Marco Rignanese, Nupi Industrie Italiane: il BIM ha bisogno ancora di tempo

Durante la laurea magistrale in Ingegneria dei Sistemi Edilizi l’Ing. Marco Rignanese, ha affrontato la progettazione di sistemi edilizi complessi e la gestione dei processi tecnologici e produttivi tramite l’utilizzo di modelli sviluppati con piattaforme BIM. Successivamente ha approfondito la sua conoscenza con corsi post-laurea oggi è BIM Manager e Responsabile Divisione Grandi Opere in Nupi Industrie Italiane S.p.A.

Quale è stato il suo percorso professionale fino a diventare BIM Manager?
Fortunatamente ho affrontato il mio percorso universitario negli anni in cui si cominciava a parlare di evoluzione digitale del mondo delle costruzioni, evento mal digerito dalla “vecchia guardia” di professionisti che ancora risentivano del passaggio strumentale accaduto qualche decennio fa dal tecnigrafo al pc. Mi sono laureato alla triennale al Politecnico di Milano in Ingegneria Edile-Architettura. Successivamente ho conseguito la Laurea Magistrale sempre al Politecnico di Milano in Ingegneria dei Sistemi Edilizi (piano costruzione-strutture), dove ho affrontato oltre alle tematiche sulla progettazione di sistemi edilizi complessi (per gli aspetti tecnologici, strutturali e di qualità ambientale) anche quelle inerenti alla gestione dei processi tecnologici e produttivi relativi al comparto edile, con particolare attenzione ai problemi della sicurezza sino ad arrivare allo sviluppo ergotecnico delle fase di cantiere tramite l’utilizzo di modelli sviluppati con piattaforme BIM, per integrare le fasi operative alle fasi temporali stabilite dal cronoprogramma lavori, sino ad arrivare alle relazioni con i piani di sicurezza. Ho approfondito la conoscenza della normativa nascente (UNI11337) e dell’utilizzo dei software per la progettazione BIM tramite diversi corsi post-laurea.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Lavorando per un’azienda produttrice svolgo solo in parte il ruolo di BIM Manager. Dopo aver implementato all’interno della mia realtà lavorativa tutte le librerie BIM (secondo standard italiani, europei e internazionali) di tutti i prodotti trattati dalla mia azienda, gestisco la realizzazione delle fasi di cantiere dei progetti, stilando quello che è il progetto esecutivo degli impianti distributivi, allocandolo correttamente a seconda della programmazione lavori e gestendone la perfetta integrazione con le altre competenze presenti nel progetto (l’architettonico, lo strutturale), in regime di clash detection.
A validazione del progetto avvenuta tolgo la “divisa” da BIM Manager per poter gestire la creazione degli esecutivi da approntare in officina o in cantiere e coordinare gli approvvigionamenti secondo cronoprogramma stabilito preventivamente dalla committenza e dal cliente.

Come opera quotidianamente con quali strumenti e con quali obbiettivi?
Come software al momento utilizzo come base operativa Autodesk Revit lavorando in cloud soprattutto quando i progetti sono gestiti principalmente all’estero e in condivisione con gli altri progettisti. Vengono effettuate diverse revisioni e simulazioni in ambiente Autodesk Navisworks per poter meglio collegare ogni oggetto alla fase di lavorazione associata e poter aver evidenza sul rispetto delle tempistiche definite con la committenza. Gli obbiettivi primari sono quindi aumentare l’efficienza della fase di cantiere, avere un controllo dei costi puntuale così da poter comunicare per tempo la spesa al cliente, determinando il corretto asset del materiale necessario al conseguimento dell’opera.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM all’interno del vostro studio?
Come prima anticipavo la mia è una realtà produttiva, quindi l’utilizzo della piattaforma BIM è funzionale per un eccellente controllo dei costi per la realizzazione di grandi opere. Tale strumento ha comunque una doppia efficienza, sia lato produzione (controllo dei costi, programmazione lavori, gestione risorse interne) che lato vendita (approvvigionamento in cantiere, evidenza sulle spese e gestione degli apprestamenti e delle risorse di cantiere).

Mi può parlare di un suo progetto, di recente realizzazione, progettato con metodologia BIM?
Al momento siamo attivi su diversi progetti principalmente all’estero che riguardano per la maggior parte realizzazioni di Università, poli ospedalieri e complessi alberghieri. Gestendone solo la parte esecutiva/costruttiva non mi è concesso di prendermene la paternità.
Uno esempio abbastanza recente è l’impianto di raffreddamento a chiller del “Hines Veterans Hospital” in Illinois (USA), dove è stata progettata e verrà realizzare la rete dell’acqua fredda (cold water s/r) e di quella condensata (condenser water s/r). Il sub-contractor ha fatto l’analisi di fattibilità per la scelta del materiale adeguato, aggiungendo nel cronoprogramma lavori la possibilità di ragionare su un’esecuzione puntuale tramite l’approvvigionamento in cantiere di componenti di impianto preassemblate, nell’ottica di una contrazione dei tempi di esecuzione in opera e delle probabilità di imprevisti, minimizzando le operazioni da svolgere in cantiere (la contrazione degli uomini/gg e dei gg di lavoro produce un’importante diminuzione dei tempi di installazione e un maggiore controllo delle lavorazione di cantiere, in un’ottica di massimizzazione ergotecnica dell’operato.
Dopo che il progettista ha eseguito il modello integrato dell’opera si è partiti analizzando il modello definitivo di coordinamento, che permette il controllo interferenziale (clash detection) delle differenti competenze impiantistiche, architettoniche e strutturali tramite il programma Autodesk Naviswork.
Da lì si è selezionata solo la distribuzione interessata e, tramite una piattaforma di authoring BIM (Autodesk Revit) si è passati a svilupparne gli accorpamenti a seconda di perdite di carico ammissibili, carichi massimi sopportati dai supporti, minimizzazione dei fattori logistici per il trasporto dei preassemblati in cantiere, tenendo sempre conto dei rischi interferenziali con le restanti parti dell’opera e garantendo sempre i prerequisiti tecnico-prestazionali del committente, validati dal general contractor (GC).
Si è arrivati a un livello di definizione dell’opera esecutivo, per poter procedere, previa validazione da parte del GC, alle operazioni di pre-assemblaggio in officina delle parti, spedizione in cantiere e assemblaggio dell’impianto.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Per quella che è la mia esperienza la differenza sostanziale che c’è nel mondo del BIM tra Italia ed estero è che in Italia l’imposizione è stata introdotta da poco e senza un corretto piano di incentivazioni e un quadro normativo cogente e vigente.
La rivoluzione tecnologica digitale che ha investito tutta la società contemporanea e l’industria manifatturiera contrasta con la realtà del sistema delle costruzioni che, nel mondo, di tutti i comparti industriali è l’unico che negli ultimi 50 anni ha diminuito in termini assoluti la propria produttività mentre, nello stesso periodo, la manifattura ha triplicato la sua crescita. Dati OCSE alla mano, analizzando l’Europa, nella graduatoria della produttività del settore dell’edilizia, l’Italia è ultima ed è ancora in leggera flessione. Per questo motivo molti Paesi si sono impegnati nell’adozione di misure di supporto all’innovazione che si riflettano sul recupero della produttività e sull’industrializzazione dei processi produttivi, sul miglioramento della qualità del costruito e sulla volontà di avere un maggior livello di trasparenza nella gestione degli investimenti. Da queste importanti premesse nasce il BIM che è entrato nel dibattito di molti paesi con approcci differenti.
Il colpo che accusa il BIM in Italia, a differenza delle applicazioni oltralpe e oltreoceano, risiede nel fatto che l’apparato normativo sviluppato, e che tutt’ora sta nascendo, non è il frutto di una strategia condivisa e deliberata ma nasce dalla necessità, sostenuta da pressioni talvolta di natura lobbistica, di allinearsi a ciò che avviene nei paesi più “evoluti” al fine di recuperare competitività. E, naturalmente, il processo ne risente in quanto l’innovazione viene introdotta per obbligo normativo. L’applicazione risponde all’esigenza di dare tempo agli attori del processo di adeguarsi sotto il profilo delle dotazioni tecnologiche e della formazione senza una piattaforma nazionale di indirizzo e di coordinamento condivisa. Cosicché l’utilizzo del BIM diviene quasi una sorta di dazio da pagare che un passo verso l’anelata innovazione competitiva, con la palese intenzione di raggiungerla con il minor sforzo economico possibile (basti pensare che diversamente dall’Italia, la Francia ha investito 20 milioni di euro per determinare la sua strategia, l’Olanda 40 per il suo Energiesprong).
E tale mancanza di strategia e di inserimento strutturato della gestione BIM si ripercuote anche sul mercato e sulle negoziazioni immobiliari. In Italia, un elevatissimo numero di edifici pubblici manca completamente di informazioni essenziali. Ciò si ripercuote sulle trattative generando costi inattesi e, spesso, non banali, influenzando in modo negativo il mercato già sofferente. Il fascicolo del fabbricato è uno strumento che si usa per ovviare a questa problematica ma è comunque un elemento statico, concepito come aggravio economico e burocratico. Una gestione BIM in quanto dinamica è capace di contenere tutte le informazioni necessarie dell’edificio e a ovviare a tale problema, contribuendo a ridurre i costi e a razionalizzare la manutenzione dell’edificio, a garantirne la sicurezza e il comfort a garanzia dei prerequisiti prestazionali, configurandosi come uno strumento per la gestione e non un semplice “passaporto” connesso ad un adempimento burocratico. Per questo e per altri motivi sarebbe stato necessario investire sull’incentivazione dell’uso del BIM piuttosto che limitarsi a obbligarne l’impiego nelle opere pubbliche di grandi dimensioni con la lenta gradualità (solo nel 2025 vigerà per tutti gli appalti) con cui il decreto impone l’adozione (perché il sistema è impreparato e bisogna favorire la transizione).
E il fatto che l’obbligo cominci dalle grandi opere penalizza i “piccoli” che hanno investito e si sono attrezzati ma non possono partecipare ai grandi appalti pubblici e che quindi, di fatto, rimangono in posizione subalterna rispetto alle grandi imprese che, alla fine del ciclo si saranno organizzate.
La sensazione che ho oggi di quella che è la gestione BIM su un mercato impreparato e privo di framework come è quello italiano è che a fronte di un grande impegno si ha una resa molto modesta. Basti pensare alla carenza informativa di molti modelli BIM oggi presenti: l’approccio BIM prevede la generazione di un unico file, utilizzato dai vari attori che gravitano attorno al processo (dall’ideazione dell’opera fino alla gestione), a cui si possono associare tutte le informazioni rilevanti allo sviluppo dell’opera. Oggi la modellazione digitale dell’edificio è quasi sempre realizzata senza l’indispensabile bagaglio informativo, la “I” di BIM: un bel modello 3D, quasi un bel rendering sono considerati sufficienti a illustrare il progetto, e si trascura più o meno volontariamente l’importante onere di associare informazioni al modello e, soprattutto, di utilizzare nel modello famiglie con le informazioni disponibili, accessibili, coerenti e condivise.
Ne consegue che l’informazione dell’intera opera risulta, se presente, mal strutturata, incoerente e difficilmente consultabile, poiché frutto di una strategia frammentata e non condivisa.
Ed è anche per questo che in Italia la gestione e la progettazione BIM viene fatta ancora a step, replicata da attori con approcci differenti, frammentando il progetto integrato in parti sconnesse e non comunicanti. Il rischio è che tale impegno, secondo questa prospettiva, verrà sempre concepito dalla committenza come lo è ora, un costo e non un investimento, un peso e non un aiuto, una difficoltà e non un’opportunità.

 

 

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.