BIM People – Fabrizio Bonatti: disegnare con i numeri

Architetto, ma anche grande appassionato di matematica Fabrizio Bonatti, ha cercato fin dall’università di trovare punti di contatto tra le due discipline. Approfondendo la programmazione informatica ha scoperto un mezzo come ci racconta: “Per disegnare forme con le formule. La modellazione parametrica 3D è diventato il mio strumento principale di progettazione. Inizialmente l’unico metodo per approcciare la progettazione dal punto di vista parametrico era quello di usare linguaggi di scripting.
Dopo la laurea ho iniziato a tenere moduli di script-language all’interno del corso di matematica della facoltà di Architettura di Roma Tre. Insieme al gruppo di ricerca “Formulas” abbiamo partecipato a diverse mostre ed eventi per la divulgazione della matematica come strumento di modellazione. L’architettura parametrica passava attraverso l’uso di nuovi strumenti informatici usati come nuovi compassi”.

Dopo l’esperienza come responsabile della gestione informatica in qualità, dell’automatizzazione delle procedure e della modellazione 3D per l’ottimizzazione geometrica per Insula architettura e per King Roselli Architetti, nel 2011 è approdato nello studio Mario Cucinella Architects (MCA) dove oggi è BIM Coordinator. Con gli architetti Giulia Pentella e Fabrizio Mezzalana ha fondato il gruppo SUMs architects utilizzando gli strumenti più avanzati di modellazione 3d per progettare in maniera sostenibile ed inclusiva. “Le conoscenze informatiche acquisite – spiega- e l’abitudine alla modellazione tridimensionale hanno facilitato molto l’approccio al metodo BIM, tenendo presente che la modellazione algoritmica è, in effetti, anche informazione oltre che modellazione parametrica. Da lì il passo non era poi così lungo”.

Qual è la sua visione sul BIM e che approccio deve avere chi fa la sua professione?
La mia è una generazione che ha vissuto tempi in cui si vietava l’uso del computer per gli esami di progettazione perché “altrimenti i disegni non li fai tu ma li fa il computer”. Sembrano tempi lontani ora ma ritagliarsi all’epoca questa capacità significava entrare in una nicchia che avrebbe potuto spalancare diverse porte. Una delle caratteristiche principali deve sicuramente essere quella di cercare di prevedere, per quanto possibile, la direzione verso il quale si può andare. Non bisogna mai soffermarsi su quelle che sono le possibilità oggi, ma immaginare cosa può succedere domani. Per questo non penso al BIM come il futuro. Dobbiamo pensare che è già il presente altrimenti si rimane indietro per il mercato. Quello che poi serve sempre secondo me è scontrarsi con i problemi reali sul campo. La divulgazione è certamente importante, ma parlare di BIM con una persona che lo ha usato davvero come strumento per progetti di una certa complessità e parlarne con qualcuno che conosce tutto del software, ma non ha mai fatto il progettista, sono due cose molto diverse. L’esperienza da progettista è naturalmente fondamentale se bisogna “costruire” in maniera virtuale un intero edificio. Ci vuole un giusto mix di esperienza progettuale, conoscenza informatica e capacità di coordinamento.

Come potrebbe descrivere la sua filosofia progettuale?
Io credo che dobbiamo sempre tenere al centro il progetto. Il BIM è un metodo e non un fine. I limiti degli strumenti (che sempre ci sono) non possono e non devono naturalmente influenzare lo sviluppo progettuale. Uno dei nostri compiti è quindi anche quello di capire come ovviare a certi limiti per ottenere il risultato.
Quello che per me conta è progettare e costruire spazi sostenibili e inclusivi, con l’obiettivo di mettere al centro le persone che ne usufruiranno. Quando devo immaginare di progettare una forma la immagino con un sistema di regole, degli algoritmi che prendano spunto da dati ambientali, normativi, strutturali o altro (parametri) per generare possibili soluzioni a problemi reali (efficienza termica di un involucro, maggiore accessibilità di uno spazio, ingegnerizzazione di una geometria complessa, ecc). Da qui scaturiscono le forme e le geometrie che vengono già dalle primissime fasi gestite tridimensionalmente.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM nel vostro studio?
Il BIM viene spesso identificato come un binario parallelo alla progettazione classica. Per noi non è così. Non ci deve e non ci può essere uno scollamento tra progettisti e specialisti BIM. Quando si modella, si progetta allo stesso tempo. Entriamo nell’ottica di dover costruire un cantiere virtuale. Ogni decisione presa sul modello va soppesata e quindi ci vuole coordinamento tra le varie figure nel team. È fondamentale stabilire un sistema di regole all’interno delle quali muoversi e dove ciascuno ha un compito e un ruolo preciso. Detto questo però, non bisogna rinunciare alla nostra creatività da architetti. Una cosa non esclude l’altra. L’essere rigidi sugli aspetti di gestione del modello può convivere con la creatività progettuale esattamente come il nostro emisfero destro del cervello convive con l’emisfero sinistro. L’opportunità di avere un modello completo dell’edificio ci permette poi di utilizzarlo come strumento di verifica progettuale. Utilizziamo ad esempio anche La Realtà Virtuale in real time per capire meglio le proporzioni di certe geometrie o la conformazione di un dato ambiente.
Altro aspetto importante è quello dell’interoperabilità. Il modello deve interagire con programmi di analisi energetiche, di renderizzazione, di modellazione parametrica. Abbiamo ad esempio lavorato spesso sull’interazione tra Revit e Grasshopper per la gestione di geometrie molto complesse.
Bisogna poi cercare di tenersi aggiornati. Per questo MCA mi ha chiesto di mettere in pista dei corsi di formazione per i propri collaboratori. Grazie a questi corsi e all’arrivo di nuove risorse già formate, l’ufficio ha incrementato notevolmente il numero di persone capaci di modellare con sistemi BIM (passando in 2 anni da 5 a più di 40).

Mi può fare qualche esempio di progetto realizzato con metodologia BIM?
Uno dei progetti sul quale l’uso dell’interoperabilità tra Revit e Grasshopper è stato importante è ad esempio quello della Torre Unipol di Milano per lo studio MCA.
Le geometrie principali della facciata esterna sono state gestite tramite un algoritmo a diagramma di flusso all’interno di Grasshopper. Da qui abbiamo ricavato le masse principali delle specchiature vetrate e gli unifilari dei montanti che le sorreggono.
Dal codice vengono generati attraverso dei plugin aggiuntivi di file di testo contenenti le informazioni geometriche e spaziali per posizionare gli elementi all’interno del modello Revit. Sempre all’interno del codice viene specificata la famiglia e il tipo di elemento Revit che dovrà essere disegnato sulla base dell’unifilare. Importando i dati del file di testo nel modello Revit, l’algoritmo genera gli elementi in modo che siano oggetti e famiglie Revit modificabili, invece che semplici masse. Abbiamo usato principi simili per generare controsoffitti diversi da piano a piano partendo da un’unica famiglia adattiva.
In questo momento all’interno di MCA sto invece seguendo il progetto BIM per la realizzazione di due torri multifunzionali nel quartiere Viertel Zwei di Vienna.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.