Nuova sede dipartimento Dagri dell’Università degli Studi di Firenze

La nuova sede del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI) e della Scuola di Agraria, che sorgerà presso il Polo Scientifico – Tecnologico di Sesto Fiorentino (FI), costituisce un esempio di progettazione integrata, in cui le complessità del programma esigenziale e tecnologico vengono messe a sistema tramite le potenzialità strumentali e metodologiche dell’approccio BIM.
L’intervento è stato commissionato dall’Università degli Studi di Firenze (UNIFI), che ha contribuito alla promozione finanziaria e ha effettuato un importante sforzo economico, volto a far crescere e valorizzare cultura e innovazione. Il progetto è stato affidato dall’ateneo fiorentino al Consorzio Energia Toscana (CET), che si è avvalso del design team guidato da ATIproject per la redazione del progetto definitivo.
La progettazione definitiva è stata svolta con la massima ottimizzazione dei tempi di progettazione, sviluppando il progetto in ambiente BIM e in conformità con il Protocollo LEED al livello Platinum.

Il progetto architettonico
Il progetto è stato sviluppato sulla base della progettazione di fattibilità tecnica ed economica redatta dal Laboratorio Sperimentale dell’Università, che ha definito l’impianto urbanistico, funzionale e formale dell’opera e la logica di collegamento. La scelta fondamentale nell’articolazione del progetto è stata quella di definire un sistema a padiglioni indipendenti raccordati fra loro da un grande sistema di collegamenti. Tale scelta ha permesso di rispondere a pieno alle esigenze funzionali dell’intervento, ovvero di creare al contempo la possibilità di funzionamento sia sinergico che autonomo degli ambienti dedicati alla didattica, alla ricerca ed agli uffici.
Infatti, i padiglioni dedicati alle diverse funzioni si presentano come volumi compatti, fra loro indipendenti per garantire la migliore gestione dei flussi, nonché il funzionamento dell’intera macchina architettonica.
La comunicazione fra i vari padiglioni avviene tramite rampe in quota e scalinate che, nel risolvere l’orografia del sito, descrivono l’insieme degli spazi aperti, occasione di incontro per docenti e studenti, ed elementi di collegamento ecologico e funzionale con il paesaggio circostante.
Il progetto definitivo ha approfondito ulteriormente gli aspetti definiti nella fase di PFTE, ponendo una particolare attenzione alle tematiche legate alla sostenibilità, all’efficientamento energetico, e alla riduzione dell’impatto ambientale dell’intervento, in conformità con il Protocollo LEED a livello Platinum. L’adozione di soluzioni tecnologiche innovative rappresenta un livello aggiunto in tema di sostenibilità e immagine architettonica, definendo un plus valore in termini energetici e di qualità ambientale.

Le sfide del progetto DAGRI: i tempi
Una delle più grandi sfide del progetto definitivo è stata quella del tempo: la richiesta era quella di sviluppare un intero progetto in fase definitiva in soli 40 giorni. Per permettere quindi alle molteplici persone di team disciplinari differenti e dislocate in città diverse di lavorare in modo coordinato e integrato, si è dovuto strutturare un sistema di lavoro collaborativo condiviso con strumenti che permettessero un agile e veloce coordinamento quotidiano, come spiega l’Ing. Luca Serri, CEO dello studio ATIproject.
In primis si è dovuto organizzare un metodo efficace di condivisione e lavoro dei modelli informativi, strutturando con ferree regole e linee guida di utilizzo le procedure e i workflow di lavoro suddivisi per team disciplinari (ARC, STRU, MEC, ELE etc.) coadiuvate da un SAL di modellazione condiviso. La scomposizione tecnologica funzionale spaziale del progetto, suddivisa in 10 edifici principali interconnessi da un grande connettivo orizzontale sopraelevato, è stata la base della strutturazione dei modelli informativi interconnessa coerentemente alla struttura dell’ACDat del progetto strutturato secondo Standard Normativi vigenti”.
Per la modellazione principale degli elementi tecnologici è stato scelto lo strumento principale di BIM Authoring Autodesk Revit, mentre come HUB di condivisione per l’ACDat si è scelta la piattaforma Autodesk BIM360 Design.

Lo sviluppo del progetto in BIM
Dato il grande numero di attori coinvolti nel processo progettuale con competenze ed esigenze diversificate e il pochissimo tempo di sviluppo a disposizione, la metodologia di approccio impostata su tutto il lavoro è stata quella di frazionare ed articolare a monte tutte le attività da svolgere con regole di nomenclatura univoche comuni, che hanno permesso di ottenere i risultati attesi in maniera efficace” spiega l’Ing. Luca Serri.
Questo è stato possibile attraverso la creazione di più di 90 modelli centrali in formato RVT, caricati in worksharing sull’HUB BIM360 Design. Ogni edificio è stato assegnato a un singolo file RVT per disciplina e ha permesso di creare dei sotto team interni di lavoro che seguissero la modellazione e il proseguo della progettazione senza accavallare il lavoro su pochi file, ma permettendo così sincronizzazioni e tempi di modellazioni veloci e snelle.
Dato il grande numero di file da creare e una strutturazione dei linkaggi dei file RVT non scontata, si è creato una modalità automatizzata per la fase preliminare di CCL Creazione-Caricamento-Linkaggio. Partendo da un file Master Generale, contente tutto il sito di progetto e delle master grids d’inserimento, sono stati creati 12 siti condivisi georeferenziati applicati a un numero corrispondenti file RVT di default generati da file Template preposti per disciplina.
Attraverso un foglio di calcolo condiviso contenente la corretta denominazione dei file e algoritmi in programmazione visuale, è stato possibile così processare in maniera automatizzata la fase preliminare di CCL e conseguentemente la creazione di workset specifici per ogni file linkato stabiliti secondo le specifiche condivise all’interno del pGI di progetto. “All’atto pratico, in due giorni di lavoro è stato preparato tutto l’hub e i file di progetto collegati e tutti i team di disciplina sono potuti partire correttamente e simultaneamente a modellare e sviluppare il progetto senza intoppi e ritardi”.
Attraverso un metodico sistema di settaggio, si è creato un processo di estrazione quantità per la creazione del computo metrico estimativo, che permettesse un veloce aggiornamento e un diretto collegamento alle voci e descrizioni dei Listini dei prezzi dei materiali e delle opere edili validi per il progetto da sviluppare.
Gli strumenti informativi principali utilizzati per questa attività sono stati diRoots SheetLink, Autodesk Dynamo, Autodesk Revit e Microsoft Excel.
Inoltre, al fine di garantire conformità degli Standard progettuali, per verificare che la restituzione delle informazioni contenute all’interno dei modelli informativi fossero coerenti con le richieste di codifica ed estrapolazione dati legate alle relative quantità, è stato strutturato un processo visuale di validazione e controllo.
Nello specifico famiglie, TypeName e KeyNote contenuti negli oggetti modellati sono stati monitorati durante l’intero sviluppo progettuale per permettere in maniera snella di tracciare le modifiche di modellazione e la coerenza delle informazioni contenute negli oggetti, verificando velocemente le incongruenze attraverso report visuali interattivi.
Gli strumenti informativi principali utilizzati per questa attività sono stati diRoots SheetLink, Autodesk Revit e Microsoft PowerBi, Excel (Query e DAX).

Il BIM per la sostenibilità
In termini di sostenibilità, la progettazione BIM è stata effettuata secondo specifici standard di modellazione consolidati nel tempo dall’esperienza e dalla pratica costruttiva. Questo approccio, approfondito fin dalle prime fasi, consente di evidenziare criticità legate a eventuali ponti termici nell’involucro oltre che guidare verso soluzioni tecniche sostenibili e compatibili con il sistema costruttivo scelto e per la funzione a cui è destinato l’edificio. “Scelte mirate e appropriate, supportate da una progettazione BIM coerente dal punto di vista geometrico ed informativo, si riflettono positivamente sul binomio progetto-edificio, sia a livello realizzativo che nella gestione operativa” conclude l’Ing. Luca Serri.

Il progetto in breve
Nuova sede del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI) e della Scuola di Agraria dell’Università di Firenze
Tipologia: edilizia scolastica
Luogo: Sesto Fiorentino (FI)
Committenza: Università degli Studi di Firenze (UNIFI) – Consorzio Energia Toscana (CET)
Progetto di fattibilità tecnica ed economica: Laboratorio Sperimentale di Ateneo – UNIFI
Figure istituzionali coinvolte: Magnifico Rettore prof. Luigi Dei; Prorettore con Delega alla Valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’Ateneo e programmazione dello sviluppo edilizio – prof. Andrea Cardone; Dirigente Area Edilizia – Arch. Francesco Napolitano; Responsabile del Procedimento – ing. Marco Quarta
Sviluppo del progetto definitivo in ambiente BIM: ATIproject – Tekne spa
Dimensioni: 43.000 m2
Anno: 2020
Importo lavori: 80 milioni di euro

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, lavora da molti anni nell’editoria B2B per la stampa tecnica e specializzata. Ha scritto a lungo di tecnologia, business e innovazione. Oggi orienta la sua professione nel campo delle tecnologie applicate alla progettazione architettonica e all’imprenditoria delle costruzioni.