Ernesto Pellegrino: l’obiettivo primario è la digitalizzazione

Ernesto Pellegrino è Responsabile Ricerca & Sviluppo e implementazione BIM presso La SIA, ingegneria industriale e architettura. l’abbiamo intervistato per farci raccontare come è arrivato al BIM e come si lavora utilizzando questa metodologia all’interno della sua realtà lavorativa.

Quale è stato il suo percorso professionale che lo ha portato ad avvicinarsi al BIM?
L’avvicinamento al tema BIM per me è avvenuto in tre fasi. la prima è legata all’informatica, fin da giovanissimo, infatti, ho avuto un grande interesse per il mondo dei “computer”, trascorrendo intere giornate con degli amici per cercare di sviluppare piccoli programmi e siti web. La seconda fase parte con le esperienze che ho vissuto grazie all’impresa edile di mio padre; allora avevo 15 anni e durante il periodo estivo andavo con lui e mio fratello in giro per i cantieri, cominciando quindi a comprenderne un po’ le dinamiche. Infine, la terza fase ha a che fare con il mondo accademico e con l’utilizzo dei primi “software parametrici”, nello specifico Archicad prima e Revit poi, cominciando nell’ormai lontano 2004/2005. In quegli anni ero uno studente delle superiori e seguivo l’indirizzo Architettura in un istituto a Caserta e non avevo assolutamente idea dell’enorme campo di applicazione che questi programmi avrebbero avuto negli anni seguenti.
Successivamente mi sono iscritto alla Facoltà di Architettura, sempre a Caserta, dove ho completato il percorso di studi triennale, per poi decidere di trasferirmi a Roma e seguire gli ultimi due anni di studi, ed è lì che mi sono avvicinato “concretamente” al tema della digitalizzazione e del BIM. Questo percorso accademico quindi, unito alle esperienze in cantiere e alle competenze sviluppate in ambito informatico, mi ha portato, quasi in modo “naturale”, ad incentrare la mia carriera professionale su tematiche quali digitalizzazione e BIM.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale in ambito BIM?
La mia figura professionale si basa sicuramente su due caratteristiche principali, la “curiosità” e la “costanza”. La curiosità perché come responsabile Ricerca & Sviluppo, sono sempre preso dalla sperimentazione di nuovi strumenti e tecnologie, mentre la costanza perché questi temi, legati alla sperimentazione, non sempre restituiscono risultati concreti ai primi tentativi di applicazione, quindi bisogna essere costanti, ritentare e soprattutto imparare dagli errori riscontrati.

Come opera quotidianamente con quali strumenti e con quali obbiettivi?
L’obiettivo primario è “digitalizzare”, qui a La SIA lavoriamo con aziende e partner che si occupano prevalentemente del settore delle telecomunicazioni, quindi abbiamo a che fare con migliaia di siti e cantieri dislocati su tutto il territorio nazionale, e digitalizzare l’intero asset immobiliare è sicuramente uno dei principali obiettivi. Prima di avviare infatti una qualsiasi attività di creazione di questi modelli digitali, normalmente cerco di ipotizzare il percorso più semplice ed efficiente che i dati di questi modelli digitali “dovranno affrontare”, quindi mi confronto con diversi colleghi e partendo dagli obiettivi, andiamo a definire strumenti e tecnologie. Una volta definiti questi aspetti, generalmente utilizzo degli strumenti di “visual scripting”, come ad esempio Dynamo, degli strumenti di Business Intelligence, come ad esempio Microsoft Power BI ed altri applicativi web-based che ci forniscono una visione generale delle informazioni in “real-time” sull’andamento di una determinata commessa. Nell’immagine riportata nell’articolo viene rappresentata una tipica dashboard per l’analisi e la gestione dei dati, creata partendo dallo sviluppo di script di “raccolta dati” che vengono lanciati ad intervalli prestabiliti e quindi, in modo automatizzato, vanno ad aggiornare le dashboard di analisi.
Questo tipo di approccio infatti, penso sia fondamentale per poter arrivare a gestire in modo efficiente tutte le fasi decisionali di un’attività progettuale e di conseguente messa in opera.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM all’interno della sua società?
La SIA si avvicina al mondo del BIM nel 2015, e lo fa con il progetto di ristrutturazione del nuovo quartier generale Telecom a Roma. Questo progetto è servito un po’ da “apri-pista”, a tutte le tematiche che studi e aziende devono affrontare per poter avviare il famoso “processo di implementazione BIM”. Un paio di anni dopo, nel 2017, vengo incaricato, assieme ad alcuni colleghi, di strutturare un piano di implementazione che coinvolga le varie aree di expertise in azienda, come l’impiantistica, l’ingegneria strutturale e la progettazione architettonica. Oggi il processo BIM a La SIA vede coinvolte più di 50 risorse, tra modellatori, coordinatori, BIM Manager e professionisti del settore, su progetti che vanno fino a 10 milioni di euro.
L’obiettivo comune dei prossimi anni dunque, è includere all’interno del processo digitale, tutte le risorse presenti in azienda, in modo da efficientare i tempi di progettazione e di realizzazione, ma soprattutto incrementare la qualità informativa che un processo BIM “bene implementato” dovrebbe garantire.

Mi può parlare di un suo progetto, di recente realizzazione, progettato con metodologia BIM?
Negli ultimi anni, abbiamo messo in piedi diversi processi di digitalizzazione con aziende come Leonardo, Open Fiber, Inwit, Telecom Italia e Poste Italiane. Tra questi, uno dei più recenti riguarda la digitalizzazione del parco immobiliare di Inwit.
Questo progetto ha richiesto, in termini di “sforzo” e competenze, lo sviluppo di una serie di database gestionali, migliaia di modelli Revit e decine di script in Dynamo BIM, per la creazione di un applicativo web-based che è in grado, da un lato, di mostrare tutte le informazioni sia legate al singolo asset che a tutte le componenti che lo costituiscono, dall’altro, di avere una visione quantitativa e qualitativa dell’intero asset immobiliare, in modo da fornire ai vari clienti e partner, un’importante strumento di gestione, soprattutto mirato a tematiche quali data management e manutenzione predittiva.
Tutto questo è stato possibile grazie alle decine di professionisti, colleghi ed esperti del settore che La SIA ha inserito negli ultimi anni all’interno del proprio organico, ma soprattutto grazie alla dirigenza e al management aziendale, che hanno creduto fin dall’inizio, alle potenzialità che questo metodo digitale è in grado di offrire.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Ormai è palese che il futuro dell’edilizia è legato alla digitalizzazione e non bisogna neanche sforzarsi troppo per capirne i motivi, basta guardare ad esempio ad altri settori come la medicina, l’industria automobilistica o la musica, per citarne alcuni. Tutti si stanno “digitalizzando”, la differenza è che nel settore edile questa fase è conosciuta come BIM.
Credo che nei prossimi 5 o 10 anni cominceremo a vedere, come già sta avvenendo negli Stati Uniti, l’introduzione di percorsi universitari, totalmente dedicati al tema BIM. Non appena questo accadrà, verrà data un’ulteriore scossa al settore e a quel punto, comincerà realmente a diventare uno standard per tutta la filiera.
Io comunque resto molto fiducioso sul futuro del BIM in Italia, ho avuto il piacere di conoscere tanti professionisti del settore, sia giovani che persone con più esperienza e posso affermare con certezza che non abbiamo nulla da invidiare, in termini di risorse e di competenze, a paesi come l’Inghilterra o gli Stati Uniti.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.