Eleonora Troiani, Skanska: da BIM a “Digital Engineering”

Italiana di nascita, londinese di adozione, Eleonora Troiani è BIM Manager di Skanska UK. In questa intervista racconta a BIMportale il suo percorso professionale che, dalla laurea in Architettura presso La Sapienza di Roma, l’ha portata in Skanska, grande multinazionale del settore construction & engineering in cui l’utilizzo del BIM è consolidato.

Quale è stato il suo percorso professionale fino a diventare BIM Manager?
Dopo la laurea a ciclo unico in Architettura presso La Sapienza di Roma e la successiva abilitazione professionale, ho iniziato a lavorare nella capitale mentre presentavo domanda per il finanziamento europeo chiamato Torno Subito. Il programma prevedeva due fasi, la prima al di fuori e la seconda all’interno del Lazio, per prima arricchire le proprie conoscenze e poi reimpiegarle su territorio regionale. Non è stato difficile delineare una proposta che allo stesso tempo rispecchiasse i miei interessi e soddisfacesse il criterio di reimpiegabilità nel Lazio, proponendo la partecipazione a un Master in BIM nel Regno Unito e la collaborazione con uno studio di Architettura romano al rientro. Di lì a breve l’aggiudicazione del bando, la partenza per Bristol, il completamento del master e un primo lavoro a tempo indeterminato in Skanska che mi ha concesso di rinunciare alla seconda fase del programma e… non tornare subito!
Il percorso in azienda verso il BIM, poi, non è stato inizialmente semplice, perché selezionata tramite un programma per neolaureati che non prevedeva opportunità dirette nel BIM. Molte telefonate, email e una buona dose di testardaggine mi hanno aiutata nel trasferimento al dipartimento di Building con il nuovo ruolo di BIM Coordinator, e dopo poco più di un anno è arrivata la promozione a BIM Manager.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
La figura di BIM Manager è più o meno definita dalle normative di diversi Paesi. In Italia, per esempio, la norma UNI 11337-7, chiarisce i ruoli dei vari professionisti BIM, ma all’atto pratico c’è spesso una sovrapposizione tra i diversi ruoli. La mia esperienza e opinione è che un buon BIM Manager non può prescindere da una conoscenza tecnica del processo edilizio e della progettazione interdisciplinare, così come dalla conoscenza dei software utilizzati a ogni livello – anche da Specialists e Coordinators – e degli standard in materia. A queste conoscenze si affiancano poi le cosiddette soft skills, quali capacità analitiche, organizzative, problem solving, lavoro in squadra, imprescindibili per affrontare le sfide della progettazione interdisciplinare e per creare solide relazioni alla base del processo collaborativo. Inoltre non va dimenticato che lavoriamo in un campo in cui tecnologia e strumenti sono in continua evoluzione, perciò è determinante essere guidati da un continuo desiderio di migliorarsi e imparare, per garantire che i processi di cui il BIM Manager è responsabile siano efficienti, assicurino adeguato controllo e in definitiva siano appetibili al cliente e competitivi sul mercato.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM in una grande realtà come Skanska? Lei come opera quotidianamente, con quali strumenti e con quali obiettivi?
Il BIM in Skanska, e soprattutto nel Regno Unito, è una realtà consolidata da anni vista l’obbligatorietà ormai pluriennale del BIM negli appalti pubblici. Tra le fortune di far parte di una grande azienda c’è non solo la possibilità di partecipare a progetti iconici e stimolanti, ma anche quella di confronto interno, tra professionisti, progetti a scale diverse e dipartimenti diversi. Mi riferisco ad esempio alle unità di Building Services, Property Development o Facility Services, che giocando un ruolo complementare al mio e in fasi diverse, mi hanno consentito di sviluppare una visione a tutto tondo e di implementare processi profondamente integrati, a vantaggio dell’opera finita.
Nel mio quotidiano, trovandomi a operare nella fase CAPEX, sono perciò alle prese con problemi di coordinamento interdisciplinare tra consulenti, subappaltatori e produttori, validazione dei rilievi digitali di cantiere, quali modelli o nuvole di punti. Il tutto, per far sì che in parallelo all’opera fisica si consegni al cliente un corretto Modello Informativo del Bene che possa supportare la fase operativa (OPEX). Gli strumenti di cui mi avvalgo variano dalla imprescindibile documentazione progettuale, che delinea standard e procedure, a software di validazione e controllo, da piattaforme integrate di coordinamento a sistemi di gestione digitalizzata del cantiere o strumenti di Business Intelligence per facilitare la comunicazione di analisi e report. Ogni giorno c’è qualcosa di diverso a cui dedicarsi!

Può raccontarci qualche progetto su cui ha lavorato recentemente in BIM?
Per una serie di fortunate coincidenze ed esigenze, mi sono ritrovata spesso coinvolta nelle fasi finali dei progetti, curandone in particolare la consegna al cliente, con tutto ciò che ne deriva in termini di controllo e gestione di informazioni.
L’esperienza acquisita ha fatto sì che mi sia stata affidato il progetto di un vasto sviluppo multi-edificio nel centro di Londra, di cui i requisiti informativi sono una componente chiave e di cui mi sto occupando sin dalle fasi iniziali. Le sfide intrinseche non sono poche, a partire dalla complessità tecnica e dalle interfacce con il contesto storico, fino ad arrivare al team di progettazione costituito da una moltitudine firme di progettisti e specialisti.
La vera sfida in termini di BIM è quindi la gestione del flusso di informazioni provenienti da diverse fonti e formati e da coordinare tra innumerevoli parti. I workflow tradizionali e perlopiù manuali non avrebbero potuto rispondere in modo efficace, perciò negli ultimi mesi mi sono dedicata alla definizione di processi ad-hoc e alla loro successiva automazione tramite script in Python. Gli ambiti di applicazione vanno dal controllo delle informazioni rilasciate sull’Ambiente di Condivisione dei Dati, alla verifica del progresso della risoluzione delle interferenze, o alla validazione delle modifiche e dell’avanzamento progettuale tra diverse revisioni dei modelli, integrando diversi software come Navisworks, Solibri, Revit, Revizto e Power BI, ma anche formati come .ifc, .sdb, .csv o .json.
Una scelta oculata e con un tempismo ideale è stata la partecipazione al programma di Data Analytics e Data Science che completerò in estate, che mi ha fornito le ulteriori conoscenze tecniche necessarie per implementare tali processi.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM?
In termini di mercato e industria, il BIM continuerà inevitabilmente nella sua crescita. Tuttavia, entrando nella terminologia, mi trovo molto d’accordo con il superamento di “Building Information Modelling/Management” con “Digital Engineering”, che meglio sottolinea il carattere intrinseco e trasversale della metodologia. Mi aspetto inoltre un incremento di software e piattaforme cloud e tecnologie remote, sicuramente incentivate dalla pandemia di COVID-19 che ne ha dimostrato benefici e urgenza. Inoltre, iniziata con la modellazione e progettazione parametrica, la commistione del settore delle costruzioni con la programmazione informatica, il data science, l’Artificial Intelligence e il Machine Learning è destinata ad aumentare, così come l’utilizzo dell’IFC.

In qualità di “italiana in UK”, crede che ci siano differenze tra i due Paesi?
La mia opinione è che le differenze siano soprattutto sistemiche: per quanto gli standard britannici e italiani siano ormai equiparabili, l’Italia abbia introdotto l’obbligatorietà del BIM negli appalti pubblici e l’alta formazione specialistica abbia abilitato professionisti competitivi anche in ambito internazionale, altri fattori hanno rallentato la digitalizzazione del settore in Italia. Mi riferisco ad esempio alla frammentazione in piccole o micro imprese, non sempre in grado di investire in innovazione, e alla ridotta attività edilizia e infrastrutturale del Paese, che non hanno di certo accelerato l’adozione del BIM. Tuttavia, il recente interesse di alcune Stazioni Appaltanti nella gestione integrata del bene, unito alle proposte del Governo Italiano per il rilancio delle costruzioni e il sostanziale abbassamento a 15 milioni di euro della soglia per l’obbligatorietà del BIM negli appalti pubblici, preludono a un significativo cambiamento sia strategico che culturale a vantaggio del metodo e del professionista BIM.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, lavora da molti anni nell’editoria B2B per la stampa tecnica e specializzata. Ha scritto a lungo di tecnologia, business e innovazione. Oggi orienta la sua professione nel campo delle tecnologie applicate alla progettazione architettonica e all’imprenditoria delle costruzioni.