Piero Petrucco I.C.O.P: non implementare il BIM è antistorico

Il settore delle infrastrutture per i trasporti è in rapida evoluzione. I progetti diventano sempre più complessi e richiedono processi sempre più coordinati ed efficienti. Il BIM in questo ambito consente di operare nelle fasi di pianificazione, progettazione, realizzazione e gestione delle infrastrutture con un approccio più integrato. Per approfondire meglio quali sono i passaggi che un’azienda deve affrontare oggi per l’implementazione del BIM in ambito infrastrutturale abbiamo intervistato Piero Petrucco, Amministratore Delegato della I.CO.P. S.p.A., che proprio in questi giorni è stato nominato Presidente della Consulta nazionale delle specializzazioni dell’ANCE.

Quali convinzioni vi hanno spinto a implementare il BIM?
La nostra azienda è sempre stata storicamente molto attenta alle nuove tecnologie per l’ottimizzazione dei processi e abbiamo quindi studiato a lungo l’approccio BIM e la sua applicazione in ambito infrastrutturale, la cui implementazione è strettamente connessa alla gestione aziendale. Il primo scoglio che abbiamo dovuto superare è stata la scelta del software e della tecnologia perché se è vero che a oggi la maggior parte dei software sono dichiarati interoperabili in realtà ci sono ancora molti problemi nella condivisione dei dati e nella possibile perdita di questi durante gli scambi. Nel nostro mercato di riferimento è prevalentemente Tekla Structures il software più utilizzato e la nostra scelta è stata quindi dettata da questo fattore. L’aspetto più delicato ha riguardato la formazione del personale e i cambiamenti che si sono resi necessari relativamente alle procedure tecniche. Il valore del BIM, del resto, è proprio nella capacità integrata di saper partecipare al funzionamento del modello, ciascuno con le sue competenze, a cui si accompagna un’organizzazione di tipo nuovo, che richiede approcci e mentalità diverse da quelle a cui la maggioranza dei collaboratori delle imprese sono abituati.

Quali sono state le maggiori resistente che avete dovuto superare internamente?
Devo dire che queste trasformazioni nella nostra azienda sono state viste con grande entusiasmo; certo, abbiamo dovuto tutti cambiare il nostro approccio lavorativo, ma con ottime soddisfazioni in ogni ambito di impiego. Ai nostri senior abbiamo affiancato figure giovani per riuscire a bilanciare l’elevata competenza tecnologica di questi ultimi con l’esperienza pratica dei primi.

Per lo sviluppo del nostro “progetto BIM” nel suo complesso l’anno scorso abbiamo assunto una risorsa giovane dedicata, l’ingegnere Paola Fontanelli, che aveva avuto modo di fare esperienze in BIM negli Stati Uniti e che si sta dimostrando fondamentale nello sviluppo dello stesso. Recentemente abbiamo attivato anche una collaborazione con il Politecnico di Torino e con la Professoressa Anna Osello nell’ambito dell’InfraBIM.

Quali sono stati i progetti che hanno segnato il vostro processo di implementazione del BIM?
Abbiamo messo a punto i nostri processi in un progetto di notevoli dimensioni: la piattaforma logistica di Trieste che rappresenta il primo progetto che ICOP ha gestito internamente ricorrendo al BIM. L’utilizzo di questa metodologia ci ha permesso la definizione di dettagli costruttivi complessi e la gestione di flussi altrimenti particolarmente onerosi. In questo progetto è stato intrapreso un percorso che prevede l’integrazione del modello BIM con i dati di produzione di cantiere forniti dalle macchine dell’industria 4.0 e quelli ottenuti tramite i moduli di qualità compilati all’interno di un portale online dedicato, nell’ottica di monitorare i livelli di rispondenza agli obiettivi qualitativi relativamente a tutte le fasi del costruito, favorendo così la corretta realizzazione dell’opera e la sua manutenzione.
Da questa raccolta intelligente digitale dei dati che si possono collegare al disegno iniziale stiamo costruendo un “as built” mano a mano che procediamo con la realizzazione delle opere. Questo approccio lo abbiamo sviluppato sulla metropolitana di Napoli, per il The Cityringen Metro Project a Copenhagen in Danimarca e nel progetto delle fondazioni del nuovo magazzino automatico in Barilla. Stiamo cercando di portare avanti un progetto integrato complesso e sicuramente per arrivare al punto di arrivo che vogliamo raggiungere ci vorranno almeno ancora un paio di anni.

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo del BIM?
Un aspetto importante in termini di organizzazione del lavoro in fase di progettazione riguarda la standardizzazione della produzione delle tavole. Sul fronte della gestione, il BIM consente una razionalizzazione della computazione analitica collegata alle diverse fasi di costruzione, in particolare per quanto riguarda l’esportazione delle distinte.
Considerando la natura della nostra azienda, uno dei vantaggi maggiori che abbiamo riscontrato nel corso del progetto della piattaforma è legato alla interazione ufficio tecnico cantiere; lo sviluppo dell’utilizzo di applicazioni dedicate (Trimble Connect) per la visualizzazione e scambio informazioni, operato dal nostro ufficio tecnico, ha dato un contributo molto rilevante in fase costruttivi contribuendo a risolvere in maniera molto efficiente diversi problemi operativi, quali ad esempio quelli connessi alle interferenze.

Cosa ne pensa dello sviluppo del BIM in Italia?
Credo che il problema più grande nel vero sviluppo del BIM nel nostro Paese sia dato dal livello culturale insufficiente delle nostre imprese. Il nostro ambiente non è culturalmente aperto all’innovazione, di cui digitalizzazione è parte, e più in generale all’introduzione di criteri industriali nel nostro ambito. Questa è una grande opportunità per tutta la filiera e chi non se ne rende conto vuole portare avanti un discorso totalmente antistorico. Quello che sicuramente bisogna sottolineare è anche un problema dimensionale delle imprese italiane. Il nostro sistema è fatto di aziende molto piccole e il BIM richiede degli investimenti sia tecnologici che a livello di formazione del personale. In un tessuto economico come il nostro l’implementazione del BIM diventa molto più difficile e più faticosa.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.