione efficiente ne potenzia l’efficienza. La seconda regola è che la stessa tecnologia, applicata a un processo inefficiente, ne amplificherà l’inefficienza. Credo che il principio sia validissimo anche per quanto riguarda alcuni fenomeni che stiamo osservando in relazione al BIM in Italia. Alcune dinamiche sono certamente fuori controllo: società di consulenza de-specializzate, silos di esperti, procedimenti d’appalto generici e progetti in cui il BIM viene utilizzato come strumento di post-produzione, anziché di gestione diretta.
Come sempre nel nostro Paese, però, siamo anche in presenza di un momento che consente alle eccellenze di emergere: per la prima volta dopo tanto tempo, si vedono di nuovo giovani professionisti in posizioni manageriali, centri d’eccellenza per una divulgazione tecnica che sia concreta e di qualità, sperimentazioni di altissimo spessore e progetti di grande rilievo. Sarà fondamentale, nei prossimi anni, riuscire a mantenere alta la qualità nella comunicazione, nella formazione e nell’innovazione, fornendo ai professionisti gli strumenti per valutare in autonomia la qualità di ciò che viene proposto come innovazione.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.