Davide Tommasi, ETS: flessibilità e spirito di adattamento sono le caratteristiche chiave di un BIM Manager

Il suo avvicinamento alle tematiche BIM è stato parallelo al percorso di studi. Già durante le scuole superiori, l’oggi architetto Davide Tommasi aveva mostrato curiosità per questo approccio, e poi nel percorso successivo presso l’Università La Sapienza di Roma ha consolidato le sue conoscenze di base, arrivando ad “imporre” l’utilizzo di determinati software in un momento in cui l’università stessa non si era ancora aperta al BIM proponendo tale metodologia come parte fondamentale della sua tesi di laurea in progettazione ambientale. Oggi Davide Tommasi è BIM Manager della società di ingegneria ETS.

Come potrebbe descrivere il suo percorso professionale che lo ha portato al BIM?
Il mio percorso professionale è stato fortemente influenzato dalle tematiche BIM applicate alle infrastrutture, ed ho avuto l’opportunità di collaborare con realtà di assoluto rilievo a livello internazionale. Un momento cruciale per la mia crescita è stato sicuramente il progetto delle stazioni della metro di Doha. Attualmente lavoro per una realtà davvero stimolante: in ETS Ingegneria ho la possibilità di condividere le mie esperienze e approcciare a progetti complessi fino alla loro realizzazione. Inoltre collaboro con l’Ordine degli Architetti di Latina ad una serie di seminari divulgativi con lo scopo di accrescere la conoscenza sul tema BIM.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Ritengo sia molto complesso descrivere la professionalità del BIM Manager. Si tratta di una figura multidisciplinare, coinvolta in aspetti relativi al management e con delle spiccate capacità legate all’information technology. Sicuramente è fondamentale una grande flessibilità, una capacità di adattamento non solo legata alle attività prettamente tecniche, ma estesa all’intero processo che interessa progettazione, realizzazione e manutenzione delle opere.
Capita speso di venire coinvolti in progetti innovativi, applicazioni della metodologia non ancora esplorate e attività di “research and development”.
Questo panorama richiede senza dubbio una grande flessibilità che va oltre la formazione professionale. Ulteriore aspetto di rilievo è la capacità di lavoro in gruppo, convogliare le giuste professionalità su tematiche idonee e fluidificare i processi tra i vari attori coinvolti.

Come opera quotidianamente con quali strumenti e con quali obiettivi?
Mi occupo del processo BIM nella sua interezza. Le attività sono molteplici, dalla verifica dei processi alla pianificazione dello sviluppo dei modelli, dalla redazione di Piani di Gestione Informativa così come alle Offerte di Gestione Informativa per le progettazioni in gara. Attualmente la sintesi tra attività progettuali e quelle relative alla digitalizzazione delle opere è sicuramente una grande sfida.
I software che utilizzo maggiormente sono Revit per la modellazione, Navisworks per coordinamento modelli e clash detection, Solibri Model Checker per clash&code detection, Recap Pro per la gestione delle “point clouds”. Dynamo risulta invece uno strumento indispensabile per attività legate al coordinamento e modellazione complessa.
Un aspetto di chiara importanza è alzare quotidianamente l’asticella consapevoli che ogni strada è ancora aperta. L’obiettivo è sicuramente rendere l’innovazione motivo di una maggiore qualità dei processi.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM all’interno della vostra società?
ETS è una società di ingegneria che opera nel settore infrastrutturale attraverso una forte componente legata alla digitalizzazione. Il BIM è parte preponderante del nostro approccio, attraverso il quale aggiungiamo possibilità e capacità gestionali in grado di influenzare positivamente ogni aspetto del ciclo di vita dell’opera: dal momento ideativo fino alla gestione delle manutenzioni. Il nostro è un lavoro di squadra, che coinvolge molteplici professionalità e che fa del team forza trainante per l’approccio innovativo alle commesse.

Mi può parlare di un suo progetto, di recente realizzazione, progettato con metodologia BIM?
Uno degli ultimi progetti affrontati è il case study per la progettazione degli interventi di manutenzione straordinaria relativi alla Galleria Olmata (linea ferroviaria Roma – Cassino – Napoli), risolvendo le principali problematiche legate all’adeguamento della sagoma PC80, che ha comportato una serie di importanti interventi dal punto di vista geotecnico e strutturale (tra i vari interventi si evidenziano: iniezione di malte additivate, fresature della struttura in muratura, realizzazione di micropali e relativo cordolo, chiodature e realizzazione di un sistema di centine).
La multidisciplinarità del progetto ha portato a sviluppare un workflow OpenBIM misurato ad-hoc (in corso di ottimizzazione per quanto riguarda la connessione Diagnostica-Modellazione Informativa) per avere un migliore controllo generale sulla commessa e sulla progettazione, dalla coerenza dei dati di digitalizzazione: l’obiettivo di maggior rilievo è infatti poter intervenire sulla galleria limitando l’impatto delle lavorazioni con l’esercizio ferroviario.
Per raggiungere le finalità previste è stato fondamentale l’utilizzo di ARCHITA, innovativo sistema di rilevamento mobile, uno strumento all’avanguardia per indagini in ambito di ingegneria civile utile alla generazione di modelli tridimensionali. Congiuntamente alle indagini geognostiche e strutturali, permette un’adeguata conoscenza dello stato di fatto, geometrico e meccanico, della galleria e dei terreni presenti utili alle analisi FEM 2D-3D.
Il workflow BIM si arricchisce quindi di un dato in input in grado di restituire lo stato di salute di un’infrastruttura complessa.
È davvero una grande sfida partecipare a progetti che coinvolgono un così esteso numero di professionalità. Questo offre la possibilità di implementare aspetti sempre nuovi all’interno di workflow consolidati facendo dell’innovazione uno strumento stesso.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Le prospettive del BIM nel nostro paese sono di sicura crescita: siamo solo alle fasi iniziali. La formazione diventa un aspetto di importanza preponderante. Sono convinto che, per chi opera in questo settore, sia fondamentale non adagiarsi su “terreni” consolidati. Porterei il discorso ad un livello più ampio passando dal BIM al concetto di digitalizzazione e per farlo mi permetto una citazione di Luca Attias, Commisario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale: “La civiltà di un paese si misura anche dal suo grado di digitalizzazione”.
Dobbiamo affrontare il fatto che il concetto di digitalizzazione è ormai aspetto rilevante del nostro settore, non legato al “semplice” utilizzo di una serie di software, ma in maniera più ampia è da considerarsi approccio in grado di innovare e creare nuove possibilità e professionalità. La “Progettualità del dato” è qualcosa che diverrà chiave del nostro operato.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.