Il BIM negli appalti pubblici: a che punto siamo

Il percorso è avviato, ma sul cammino del BIM “pubblico” in Italia le criticità non mancano. A un anno dall’entrata in vigore del nuovo Codice appalti il percorso di adozione della metodologia – considerata oramai uno standard a livello internazionale – si sta dimostrando infatti più complesso del previsto.
Se da un lato l’articolo 23 (comma 13) ha introdotto per la prima volta l’uso dei metodi e strumenti elettronici (quali il BIM per l’appunto) negli appalti pubblici, conferendo alle stazioni appaltanti la facoltà di richiedere l’adozione del BIM per le nuove opere e per interventi di recupero, in maniera prioritaria per gli interventi considerati più complessi (quelli oltre i 15 milioni di euro, di particolare difficoltà di esecuzione o in cui sia previsto l’uso di materiali e componenti innovativi), dall’altro bisogna fare i conti con le difficoltà, da parte delle pubbliche amministrazioni, di aggiornare procedure e processi nonché con il nodo dell’interoperabilità delle piattaforme (non ancora garantita) e da ultimo, ma è questione altrettanto cruciale, con la mancanza di adeguate competenze.
Formazione, standardizzazione e sperimentazione le tre parole chiave di un percorso che – a detta dei principali stakeholder del mercato delle costruzioni, pubblici e privati – necessita di un’introduzione progressiva, pena il rischio di un vero e proprio caos.
Per verificare l’efficienza del sistema servono progetti pilota su cui effettuare un adeguato benchmarking”, sottolinea Pietro Baratono, presidente della Commissione ministeriale Digitalizzazione appalti pubblici. “Inoltre serve un piano di formazione adeguato che coinvolga progettisti e stazioni appaltanti ma anche università, istituti tecnici e imprese. E bisogna poi procedere sul piano della standardizzazione”, ha evidenziato Baratono indicando a tal proposito la definizione delle linee guida da parte dell’Eu BIM Task Force nonché il completamento delle norme nazionali, in particolare la norma Uni 11337.
La questione delle competenze è considerata dirimente soprattutto nella fase di appalto: “Le Commissioni di gara” – sottolinea Baratono – “dovranno fare valutazioni comparative con l’aiuto di metodi e strumenti elettronici. Bisogna considerare questo aspetto nella scelta dei commissari”. Le stazioni appaltanti dovranno dunque dotarsi di “capacità digitali”. E fra le criticità si evidenzia anche quella che riguarda la separazione fra la fase di progettazione e quella esecutiva. “In gara” – ha spiegato Baratono – “va solo l’esecutivo ma il BIM integra progettazione, costruzione e manutenzione“. Dunque serve un “esecutivo integrato”? Insomma, di carne sul fuoco ce n’è molta. Nel frattempo alcune pubbliche amministrazioni si sono mosse e in Italia si contano già alcune best practice: fra le sperimentazioni ultimate e in corso c’è il progetto pilota della palazzina alloggi presso la Caserma dei Carabinieri Lancieri di Montebello di Milano e, sempre nel capoluogo lombardo, il progetto del laboratorio Raee nel carcere cittadino. Due casi a Pavia: Palazzo di Giustizia e Certosa. Già stilato inoltre un programma provvisorio di opere da appaltare con il BIM: nell’elenco ci sono il Ponte della Navetta a Parma, la Caserma dei Carabinieri di Flero (Bs), il Comando del Corpo Forestale a Milano, il Carcere di Brescia e la progettazione di Villa Strozzi a Mantova.
Nel frattempo procede la redazione della norma Uni 11337, che ha per oggetto la “gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni”. La norma è suddivisa in otto parti, e al momento sono quattro le parti licenziate in applicazione dell’art. 23 (comma 13) del nuovo Codice dei contratti: la parte 1 che riguarda modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti e processi; la parte 4 dedicata all’evoluzione e allo sviluppo informativo di modelli, elaborati ed oggetti; la parte 5 sui flussi informativi nei processi digitalizzati; la parte 6 ossia le linee guida per la redazione del capitolato informativo.
La parte 3 riguarda i modelli di raccolta, organizzazione e archiviazione dell’informazione tecnica per i prodotti da costruzione (schede informative digitali), ed è collegata alla parte 2 che punta proprio a definire nello specifico i criteri di denominazione e classificazione dei prodotti nonché di modelli e processi.
È considerata altamente “strategica” la parte 7, che riguarda i requisiti di conoscenza, abilità e competenza per le figure coinvolte nella gestione digitale dei processi informativi. In cantiere anche la parte 8, che sarà dedicata ai processi integrati di gestione delle informazioni e delle decisioni. Il completamento della norma è previsto entro l’anno.

Giornalista professionista della redazione di BIMportale, specializzato nel settore delle costruzioni, si occupa dai primi anni ’90 di tecnologie applicate alla progettazione e al cantiere. Ha all’attivo numerose pubblicazioni e collaborazioni con le principali testate di settore relative a tecniche costruttive, progettazione 3D, organizzazione e gestione dei processi di cantiere.