Marco Parente, Technital: Il settore infrastrutturale come frontiera per l’innovazione

Dopo la laurea in Ingegneria conseguita all’Università Federico II di Napoli l’Ing. Marco Parente decide di seguire il Master “BIM Manager” del Politecnico di Milano e rafforzare le sue basi sia teoriche sia pratiche sui processi digitali. Oggi è BIM Coordinator della società Technital S.p.A.

Quale è stato il suo percorso professionale fino a diventare BIM Coordinator?
Il 2017 è stato l’anno zero del mio iter professionale. Era la primavera del 2017 ed io, studente di Ingegneria alla Federico II di Napoli, intraprendevo un percorso di studio teorico tra le normative degli early adopters.
La successiva iscrizione al Master “BIM Manager” del Politecnico di Milano (2018) ha rafforzato la mia base teorica e fornito una solida conoscenza dei processi, dei ruoli e delle logiche di quello che è a tutti gli effetti un game changer nel settore delle costruzioni.
L’ingresso in A4 Holding (società che gestisce la concessione e la manutenzione delle autostrade A4 e A31, appartenente al gruppo Abertis), mi ha poi consentito di lavorare a pieno all’applicazione della metodologia BIM, sia in ottica di sviluppo di standard aziendali sia nell’approfondire e applicare tali procedure nei singoli progetti, venendo coinvolto nella supervisione di importanti opere infrastrutturali.
Ho affrontato una serie di progetti estremamente variegati sia per livello di progettazione (dalla creazione di procedure di gara al controllo opere in corso di realizzazione) sia per estensione e complessità, spaziando tra opere puntuali (aree di servizio, autostazioni, cavalcavia) e lineari.
Dopo una breve parentesi presso One Team, attualmente presto un servizio di consulenza come BIM Coordinator presso la Technital S.P.A.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Il ruolo di “BIM Coordinator” è presente nel settore AEC da almeno un decennio, ma ancora oggi si assiste a responsabilità e attività di per sé molto diverse in fase di attuazione e di implementazione del BIM nei progetti e nelle organizzazioni. Ampie discrepanze esistono nel ruolo e nelle responsabilità degli specialisti che hanno assunto questo titolo, con molte organizzazioni che hanno una scarsa o, in alcuni casi, originale comprensione di ciò che questa figura in realtà sia.
Quasi tutti noi professionisti del settore siamo stati invitati a rispondere alla domanda: “Che cosa fate veramente?”. Il ruolo, oggi, consiste in una tale moltitudine di compiti che è davvero difficile rispondere verbalmente o anche descriverlo in poche righe.
Certamente un BIM Coordinator è colui che conduce e coordina l’uso della tecnologia digitale su progetti architettonici, ingegneristici e di costruzioni. Il supporto per i singoli progetti può variare dalla semplice risoluzione di problemi di modellazione fino alla definizione di complessi flussi di lavoro e di automazione dei processi. Come tale, un BIM Coordinator deve avere una conoscenza approfondita dei software di modellazione comunemente in uso, possedere una preparazione trasversale tra le discipline ingegneristiche così da avere una visione globale dei progetti, essere predisposto alla continua formazione e, non meno importante, prestare parte del suo tempo alla ricerca ed alla sperimentazione.

Come opera quotidianamente con quali strumenti e con quali obbiettivi?
A monte di qualsiasi nuovo progetto collaboro con i BIM Manager aziendali per la definizione di linee guida e protocolli che consentono la redazione di procedure chiare e riproducibili. Prima dell’avvio di uno specifico progetto, sono poi solito condurre una fase di preparazione e studio, in collaborazione con il team di progetto, per impostare una serie di attività propedeutiche indispensabili, tra cui ci sono lo studio degli standard imposti dalla Committenza, la definizione dei sistemi informatici e di gestione/condivisione dati, in funzione delle peculiarità dello specifico progetto e dei partner coinvolti e infine la definizione delle procedure di coordinamento/modellazione da adottare.
Lo sviluppo di modelli digitali per le infrastrutture ha per me come obiettivo principale la visualizzazione delle opere, il rilievo delle interferenze e il consentire la rapida estrazione delle principali quantità contabili. Per traguardare tali obiettivi utilizzo software di modellazione e coordinamento principalmente di casa Autodesk, con flussi di lavoro ottimizzati e pensati per le specifiche esigenze aziendali.
Un discorso a parte merita, poi, la verifica del contenuto informativo.
Problemi di coerenza nella modellazione, dal punto di vista informativo, nascono da una mancata definizione di regole univoche per gestire la sintassi e la nomenclatura. Ciò è comune soprattutto nei grandi progetti infrastrutturali, dove si ha a che fare con team di progettazione estremamente variegati.
Pongo molta attenzione e cura nell’elaborare e nel far rispettare il pGI (piano di Gestione Informativa), che definisce tra le altre cose modalità di controllo e scambio di informazioni, requisiti e strumenti informativi, a garanzia della qualità del progetto. Una sua accurata redazione fa sì che il livello qualitativo del progetto si alzi notevolmente.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM della vostra azienda?
L’utilizzo della metodologia BIM ci consente di ottenere informazioni affidabili e in tempi ridotti. Si possono finalmente fornire risposte strategiche in modo più veloce ad ogni cambio di progettazione o suggerire adeguamenti più efficaci, attraverso stime iterative e confronti immediati con il budget a disposizione.
Poiché un progetto infrastrutturale standard comporta normalmente un’enorme quantità di dati, nella creazione dei modelli delle opere siamo molto attenti alla caratterizzazione del contenuto informativo associato sia agli oggetti modellati sia presente in database esterni.
La produzione e la consegna di informazioni ben strutturate sugli asset è per noi un’attività a valore aggiunto. Ciò permette di avere dati funzionali che determinano la capacità di interrogare i modelli e di ottenere risposte a tutta una serie di domande estremamente preziose per noi e per i nostri clienti, futuri gestori dei beni.

Mi può parlare di un suo progetto realizzato con metodologia BIM?
Il progetto definitivo dell’Autostrada Valdastico Nord – Lotto1 è stato per me una bella sfida da cui ho tratto elementi significativi per la mia crescita professionale: dalle criticità, ancor prima che dai successi. Si tratta dello sviluppo di un’infrastruttura autostradale comprensiva di una serie di gallerie a doppia canna e altri asset autostradali su un territorio complesso che attraversa numerose municipalità. Esso è stato individuato da A4 Holding come progetto pilota adatto ad implementare la metodologia BIM e a fare da guida per il futuro, punto di partenza da cui trarre princìpi da generalizzare.
Vista la complessità del progetto (costituito da quasi 500 modelli di disciplina), per raggiungere gli obiettivi preposti, è stato necessario implementare rigorosi standard e linee guida. Questo concetto ha incluso sia l’assicurare uno standard qualitativo della modellazione, attraverso il rispetto di opportune regole grafiche, ma anche di applicare standard relativi ai dati che si collegano al modello. Uno standard è, come viene definito sinteticamente dalle ISO, ciò che makes things work, che fa funzionare le cose. Il dataset dell’infrastruttura del progetto Valdastico è la risultante di molteplici modelli informativi (DTM, opere in galleria, reti impiantistiche, edifici, ecc.), pertanto è stato necessario garantire che ciascuno fosse coordinato e parte integrante dell’insieme. Poiché non esiste, almeno attualmente, un singolo applicativo in grado di gestire tutta la complessità del mondo delle infrastrutture, sono stati creati modelli federati e collegati, prodotti da strumenti diversi. La progettazione ha visto lo sviluppo di modelli digitali affidabili per i diversi BIM uses individuati, dalla pianificazione delle lavorazioni all’estrazione delle quantità e la stima dei costi con applicativi capaci di interagire con gli oggetti intelligenti. I principali software utilizzati per la modellazione sono Revit e Civil 3D, con l’ausilio di Dynamo per automatizzare attività ripetibili. Si è reso necessario, poi, il giusto approccio collaborativo attraverso l’utilizzo di una piattaforma di condivisione dei dati dedicata, in quanto alcun modello esiste come completamente distinto o come una entità separata dalle altre.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Il settore infrastrutturale, per la sua capacità di attrarre investimenti importanti e di connettere soggetti e settori produttivi diversi, può rappresentare la frontiera dell’innovazione. In tal senso credo che l’adozione del BIM per la realizzazione di infrastrutture rappresenti un’enorme occasione per l’Italia. Metodologie come il BIM, supportate da nuove tecnologie, hanno il potenziale per ridefinire lo status quo, riorganizzare i processi e portare a prodotti e servizi completamente nuovi.
Da quel che è la mia esperienza posso affermare che la principale preoccupazione delle società di Ingegneria sia di attraversare la fase iniziale d’implementazione, in cui la produzione viene rallentata dal processo di formazione del personale e dalla generazione di nuove procedure interne e/o ripensamento dell’attuale modo di lavorare. Superata questa fase, tuttavia, sono fermamente convinto che i tempi di produzione si ridurranno notevolmente rispetto a quelli tradizionali.
Nella mia visione l’applicazione della metodologia BIM non deve essere vista come un mero adempimento formale da parte delle società di Ingegneria o delle Stazioni appaltanti, esso deve essere considerato per quel che è, una disciplina del Project management, un metodo avanzato e intelligente di gestione dei progetti

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.