Paolo Bargna: il futuro non è lontano ma c’è ancora da fare

Paolo Bargna è BIM Manager dello studio BEMaa, dove ha iniziato a lavorare subito dopo la laurea e dove ha conosciuto con la pratica del lavoro quotidiano il cambio di tendenza e di flusso di lavoro che era in atto: l’abbandono di Autocad e la progettazione attraverso modelli architettonici virtuali grazie all’utilizzo di un software come ARCHICAD e il passaggio da una progettazione tradizionale all’implementazione della metodologia BIM.
Per completare la sua formazione nel 2017 ha frequentato il master in BIM Manager del Politecnico di Milano che gli ha permesso di implementare la conoscenza del BIM, soprattutto per quanto riguarda la fase di management e coordinamento, e ha certificato la sua formazione.

Come lavora un BIM Manager e quali caratteristiche deve avere per gestire e coordinare correttamente i flussi di lavoro?
Dalla mia esperienza lavorativa il BIM Manager deve saper coordinare e gestire sia il flusso di lavoro interno allo studio, sia le relazioni con i soggetti esterni allo stesso. Per far questo bisogna avere: un’ottima conoscenza del software di modellazione utilizzato dallo studio, per poter gestire gli standard di lavoro comuni a tutti i progetti e gli standard legati invece ad ogni singolo progetto; una buona conoscenza della gestione dei formati di scambio dei file; una buona conoscenza dei processi gestionali; un flusso di procedure standardizzato e replicabile su più progetti.
Un’altra caratteristica fondamentale è l’elasticità: coordinando più progetti in fasi di sviluppo e approfondimento diverse, nella stessa giornata lavorativa si affrontano questioni molto differenti tra loro.

Quali obiettivi si è prefissato e con quali strumenti può raggiungerli?
Attualmente coordino un team di progettisti che lavora nella progettazione di vari interventi di edilizia residenziale. Indico loro gli standard che i modelli informativi devono rispettare, coordino lo scambio di file e informazioni con gli altri operatori coinvolti nella progettazione, gestisco il Common Data Enviroment, monitoro le consegne e verifico gli elaborati delle diverse discipline.
Come software di BIM authoring usiamo ARCHICAD. Oltre alla modellazione, ci permette di gestire anche l’estrapolazione delle quantità e la redazione degli elaborati grafici. La rielaborazione delle quantità, come il computo metrico, viene svolta tramite l’utilizzo di altri software che sono sempre più interconnessi con l’ambiente BIM; mentre per lo scambio di informazioni con gli altri operatori abbiamo un CDE.
Il nostro obiettivo è quello di ottenere un modello informativo di ogni progetto, contenente i dati utili e condivisibili per ogni singola fase (concept, definitivo, permessi, esecutivo). Queste informazioni devono essere facilmente rintracciabili, estrapolabili e condivisibili nelle modalità e formati richiesti (dwg, pdf, ifc).

Come potrebbe raccontare il vostro approccio al progetto seguendo la metodologia BIM?
Fin dalle fasi iniziali si utilizza la metodologia BIM per produrre modelli geometrici e informativi da condividere tra gli operatori coinvolti.
La prima operazione, oltre all’ipotesi volumetrica, è quella di localizzare l’edificio e dargli il corretto orientamento (utilizzando il plug-in di google Earth) in modo da avere un riscontro immediato tra le geometrie del modello e i dati che conformano l’impianto generale del progetto: superfici, volumi, vincoli normativi e fisici.
Per la misurazione e la progettazione dei locali e degli alloggi abbiamo creato degli oggetti parametrici molto semplici; si tratta di simboli di arredi bidimensionali nei quali è possibile gestire pochi ma essenziali parametri per conformare in maniera corretta la fruibilità dei locali e progettare gli spazi secondo i canoni di comfort richiesti dalla committenza. Per le presentazioni del progetto usiamo il BIMx, software che permette la visualizzazione bidimensionale e tridimensionale dell’edificio su dispositivi mobili.
Il modello ottenuto per il progetto esecutivo si configura come un contenitore di informazioni di varia natura. Al modello geometrico si collegano informazioni non geometriche (schede tecniche), disegni bidimensionali e focus tridimensionali con diverse scale di rappresentazione e diversi gradi di approfondimento.

Mi può parlare di un suo progetto, di recente realizzazione, progettato con metodologia BIM?
Il progetto in fase più avanzata (è da poco iniziato il cantiere) interamente concepito fin dallo studio di fattibilità con metodologia BIM, è un immobile composto da due volumi: uno di otto piani fuori terra e l’altro di sei, più tre piani interrati che ospitano box e cantine. Si tratta di un intervento di edilizia residenziale in un lotto situato a ovest di Milano in un contesto residenziale completamente urbanizzato. Il fabbricato si posiziona all’incrocio tra due strade e ne completa le cortine edilizie. La scelta di completare la cortina esistente ha orientato la progettazione verso un edificio dal chiaro carattere urbano, dove si sono voluti richiamare, pur con un linguaggio contemporaneo, gli elementi caratterizzanti dell’edilizia residenziale di cortina del dopoguerra milanese. I soggetti coinvolti nel processo costruttivo hanno condiviso una strategia di gestione della commessa ispirata alla metodologia BIM; è stato approntato un Common Data Environment, sono state redatte delle linee guida per la condivisione dei modelli e degli elaborati, sono stati condivisi i modelli in formato ifc e utilizzati per il 4D (cantierizzazione) e il 5D (costi).

Secondo la sua esperienza professionale nell’edilizia residenziale quali sono le prospettive future del BIM in Italia?
Il processo di digitalizzazione del settore edile è ormai iniziato, il futuro non sembra essere lontano e il Nuovo Codice Appalti potrebbe accelerare questo rinnovamento. Tuttavia, i livelli di conoscenza degli operatori sono molto differenti e l’utilizzo di una metodologia BIM condivisa nell’ambito dell’edilizia residenziale, attualmente, non è ancora del tutto fattibile.
Lo studio di Architettura potrebbe proporsi come “BIM Manager” per le singole commesse, facendosi garante della gestione del processo costruttivo, dalla fattibilità alla chiusura dei lavori, sfruttando gli strumenti messi a disposizione dalla metodologia BIM.
Credo, infatti, che lo studio di architettura sia l’unico soggetto con la competenza tecnica a essere costantemente coinvolto, oltre alla committenza, in tutte le fasi che portano alla realizzazione del manufatto edilizio: la fattibilità, il progetto preliminare, il definitivo per permessi e l’esecutivo, la direzioni lavori o la direzione artistica, le varianti finali e l’as built. Si tratterebbe di adeguare una struttura già predisposta a questo tipo di lavori e di aggiornare solo alcuni aspetti della formazione dei collaboratori. Inoltre, il dover gestire più progetti in contemporanea giustificherebbe l’investimento per l’acquisto delle piattaforme BIM e dei software di controllo e management, migliorando la gestione interna e garantendo un servizio completo al committente.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.