Rapporto BIM 2018: le conclusioni dell’OICE

(Commento di Antonio Vettese, Consigliere OICE e Responsabile Progetto OICE BIM al “Rapporto sulle gare BIM 2018 per opere pubbliche” di OICE

Le gare che fanno riferimento al BIM sono in costante aumento: nel 2017 erano
86, nel 2018 sono state 268 ).
L’evoluzione quantitativa è anche accompagnata da un’evoluzione qualitativa dei contenuti, in particolare quando si cerca di dare al capitolato informativo (o Employer Information Requirements, oggi Exchange Information Requirements secondo le norme ISO 19650 emesse a fine 2018), una struttura più articolata e meglio orientata a definire cosa si intenda per BIM.
È anche da evidenziare, però, come siano ancora da sviluppare, in modo più compiuto, tutti gli elementi che dovrebbero caratterizzare un processo ispirato ai principi di Information Management e caratterizzato da un effettivo miglioramento dell’efficacia delle decisioni prese grazie ad una migliore qualità delle informazioni utilizzate.

Questi principi sono oggi compiutamente formalizzati nelle norme ISO 19650-1 e 2 ormai disponibili ed è pertanto ragionevole ipotizzare un’ulteriore evoluzione dei contenuti dei capitolati in un processo di standardizzazione ispirato a tali norme.

Si era detto nel report sui bandi di gara del 2017: …In verità l’Information Management (IM) cerca di porre, alla base della richiesta di digitalizzazione crescente, la ricerca di processi di progettazione, costruzione, manutenzione e gestione, più efficaci e  tempestivi che permettano di realizzare opere con riduzione sia dei costi di  investimento e sia di quelli di gestione senza però rinunciare a prestazioni migliorate.
Si identifica nella qualità delle informazioni generate, il mezzo per ottenere tali risultati e si promuove il vantaggio offerto dalla disponibilità di strumenti di sviluppo, organizzazione e scambio delle informazioni sempre più versatili.
Ma ci si preoccupa anche di contestualizzare gli strumenti in una ferrea logica processuale che ne permetta di valutare gli esiti ottenuti con il loro utilizzo rispetto agli obiettivi prefissati, esiti che si considerano dipendenti soprattutto dalla combinazione di metodi e strumenti, in una fase di evoluzione degli strumenti non ancora ai livelli di maturità necessari per fare a meno di opportuni interventi di compensazione nella struttura dei flussi e dei processi.
Non è allora la dotazione strumentale l’elemento discriminante, ma sempre l’esito ottenuto rispetto a quelli desiderati in termini di qualità delle informazioni e di efficacia delle decisioni che si possono assumere sulla loro disponibilità.
La definizione dei livelli di qualità attesi nelle informazioni da sviluppare, dovrebbe essere sempre specificato all’intelligenza delle varie parti d’opera con costante riferimento ai processi decisionali destinatari delle informazioni e dell’intelligenza. Di estremo interesse è la sentenza del TAR Lombardia citata nel rapporto dove si afferma che “ogni rappresentazione includa tutte le proprietà dell’oggetto, che vanno oltre la semplice rappresentazione grafica e che siano esaustive riguardo la loro descrizione in funzione dell’obiettivo funzionale in cui esse si inseriscono”. Ma non era questo quello che ci aspettava dal decreto legislativo 50/2016 e correttivi successivi?
Quali informazioni generare in funzioni dei processi decisionali di utilizzo?
Come dare conto di questa necessità nei cosiddetti “capitolati informativi” (meglio utilizzare il termine nativo anglosassone, Employer’s Information Requirements)? Come ottenere il miglioramento delle informazioni attraverso l’ottimizzazione di metodi e strumenti, l’evocazione combinata di Project Management e di Information Management?
Come combattere e sconfiggere la non qualità delle informazioni additata come una delle patologie più gravi che pregiudicano la realizzazione e fruizione delle opere soprattutto pubbliche secondo criteri di economicità, tempestività e rispondenza alla esigenze degli utenti?
L’impegno OICE continua, con coerenza, per promuovere le definizioni:
1. di un corpo delle conoscenze cui fare riferimento per la formazione degli addetti, per l’accertamento di esperienze e di competenze, per la creazione di attitudini verso modalità più strutturate di collaborazione;
2. di specifiche di Employer’s Information Requirements (EIR) da parte delle committenze, complete, nei riferimenti, ai principi di Information Management ed efficaci, per questo, per indurre a valle da parte degli operatori, BIM Execution Plan (BEP), che agevolino lo sviluppo di informazioni efficaci necessarie ai processi decisionali di committenza;
3. di criteri motivati di selezione degli operatori, sulle promesse documentate di risultati soprattutto e non sui metodi o strumenti;
4. di metodi sui quali orientare i processi di sviluppo della progettazione verso livelli più avanzati di digitalizzazione attraverso un’evoluzione efficace, ancorché graduale, della prassi attuale e degli strumenti in uso.

L’esame dei bandi emessi nel 2018 e oggetto del report OICE, è stato effettuato
confrontando le strutture dei bandi e riferendole ad un possibile template ispirato alle norme ISO 19650, UNI 1337 (versione attuale emessa prima delle ISO), e alle linee guida rintracciabili nelle best practice internazionali.
Si è seguito lo stesso metodo utilizzato per elaborare, con i progetti pilota BIM OICE, gli schemi di template BEP utilizzati in quei progetti, ipotizzati come risposta ad ipotetici EIR.

Durante lo sviluppo dei progetti pilota, le norme ISO erano disponibili nei draft circolati per consultazione. L’analisi permette di constatare approcci, in generale, più strutturati, e di notare un’evoluzione del tema BIM più consapevole rispetto a quanto riscontrato nei bandi degli anni precedenti.

L’esame dei bandi del 2018 permette anche di identificare i contenuti sui quali bisognerebbe continuare a lavorare per concludere un percorso che conduca ad una digitalizzazione dei processi integrata nelle sue componenti di Project Management, Information Management, di metodi e di strumenti.

Di seguito se ne riporta la sintesi, rinviando alla lettura del capitolo 2 del report per considerazioni più dettagliate sui bandi e sui disciplinari di gara:
1. Omogeneità nella struttura dei capitolati informativi.La disomogeneità riscontrabile potrebbe essere recuperata riferendosi ad un template che garantisca, da una parte, la coerenza con le norme ISO, con le nazionali da esse derivate e con le best practice internazionali e, dall’altra, renda merito di alcune specificità introdotte dalla normativa italiana sui lavori pubblici in termini di contenuti progettuali da sviluppare e di responsabilità degli operatori in campo. Un template idoneo per i servizi di ingegneria di una certa tipologia di opere dovrebbe, poi, meglio caratterizzarsi, nell’invarianza dei principi di base, con idonee e rappresentative specificità se applicato ad altre tipologie.
2. Integrazione, a livello di processo, tra il capitolato informativo ed il capitolato prestazionale dei servizi, per evitare potenziale scollamento tra la componente di management di progetto con quella specialistica evocata dai nuovi strumenti e metodi di modellazione.
3. Riferimento, di cui dare esplicita evidenza, ai dati di progetto di committenza e ai vincoli caratteristici dell’intervento oggetto del servizio affidato, e in particolare, alle modalità della loro acquisizione, organizzazione e verifica negli sviluppi a valle affidati con il servizio. I dati di progetto e i vincoli sono parte essenziale delle informazioni da modellare e la loro modellazione già all’avvio della progettazione e poi durante il suo
sviluppo ed in fase di verifica dei risultati del servizio costituisce, se efficace, uno dei fattori di successo di un progetto più rilevanti.
4. Definizione completa delle informazioni da produrre in relazione ai processi decisionali che scandiscono l’evoluzione e lo sviluppo delle varie fasi del ciclo di vita: nel caso della progettazione, dalla fattibilità tecnica economica alla progettazione esecutiva per l’appalto. Potrebbe essere utile riferirsi alla struttura degli Information Requirements declinati, in particolare, al capitolo 5 della norma ISO 19650-1, all’Information Delivery, capitolo 6, al concetto di suitability di ogni informazione sviluppata definita nella parte 2 della stessa norma, nonché ai contenuti della progettazione attesi dal codice (art. 23) per la fase di progettazione, senza però prescindere dalle esigenze della manutenzione e gestione dell’opera come dati fondamentali di input. La norma ISO considera le esigenze informative di tutto il ciclo di vita con riferimento specifico sia alla Delivery Phase, sia all’Operational Phase. Allo sviluppo di questi aspetti continua a mancare la disponibilità di tutti i decreti attuativi dell’articolo 23 del codice che tratta i “Livelli della progettazione per gli appalti, per le concessioni dei lavori nonché per i servizi”, ma anche “la razionalizzazione delle attività di progettazione e delle connesse verifiche attraverso il progressivo uso di metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture”. Al decreto emesso per il secondo tema dovrebbe affiancarsi, in modo integrato e coerente, quello sui contenuti dei livelli di progettazione tuttora mancante.
5. Il capitolato informativo dovrebbe essere parte integrante del capitolato speciale di appalto nel quale continueranno ad essere definiti o, anche, meglio specificati (il bisogno esiste), i dati di progetto, i vincoli da rispettare, i termini del servizio richiesto, la qualità delle informazioni attese nelle varie fasi del processo, la tempistica della loro produzione, le responsabilità, le modalità di verifica e di accettazione del servizio reso, a costituire riferimento nel quale contestualizzare gli aspetti connessi con la codifica, lo scambio delle informazioni, lo sviluppo dei modelli (quest’ultimi nell’accezione ISO). I contenuti del capitolato informativo dovrebbero essere derivati, in modo coerente, dalle attese, esplicitate e motivate in dettaglio nel capitolato speciale, di migliore completezza, verificabilità e reperibilità delle informazioni generate (migliore qualità) e di maggiore tempestività nel loro sviluppo.

Certamente la già lamentata assenza dei due decreti attuativi dell’articolo 23 del codice degli appalti (che in modo cross referenced dovrebbero trattare sia i livelli di progettazione richiesti, quindi le informazioni da sviluppare nelle varie fasi, in particolare della progettazione, l’altro sulla  digitalizzazione e quindi sul processo di sviluppo delle informazioni con livelli di digitalizzazione crescente – diremmo BIM per capirci) rappresenta un ostacolo da superare con estrema urgenza e prima di spingere, con aumentata intensità, ulteriormente bandi cosiddetti BIM. L’emissione delle norme ISO 19650 1 e 2 e la necessità conseguente di uniforma re ad esse tutti gli strumenti normativi nazionali subordinati, potrebbe costituire un’occasione da non sprecare.

L’occasione potrebbe concludersi con la definizione di un template di capitolato speciale e dell’appendice capitolato informativo che, per essere basato anche su norme internazionali, avvantaggerebbe la nostra capacità di interlocuzione sui mercati internazionali.

Un’annotazione a parte merita l’obiettivo di estendere il “BIM” alla fase di direzione lavori.
In questo caso non è ipotizzabile farlo senza creare, anche nel capitolato di appalto per le attività di costruzione, gli adeguati presupposti affinché si possano sviluppare le informazioni necessarie a trasformare il Design Model (alla fine della progettazione) in Record Model (alla fine della costruzione) e si possano permettere alla DL i controlli richiesti sulle sequenze costruttive, sugli avanzamenti, sul flusso dei materiali, come ipotizzato in alcuni dei capitolati esaminati o come ormai praticato nello sviluppo della digitalizzazione dei processi di Construction Management e dell’estensione del BIM alle fasi di costruzione.

Il coordinamento tra capitolato di appalto e disciplinare servizi DL permetterebbe di pianificare i flussi informativi, di definirli nei contenuti necessari, nella tempistica della loro produzione e nelle responsabilità di ciascuno per rendere più efficaci i processi di cantiere di Construction Management, di Alta Sorveglianza, di DL, ma anche di collaudo.

 

 

mm

Graduated in electrical engineering at Politecnico of Milano

Certified Project Director level A as IPMA standards

Certified Cost Engineeer asa per AICE/ICEC standards

Expert in Project and Construction management in complex projects ( infrastructers ) in Italy and overseas ( Brazil , Africa, South east)

Visiting teacher at Politecnico of Milano and at Bocconi Business School ( SDA )

CEO at Sistema Progetto spa

OICE Council Member