Europa e BIM: la situazione degli Stati membri

Un interessante intervento di Chiara Rizzarda, BIM tutor & project coordinator, sulla diffusione del Building Information Modeling a livello europeo.

Dopo alcune false partenze, lo scorso 18 aprile è stato approvato il decreto legislativo per il recepimento di svariate direttive europee tra cui la famigerata 2014/24/EU sugli appalti pubblici, che introduce l’obbligo di utilizzare il Building Information Modeling. Non si sta parlando d’altro. Il decreto abroga tutte quelle parti del D.lgs. 163/2006 (il Codice Appalti) in contrasto con le direttive europee e in questi giorni non si sente che un ritornello: finalmente l’Italia si mette in pari con il resto dei Paesi, l’Italia è sempre l’ultima. Ma siamo veramente così indietro? Sarà poi vero?

Il quadro della situazione

1. La maggior parte dei Paesi che aveva normative e standard in materia BIM, li ha comunque riveduti tra il 2012 e il 2014, o li sta rivedendo oggi. Questo dovrebbe fornire un indizio a tutti coloro che sostengono si faccia BIM da vent’anni (anche se i più audaci si spingono addirittura a dire trenta): stiamo assistendo a un fenomeno nuovo per tutti e se è vero che il BIM nasce tanto tempo fa in una galassia lontana lontana, il concetto si è evoluto. Il BIM di oggi non è più quello di cui si parlava anni fa.

2. All’estero difficilmente si parte da una normativa, ma la normativa è punto d’arrivo di un processo che viene promosso dallo Stato tramite le Università, trova la risposta nella committenza (pubblica e non), raccoglie esperienza e poi ritorna, allo Stato, arricchito di tutto ciò che occorre a stilare delle linee guida, delle best practice, degli standard nazionali. Delle sei nazioni in cui il BIM è davvero reso obbligatorio da un mandato nazionale, e si parla comunque solo di opere pubbliche, quattro sono europee: Danimarca, Finlandia, Norvegia, Regno Unito. Di queste, solo Finlandia e Norvegia richiedono l’utilizzo del BIM per tutti gli appalti pubblici, senza restrizione di modalità e importo dei lavori.

3. Gli strumenti maggiormente utilizzati all’estero per introdurre il BIM si possono così riassumere:
– creazione di una piattaforma digitale (accade in Germania, ma anche in Italia);
– creazione di task group sul modello del BIM task group britannico (accade nel Rego Unito, ma anche in Italia);
– studio degli esempi esteri (accade in Spagna e in Irlanda);
– adozione tramite progetto pilota (accade in Francia);
– creazione di best practice, linee guida e standard nazionali, con particolare accento sul framework legale (accade nella maggior parte dei Paesi del nord Europa).

Non credete a questa diagnosi? Non credete alla mappa? Ecco di seguito gli Stati Membri dell’Unione Europea (e qualche rilevante Paese non membro dell’UE) con relativi veloci ritratti circa la situazione normativa riguardo al BIM. Dovendo scegliere un ordine, ho scelto di ordinarli per valore dell’industria delle costruzioni, in rigoroso ordine decrescente. Per la cronaca, l’Italia sarebbe stata quarta, in questo elenco, con un valore dell’industria pari a 163 miliardi di euro…

La versione integrale dell’articolo è disponibile a questo link

Giornalista professionista della redazione di BIMportale, specializzato nel settore delle costruzioni, si occupa dai primi anni ’90 di tecnologie applicate alla progettazione e al cantiere. Ha all’attivo numerose pubblicazioni e collaborazioni con le principali testate di settore relative a tecniche costruttive, progettazione 3D, organizzazione e gestione dei processi di cantiere.