CMB: non si può tornare indietro

La necessità di realizzare opere sempre più complesse che richiedono tecnologie più sofisticate e una maggiore efficienza su tutta la filiera ha portato CMB Società cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi ad avviare già da qualche anno l’implementazione del BIM per avere un processo costruttivo più digitale e integrato come ci racconta Luca Padovano Responsabile Sistemi Informativi CMB.

Come vi siete strutturati per implementare questa nuova metodologia nella gestione delle commesse?
Nel 2013 abbiamo iniziato un primo processo di studio e di laboratorio con la collaborazione dell’Università di Brescia e il Politecnico di Milano, questa fase ci è servita per testare in laboratorio le tecnologie e apprendere meglio le metodologie. Il nostro primo approccio a un caso reale è stata la realizzazione della Torre Generali nel progetto Citylife a Milano, dove abbiamo spostato le tecnologie sul campo e abbiamo progressivamente diffuso le competenze nell’ambito di tutti i gruppi di lavoro. Il primo nostro passo è stato quello di avvalerci di un BIM Manager di grande esperienza, l’Ing. Arch. Andrea Vanossi che ha costituito il primo gruppo di lavoro e che ora coordina i diversi BIM Coordinator e BIM Specialist sui diversi cantieri. L’approccio che abbiamo seguito è stato un approccio di filiera e siamo quindi partiti realizzando una piattaforma di Content Business Management basata su CDE Common Data Environment che ci permette di fare collaborare tutti gli operatori di una commessa, dalla fase di progettazione, passando per la costruzione, fino alla gestione dell’opera. A questo abbiamo aggiunto diversi altri software e prodotti da Syncro a Solibri da Rhino a Revit e così via.

Quale è la “filosofia” seguita da CMB per il BIM?
La nostra filosofia è quella di fare valore e innovazione seguendo il nostro claim “Building Innovation”. Abbiamo la pretesa di andare oltre la normale relazione tra committente e costruttore, vogliamo spingere sulla proattività, sul valore aggiunto, sulla capacità di seguire il committente dall’inizio alla fine del processo costruttivo e oltre. Questo è possibile solo con un miglioramento del processo costruttivo in tutte le sue parti, senza naturalmente dimenticare le nostre radici, fatte di serietà, lavoro e rispetto per persone e territorio.

Introdurre un cambiamento simile in una struttura grande come la vostra non deve essere stato facile: quali sono state le maggiori difficoltà che avete affrontato?
Devo dire che le difficoltà sono soprattutto culturali. Il BIM è un abilitatore di cambiamento fondamentale, scherzando la definiamo una “killer application”. Non è possibile ignorarlo è un passaggio obbligato però il suo reale sviluppo ha bisogno di una continua evoluzione soprattutto di mentalità instaurando in primo luogo nuove relazioni nel processo costruttivo. A questo va aggiunto un problema di carattere tecnologico ed economico. Bisogna rivedere le dinamiche dello sviluppo del cantiere e dei processi e trasformare questa iniziativa in un’opportunità di valore, di business vero. Per noi è stato un processo abbastanza lineare perché l’azienda ci ha creduto subito e ha trovato molta coerenza in questa iniziativa e non abbiamo quindi avuto nessun ostacolo di struttura, ma anzi il percorso è stato sempre agevolato in tutte le sue fasi.

L’esperienza dei grandi contractor come CMB può svolgere un ruolo trainante verso il BIM per tutto il sistema delle imprese di costruzioni?
Il principale driver di questo cambiamento è chiaramente quello legislativo e il nuovo Codice Appalti che entrerà in vigore in maniera progressiva nei prossimi anni contribuirà sicuramente allo sviluppo del BIM anche solo per la prima esigenza di ottemperare la norma. Da parte nostra, credo che CMB possa essere prima di tutto una “testimonianza” di quello che può essere fatto e in che modo è possibile farlo.

Il BIM è uno strumento competitivo anche nella gestione di commessa? Qual è il grado di interazione tra modello e gestione del cantiere?
Con il software giusto in questo momento l’interazione tra modello e cantiere è più che soddisfacente. Per il 4D usiamo Syncro Site che permette di controllare gli elaborati e di fare check list di cantiere direttamente sul modello.

Quali sono i principali vantaggi del BIM applicato alla realizzazione di opere civili e infrastrutturali?
Bisogna analizzare la questione su due piani differenti: c’è l’aspetto del Modeling che sicuramente permette di anticipare i tempi e i costi di realizzazione e risulta quindi uno strumento molto potente al servizio della progettazione e dell’implementazione esecutiva anticipando problemi, controllando meglio le interferenze, rendendo il progetto più sicuro e più stabile.
L’altro aspetto è quello della collaborazione e condivisione sulla filiera; il BIM stabilisce un linguaggio comune, impone standard di interoperabilità tra i vari attori e la digitalizzazione dei processi, quindi maggiore fluidità e velocità. Tutto il percorso viene monitorato in una totale condivisione di dati e informazioni. Le opere in passato erano

mute adesso “parlano”, è giunto il momento di cominciare ad ascoltarle.

Può raccontarci di alcuni progetti recenti che sono esemplari del vostro percorso nell’implementazione del BIM?
Il primo progetto in cui abbiamo davvero lavorato in BIM è stata la costruzione della Torre Generali in Citylife.
Adesso le commesse complesse che necessitano della metodologia BIM sono la costruzione dei reparti Accettazione e dei reparti Degenze e Ambulatori del Polo Ospedaliero della città di Odense in Danimarca e l’Ospedale di Pordenone. In questi casi la necessità di un processo BIM nasce anche dall’esigIenza di gestione di tutto il ciclo di vita di edifici complessi.

Come vede lo sviluppo del BIM in Italia?
Stiamo andando nella direzione giusta ma c’è ancora molto da fare. Il BIM è un linguaggio che deve essere compreso da un numero più alto di persone possibile per poter essere utilizzato con facilità e produttività. Quello che secondo me è assolutamente necessario è una condivisione di obiettivi di tutti gli attori della filiera. Questo sembra ancora più difficile in Italia, dove la digitalizzazione non è molto diffusa e in particolare nel mondo delle costruzioni dove esistono criticità storiche, strutturali e culturali. Il percorso è lungo ma deve essere fatto per creare sempre più valore e non va mai dimenticato che questa volta il mondo delle costruzioni non può rimanere fuori da questa dinamica di trasformazione e deve spingere verso sempre una maggiore digitalizzazione per ottenere l’efficienza di cui ha bisogno.

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Giornalista della redazione di BIMportale, professionista della comunicazione e del marketing per il settore AEC – Architetture Engineering & Construction. Ha lavorato per molti anni nell’editoria B2B dirigendo una delle principali testate specializzate per l’industria delle costruzioni, per la quale è stato autore di numerosi articoli, inchieste e speciali. Durante questa lunga esperienza editoriale ha avuto modo di vivere e monitorare direttamente l’evoluzione del settore e la sua continua trasformazione, lavorando a stretto contatto con i principali protagonisti del mercato: imprese edili, progettisti, committenti, produttori. Su tali premesse nel 2007 ha fondato l’agenzia di comunicazione e marketing Sillabario, che si occupa delle attività di comunicazione e ufficio stampa di importanti marchi industriali del settore delle costruzioni.