Matteo Gobbi: una maggiore spinta verso il BIM deve venire dalla committenza

Una passione per il mondo dell’informatica ha portato Matteo Gobbi, quando ancora non si parlava di BIM, a capire l’importanza dei software di authoring e a studiare software di modellazione come Grasshopper e Rhinoceros. Seguendo questa inclinazione dopo la laurea in architettura conseguita all’Università La Sapienza di Roma ha deciso di frequentare la prima edizione del Master BIM Manager di Scuola F.lli Pesenti del Politecnico di Milano. Oggi è BIM Manager di Ariatta Ingegneria dei Sistemi s.r.l.

Qualmedia itemi sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Devo dire che ci sono diverse figure con ruoli differenti che possono essere definiti BIM Manager, nel mio caso si tratta della gestione di un gruppo di ricerca e sviluppo che sta portando avanti la definizione delle procedure necessarie per lo sviluppo di una commessa in BIM. Siamo un team di 6,7 persone che si occupano di analizzare le specifiche progettuali per l’approccio al progetto in chiave BIM oriented, studiamo come creare automatismi lavorativi che possano diventare anche grosso vantaggio competitivo. Il primo passo è la produzione di una libreria di contenuti e famiglie semplificando l’iter progettuale e di computo. Devo dire che per specifiche commesse assumo spesso anche il ruolo di BIM Coordinator e guido il processo di modellazione di un progetto.

Quali sono i progetti che all’interno della sua azienda sono stati particolarmente importanti per il processo di implementazione del BIM?
Sicuramente il lavoro che ci ha fatto crescere in questo senso è stato il progetto costruttivo di 6 stazioni della Linea rossa della Metropolitana di Doha, e relativo As-Built digitalizzato. Lavoro realizzato per la Joint-Venture italiana “TCS JV” (Termigas S.p.A., Cem, Sitie), in collaborazione con la società di ingegneria MPartner, che ha visto la necessità di un grande lavoro di coordinamento tra numerose figure professionali. media itemUn team locale a Doha gestiva le operazioni quotidiane sul posto, coordinando potenziali variazioni con i team di progettazione e modellazione a Milano e Bergamo.
Un altro progetto per noi importante è Gioia 22, il nuovo grattacielo direzionale situato nella zona Porta Nuova a Milano tutto gestito interamente in BIM. Con la stessa committenza lavoreremo anche all’edificio Gioia 20 nell’area occupata dal parcheggio di Via Melchiorre Gioia angolo via Pirelli, acquistato da COIMA per realizzare due edifici di nuova generazione. Un altro progetto molto interessante è la ristrutturazione di 5 edifici esistenti in via Antegnati sempre a Milano. ll complesso immobiliare oggetto di intervento è situato nella periferia Sud di Milano, nel quartiere Vigentino. Gli immobili erano completamente abbandonati e abusivamente occupati e il progetto gestito da InvestiRE SGR prevede la rifunzionalizzazione dei cinque edifici al fine di realizzare circa 500 alloggi destinati a residenza convenzionata agevolata in vendita e locazione.

Quali sono i vantaggi dell’applicazione del BIM che riscontrate maggiormente?
Sicuramente il pieno controllo dei processi e la possibilità di una gestione coordinata del progetto. Riusciamo a sviluppare i progetti ad un livello impensabile fino a ieri, con vantaggi evidenti soprattutto lato cliente, in termini di abbattimento dei rischi inerenti all’attività progettuale. Ancora però non vedo sulla progettazione quel risparmio in termini di costi e tempi che è stato stimato del 20/30%. media itemSecondo me siamo ancora molto lontani, per due motivi. Al momento le società e gli studi professionali hanno investito negli strumenti e nelle risorse per implementare questa metodologia, ma sono pochi quelli realmente strutturati. Il BIM è collaborazione, quindi le difficoltà di ciascuno studio si riflettono sugli altri. In questo senso occorre tempo. L’altro problema è più complesso: possiamo davvero pensare, che strumenti che portano in dote una progettazione più approfondita, riducano i tempi operativi nelle prime fasi?

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Negli ultimi hanno sono cresciute in maniera esponenziale le richieste di progetti da realizzare in BIM, alcune committenze illuminate si sono rese conto dell’importanza di questa metodologia soprattutto nella fase di gestione e manutenzione. C’è però ancora molto da fare, molti professionisti e studi tecnici stanno investendo sul BIM, ma credo che per una reale innovazione dei processi, che riguardi tutta la filiera delle costruzioni, la maggiore spinta debba venire dalla committenza sia essa pubblica o privata. Un cambio radicale degli strumenti e delle metodologie ha senso solo in un contesto già strutturato dove domanda e offerta si trovano allineate.
In questo senso è necessario quindi diffondere, specie nelle amministrazioni pubbliche una cultura BIM che passa prima di tutto dalla formazione delle figure preposte all’interno delle amministrazioni, anche se questo lo vedo un passaggio di trasformazione prima di tutto culturale.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.