Carlo Grossi:  strumenti e processi dedicati per un BIM su misura

L’Arch. Carlo Grossi è un BIM Manager certificato ICMQ, che da ormai diversi anni fornisce servizi di consulenza alle realtà che vogliono avvicinarsi al mondo del BIM sia per gestire singole commesse, che per implementare questa metodologia come approccio standard per la gestione dei processi di progettazione, costruzione e gestione del patrimonio immobiliare.

Come è arrivato professionalmente al mondo del BIM?Il mio percorso è stato molto lungo, segnato da diverse esperienze significative, che mi hanno permesso di comprendere appieno il significato del BIM. Negli anni ’90, quando il BIM ancora non esisteva, ho partecipato alla progettazione di importanti edifici governativi a Berlino  implementando il 3D come strumento di comunicazione del progetto tra gli stakeholder, sia a livello visuale che per evidenziare aspetti tecnici e costruttivi non facilmente rappresentabili mediante le metodologie CAD tradizionali. Nei primi anni 2000 ho approfondito il mio interesse per il tema della realtà virtuale, partecipando alle attività del  Web3D Consortium e implementando progetti VRML per Blaxxun Interactive, azienda leader nel settore, che aprì la strada a prodotti come Secondlife. Nel 2004 ho cominciato a lavorare esclusivamente in BIM, seguendo attivamente questa metodologia fino dai suoi albori. Nel 2012 ho avuto modo di implementare il BIM in tutta la sua potenza, in occasione della realizzazione di un complesso residenziale in Svizzera per conto di un fondo di Zurigo. L’utilizzo del BIM come strumento di controllo della progettazione e costruzione ha permesso di gestire con successo sia  la complessità del progetto che le numerose varianti richieste in corso d’opera, nel rispetto dei tempi e dei costi di costruzione. Questa esperienza mi ha reso evidente la la necessità di implementare processi integrati dedicati alle contingenze di un progetto specifico,  che andassero oltre una generica impronta BIM. Nel 2016 ho ritenuto essenziale ottenere la certificazione ICMQ come BIM Manager, per garantire ai miei clienti una professionalità in linea con le normative UNI. Negli ultimi tre anni ho lavorato per una SGR milanese alla realizzazione di un intervento di Social Housing di oltre 400 unità abitative: in questo progetto ho avuto la possibilità di interagire con partner operativi di alto livello, come Ariatta Engineering e D&D, società di progettazione milanese con una strutturata competenza BIM . In questi ultimi anni mi sono anche dedicato  all’integrazione dei processi BIM nella prefabbricazione in legno e acciaio.  Trovo che questo settore, nel quale il BIM non è ancora implementato se non marginalmente, possa trarne un grande beneficio, perché, trattandosi di un processo semi-industriale, per sua natura è già strutturato su procedure standardizzate, che permettono  un controllo dei costi totale, unito a tempi veramente rapidi di esecuzione, che con una progettazione integrata possono essere ulteriormente diminuiti, portando ad un’ottimizzazione del prodotto impensabile fino a pochi anni fa.

Con quali tipologie di clienti lavora principalmente?
Le principali richieste arrivano da imprese di costruzione che devono rispondere a bandi (sia pubblici che privati) che richiedono l’approccio al progetto con la metodologia BIM: accade sempre più spesso che la committenza si orienti sull’implementazione del BIM indipendentemente dal fatto che questo sia obbligatorio, come conseguenza del Decreto n. 560/2017. Riscontro anche un forte interesse nelle aree della prefabbricazione e del contract, settori già abituati ad un approccio sistemico nella gestione delle commesse.
Capita invece più raramente che le aziende mi contattino per un’integrazione strutturale del BIM nei loro processi, chiedendomi di passare da un approccio tradizionale CAD 2D ad una strutturazione procedurale BIM, basata non solo su modellazione parametrica 3D ma anche, e soprattutto, su metodologie di gestione del processo produttivo.

Con quali strumenti lavora per aiutare chi vuole implementare la metodologia BIM?
Da oltre 15 anni utilizzo Revit ed il pacchetto di prodotti Autodesk orientati al BIM, anche se ho avuto occasione di utilizzare altri software di authoring altrettanto validi come per esempio ARCHICAD. Ritengo che il BIM non sia tanto una questione di software quanto piuttosto di procedure orientate ad obiettivi precisi e specifici per ogni committente e  progetto, credo fortemente che ogni situazione particolare necessiti di strumenti specifici a seconda delle necessità contestuali della commessa e della metodologia pregressa dell’operatore. Di fatto il BIM non consiste tanto nell’applicazione di procedure standard quanto nella definizione di una metodologia client oriented che enfatizzi le potenzialità e l’expertise di ogni realtà produttiva: il mio approccio verso i clienti è fondamentalmente sartoriale.

Quali pensa siano i reali vantaggi del BIM?
Il BIM permette un preciso controllo del processo produttivo con una riduzione concreta dei costi e dei tempi, grazie alla possibilità di continue verifiche e aggiornamenti e di una maggiore comunicazione tra i diversi attori del processo progettuale. Il report 2017 del National Building Specification (NBS) evidenzia i benefici del BIM in un mercato come quello UK in cui il BIM è già in uso da alcuni anni: il 70% degli operatori nota un risparmio complessivo del 33% dei costi nell’intero ciclo di vita di un asset RE, mentre 6 aziende su 10 rilevano un una riduzione dei tempi nell’ordine del 50% dall’inizio della progettazione fino al completamento dell’opera. Quello che spesso non è molto chiaro è che non basta ingaggiare un BIM manager per ottenere questi risultati: l’efficacia del BIM in un progetto dipende dall’esistenza di una struttura operativa che in ogni fase sia in grado di aggiornare le informazioni ed  elaborare modifiche attraverso procedure e metodologie accuratamente calibrate. Ciò richiede una roadmap di implementazione strutturata, e determinate tempistiche di calibrazione del processo.

Mi può raccontare qualche progetto su cui sta lavorando?
Guardando alle richieste della mia clientela mi rendo conto che l’investimento economico necessario per una solida implementazione BIM è spesso visto come una criticità: per ovviare a questo stiamo mettendo in campo insieme a  One Team, azienda leader nella consulenza BIM, una serie di proposte che permettano alle imprese di poter accedere a bandi formativi finanziati dai Fondi Interprofessionali e dal Fondo Sociale Europeo, grazie alla partnership con Ti Con Zero Srl, ente di formazione accreditato presso la Regione Lombardia. Parallelamente sto seguendo alcune imprese attive nel settore dell’edilizia prefabbricata, per ottimizzare i processi di progettazione, lavorazione e montaggio di strutture modulari in legno e in acciaio, fino alla completa realizzazione in cantiere. Recentemente ho iniziato una cooperazione con Riva Cantù, una realtà affermata a livello internazionale nel settore del contract di interiors: in questo campo ci sono diverse prospettive di implementazione del BIM, anche attraverso la creazione di biblioteche di componenti di arredo corredate da schede informative digitali conformi ai modelli di raccolta delle informazioni tecniche definite nella norma UNI 11337.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
L’obbligo normativo introdotto dal Decreto n. 560 del 1 dicembre 2017 sul Codice Appalti ha stabilito la roadmap dell’implementazione BIM in Italia per le opere pubbliche, che per il 2025 diventerà obbligatoria per per tutte le nuove opere pubbliche, e di conseguenza sarà un standard di progettazione imprescindibile.
Credo che il nostro Paese abbia intrapreso una strada giusta, che ci porta ad essere all’avanguardia rispetto ad altre realtà europee: questo comporterà un vantaggio operativo in un mercato importante come l’edilizia, con tutte le possibilità che ne derivano. Il BIM rappresenta la rivoluzione epocale del mercato edilizio, e garantirà all’industria italiana una competitività vincente a livello internazionale. Credo però che il salto più difficile sia quello a livello culturale,  che porti davvero a comprendere l’importanza della collaborazione come premessa per una maggiore efficienza e qualità della produzione. Vedo anche una valida possibilità nella cooperazione tra professionisti, attraverso la creazione di piccoli team altamente qualificati e competitivi: il BIM è un settore pionieristico, e l’evoluzione della metodologia può avvenire soltanto attraverso uno scambio costante di idee ed informazioni.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.