Giuseppe Terracciano, 2dto6d: andare oltre la teoria verso una maggiore pratica

Dopo diverse esperienze prima all’estero poi in Italia l’arch. Giuseppe Terracciano ha deciso di seguire il “Masterkeen Bim Specialist” di AM4 a Lecco per approfondire la sua conoscenza del BIM, automatizzare alcuni processi lavorativi e aumentare la qualità progettuale. Oggi è BIM Coordinator di 2dto6d.

Quale è stato il suo percorso professionale fino a diventare BIM Coordinator?
Prima di approdare al BIM il mio background accademico è sostanzialmente composto da doppia laurea in Architettura all’Università degli studi di Parma con specializzazione in Tecniche dell’Edilizia. A conclusione del periodo Universitario sentivo l’esigenza di rafforzare la lingua inglese e interfacciarmi con un ambiente più dinamico e multiculturale e per questo mi sono trasferito a Dublino dove, dopo aver svolto alcune tipologie di lavori ho avuto la possibilità di lavorare per un piccolo studio di Architettura locale. Rientrato in Italia ho lavorato per lo studio R+TB associati dove il core business era un flusso Scan-to-Bim, ovvero, la restituzione di un modello tridimensionale informativo dalla nuvola di punti dopo un rilievo laser scanner. È in questo studio che ho conosciuto le potenzialità di Revit. La svolta professionale è avvenuta con il “Masterkeen Bim Specialist” di AM4 a Lecco organizzato da Emiliano Segatto, dove tra i tanti brillanti professionisti ho avuto modo di entrare in contatto con Neri Lorenzetto Bologna persona di riferimento nel panorama nazionale, ed è stato proprio con Neri che ho proseguito la mia attività professionale nel BIM attraverso la sua società, 2dto6d, dove tutt’ora lavoro come BIM Coordinator. Ad oggi ho avuto la fortuna di aver seguito e partecipato a molti di progetti di diversa natura, disciplina e dimensione, confrontandomi con i più importanti e prestigiosi studi di ingegneria e architettura d’Italia.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Ci sono degli aspetti imprescindibili che questo ruolo richiede come padroneggiare una buona parte di intelligenza emotiva per comprendere le capacità di qualsiasi collaboratore in modo da poter essere quel link per poter legare il team in un’unica entità.
Il coordinator è colui che sul campo risponde o cerca più di tutti di trovare soluzioni a problemi che nascono per ragioni diverse ed è colui che definisce degli asset di lavoro e aiuta il manager in una corretta e pratica compilazione di un BEP (Bim Execution Plan – documento contrattuale che definisce l’insieme delle regole in materia Bim) o comunque di un documento contrattuale di riferimento. In poche parole un ponte su cui fare affidamento.

Come opera quotidianamente con quali strumenti e con quali obbiettivi?
Nella quotidianità mi occupo di diverse tipologie di attività, questo in virtù del fatto che l’azienda per cui opero è di base una società che fornisce servizi di formazione e affiancamento ai progetti, le attività quindi spaziano da settori prettamente tecnici a quelli più gestionali, di coordinamento. In fase iniziale mi occupo della redazione di OGI (o Bep- pre contract, Offerta per la gestione Informativa) e PGI (o Bep Piano di Gestione Informativa) a seconda delle varie “fasi”, nonché dell’organizzazione dei team di lavoro e dei vari asset con cui è meglio operare.
Visto il ruolo, un particolare aspetto che è di mia responsabilità è la qualità dei modelli BIM (QA e QC) a partire dalle scelte strategiche pattuite e contrattualizzate. Per validare questi processi i software utilizzati sono su piattaforma Autodesk quindi oltre a Revit per la modellazione, viene utilizzato Dynamo per l’automatizzazione dei processi, Navisworks per la gestione interferenze e lo sviluppo del 4D e infine i vari software o applicazione per la condivisione dei dati (BIM 360 , TRELLO, SLACK, HARVEST).
Come BIM Coordinator è fondamentale verificare che ogni studio segua il flusso correttamente scelto, individui i problemi per trovare soluzioni rapide ed efficaci. Per far sì che questo sia possibile, mi dedico ogni giorno a mantenere fluida la rete di comunicazione tra gli stakeholder. I software sono uno strumento indispensabile ma non completo se non si ha la giusta chiave di lettura. La conoscenza delle norme, le strategie adottate e la comunicazione di queste ultime sono strumenti indispensabili per lavorare in modo ottimale. L’obiettivo è semplificare aspetti e concetti che per certi versi possono essere non facilmente comprensibili.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM della vostra azienda?
Essendo una società di servizi che fa consulenza e management, l’attività BIM è sempre presente in maniera completa e preponderante. Come detto in precedenza oltre ai software descritti, si utilizzano strumenti per la gestione delle nuvole di punti come Recap, Cloude-Compare, Scene o nel caso di progetti infrastrutturali ci interfacciamo con Civil 3d e siamo in continuo esperimento con “nuovi” prodotti con Infraworks o altro.
La nostra azienda esula un po’ da quelle classiche dove le strutture gerarchiche sono molto “cementificate” ma emerge il concetto di “Liquid Team” ovvero un modo diverso di concepire il Team, non un gruppo di lavoro rigido ma fluido, elastico, capace di adattarsi a diverse situazioni in tempi veloci e producendo soluzioni efficaci. Il concetto nasce dalla perfetta intercambiabilità tra le parti, in cui la cooperazione rende più efficace il singolo e il Team stesso.

Mi può parlare di qualche suo progetto realizzato con metodologia BIM?
Uno dei progetti principali è sicuramente la Manifattura Tabacchi a Firenze dove insieme all’Ing. Umberto Piezzo mi occupo del Management della struttura BIM.  Il complesso di 90000 mq composto da 16 edifici prevede una riqualificazione dell’area attraverso interventi di ristrutturazione e restauro. L’intera area è stata inizialmente digitalizzata attraverso un processo di scansione con utilizzo di LaserScanner in modo da avere una nuvola di punti come base per la modellazione BIM dello stato esistente e mettere a disposizione tale risultato per una prima fase di concept attraverso un beauty contest fino alla cantierizzazione.
In questo momento i vari edifici attraversano una fase progettuale diversa e diversificata ma, grazie anche, alla metodologia BIM si possono fare considerazione interessanti su molti aspetti e visionare un insieme di tematiche in tempo reale con ottimi risultati.
Un altro progetto molto caro è il TSH Belfiore sempre situato in zona a Firenze. Uno Studentato sviluppato in collaborazione con lo studio Executive-Energy di Firenze e Open Project di Bologna in particolare sotto la parte impiantistica MEP cominciato da una fase preliminare e attualmente in fase Esecutiva. Il The Student Hotel nasce ad Amesterdam per volontà dell’imprenditore scozzese Charlie MacGregor per esigenze studentesche. All’interno aree di co-living e co-working in perfetto stile nord Europeo, si uniscono per dare forma ad innovativi spazi e modi di concepire l’ambiente rafforzati dal fatto di uno stile a vista degli impianti in modo da apprezzare in particolar modo la qualità progettuale anche di quest’ultima disciplina. Le città disponibili in cui poter usufruire di tale struttura sono Amsterdam; Rotterdam, Eindohoven nonché Firenze e Bologna.
Uno degli ultimi progetti a cui abbiamo partecipato è stato lo sviluppo della nuova sede dell’I.R.C.C.S I.O Galeazzi, ovvero l’impianto ospedaliero che sta sorgendo in area ex Expo Milano. Il progetto sviluppato dallo studio Binini Partners srl, in particolare il nostro intervento si è focalizzato sulla collaborazione per lo sviluppo di un modello BIM impiantistico.
È stato effettuato un importante lavoro a monte di organizzazione dei file, basti pensare alle numerose sotto-discipline sul quale abbiamo dovuto confrontarci e intervenire: Gas Medicali, Scarichi , Post- Riscaldamento , Elettrico , Illuminazione, Antincendio ,Termico,Centrali che sono state ripartire e distribuite sui vari livelli per un totale di ca 50 file che sono stati gestiti attraverso ulteriori file di coordinamento con file IFC ( Industry Foundation Classes – Formato aperto di interscambio)  per coordinare software di diversa estrazione.
Il modello rispecchia standard di codifica per le istanze e le categorie che definiscono i diversi modelli (Arc,Str,Mep) e l’intero flusso è stato supportato da software di comunicazione e spazio condivisione dati in modo da rendere facilmente visibili le varie modifiche.

Chi sono i professionisti che ritiene l’abbiano aiutata nel suo percorso professionale?
Come detto in precedenza tutto questo percorso e approccio al BIM è iniziato grazie all’esperienza Masterkeen e grazie all’attivazione da parti di Neri Lorenzetto Bologna CEO della 2dto6d. Mi sento però in dovere di ringraziare altre figure che hanno giocato un ruolo fondamentale, prima di tutto l’intero team 2dto6d poiché tutti condividono lo stesso spirito di interesse di sacrificio e il particolar modo il concetto di squadra, elemento per me fondamentale. In particolare modo L’ing Umberto Piezzo amico prima che collega con cui si sono passate notti a studiare processi e strategie per poter trovare soluzioni brillanti e quindi motivo di confronto e di assoluto rispetto reciproco. In ultimo vorrei ringraziare Alessandro Mazzoleni, una persona a me cara che in un modo o nell’altro ha profondamente rivoluzionato il mio modo di pensare e approcciarmi.
Il mio arricchimento professionale e umano nasce da tutte le persone con cui mi sono interfacciato e per questo le ringrazio.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Stiamo assistendo ad una trasformazione del mondo edilizio in linea generale e una trasformazione cosi “massiva” richiede dei tempi più lunghi e per certi aspetti anche un cambiamento culturale o comunque uno sforzo maggiore nel concepire il processo edilizio in altre forme. La pubblicazione del Decreto Baratono ha sicuramente dato una scossa all’interno del settore, ma senza una reale e sostanziale consapevolezza negli attori che la definisco. Siamo in una fase esplosiva in cui il BIM sta avendo una crescita esponenziale (purtroppo incontrollata) e questo provoca anche delle situazioni parallele in cui l’intero operato viene poi banalizzato o non compreso correttamente.
Nonostante questo, una delle possibili attività che si potranno sviluppare in futuro è quello del Facility Management nonché lo sviluppo in modo più puntuale del 6D e 7D sebbene attualmente ancora sia in fase embrionale.
Sicuramente disinnescare le differenze che ci sono tra la parte teorica e la parte pratica è una delle prime cose da fare e credo che per poter fare un ulteriore passo in avanti, per sfruttare appieno le potenzialità e il vantaggio di queste tecniche innovative è necessario che all’interno delle stazioni appaltanti ci sia la volontà di innovare e allinearsi a questi processi.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.