Digitalizzazione e DM 560/2017: il punto di vista di Pietro Baratono

L’innovazione digitale sarà un’onda non evitabile e globale, che coinvolgerà l’intero settore delle costruzioni entro i prossimi cinque anni e richiederà aggregazione, multidisciplinarietà, nuove professioni, un nuovo modello di P.A. ispirato al controllo di processo, ma soprattutto e necessariamente un cambio di mentalità”: sono queste le parole con cui Pietro Baratono, Provveditore alle OO. PP. di Lombardia e Emilia-Romagna e presidente della commissione ministeriale che ha definito i contenuti del decreto ministeriale 560/2017, ha aperto il proprio intervento in occasione del recente convegno OICE dedicato alla presentazione dell’indagine condotta dall’associazione sulle gare BIM per opere pubbliche indette nel 2017.

Il settore delle costruzioni”, ha esordito Baratono, “soffre storicamente di extracosti e mancata produttività generati da molteplici cause, fra cui la mancanza di interoperabilità sulla costruzione e sulla gestione della stessa, errori di bando e di progetto, oneri derivanti da consultazione, ricerca e trasferimento dei documenti cartacei. Criticità, queste, che una estesa digitalizzazione del comparto può affrontare con successo, e soprattutto con positive ricadute su tutti i suoi attori: alle stazioni appaltanti, garantendo loro razionalizzazione ed efficienza della spesa, minori costi e tempi certi; ai professionisti, con una maggiore  efficienza nella progettazione e verifica; alle imprese, con tempi e costi certi, una migliore organizzazione del cantiere e l’ottimizzazione delle forniture; e, naturalmente, all’intero sistema paese, consentendo ottimizzazione delle risorse, sviluppo della conoscenza del patrimonio infrastrutturale, un aumento produttività e il contenimento dei fenomeni corruttivi. In questa ottica, il decreto ministeriale 560/2017 contiene una serie di elementi cardine di grande rilievo”, ha proseguito Baratono, “che, oltre a una serie di aspetti organizzativi e gestionali, formativi e strumentali, tocca una serie di punti chiavi quali l’interoperabilità, tramite l’estesa adozione del formato IFC, e l’adozione di un ambiente comune di condivisione dati, il passaggio da livelli contrattuali di riferimento sperimentali, in cui vi è ancora prevalenza della esplicitazione cartacea del contenuto informativo del modello, a maturi e definiti, in cui ad avere prevalenza contrattuale e il modello informativo, l’adozione di capitolati informativi e, naturalmente, la ormai nota progressività di applicazione dei suoi contenuti”.

Quanto al primo di tali punti, Baratono ha sottolineato in particolare come presupposto fondamentale sia l’adozione da parte delle stazioni appaltanti pubbliche e private di “piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, come ad esempio l’IFC, nel cui ambito i dati devono risultare direttamente connessi a modelli tridimensionali orientati a oggetti e devono essere richiamabili in qualunque fase e da ogni attore durante la progettazione, costruzione e gestione, e le informazioni prodotte e condivise non devono prevedere l’utilizzo esclusivo di applicazioni commerciali specifiche. A tale tema”, ha proseguito Baratono, “è strettamente legato quello dell’adozione di capitolati informativi, che devono innanzitutto contenere requisiti informativi strategici generali e specifici, compresi i livelli di definizione dei contenuti informativi, tenuto conto della natura dell’opera, della fase di processo e del tipo di appalto, oltre agli elementi utili alla individuazione dei requisiti di produzione, di gestione e di trasmissione dei contenuti informativi, in stretta connessione con gli obiettivi decisionali e con quelli gestionali prefissati. Sempre nell’ottica della massima condivisione, il capitolato deve essere comunicato anche ai subappaltatori e ai subfornitori che concorrono con l’aggiudicatario nella proposizione delle modalità operative di produzione, di gestione e di trasmissione dei contenuti informativi attraverso il piano di gestione informativa. Il risultato di questo tipo di approccio è fondamentale, ovvero indurre le stazioni appaltanti ad adottare una gestione informativa, prima ancora della sua imposizione alle controparti”.

L’evoluzione verso la digitalizzazione in ottica BIM sancita dal Decreto comporta secondo Baratono l’adozione di una serie di linee guida strategiche da parte delle stazioni appaltanti pubbliche, fra cui, nel quadro di una filosofia di indirizzo e coordinamento per la digitalizzazione progressiva dei procedimenti e dei processi di realizzazione delle opere, l’organizzazione di un piano di formazione del personale in relazione al ruolo ricoperto, un piano di acquisizione o di manutenzione degli strumenti hardware e software di gestione digitale dei processi decisionali e informativi, l’avvio delle attività volte alla digitalizzazione delle procedure e dei processi di realizzazione delle opere attraverso l’utilizzo di piattaforme interoperabili e ambienti di condivisione dati, l’organizzazione e messa in atto dei processi di controllo e gestione delle procedure, dei dati e dei conflitti. Percorso non privo di alcune criticità, che Baratono ha individuato innanzitutto nella separazione tra progettazione e costruzione: “per la maggioranza degli appalti”, ha ricordato Baratono, “va in gara il solo Esecutivo, mentre il BIM integra tipicamente progettazione, costruzione e manutenzione; la “capacità digitale” delle stazioni appaltanti deve essere verificata, inserendola nel Decreto sulla qualificazione delle stesse; e fra gli aspetti da considerare con attenzione vi sono l’adozione di bandi – tipo e contratti – tipo e la verifica della qualità delle Commissioni di gara. Il tutto cercando di mantenere un necessario equilibrio evitando una sovraregolamentazione che, storicamente, tende a frenare l’innovazione e a deresponsabilizzare i funzionari pubblici”. D’altro canto, pur valutando realisticamente i nodi da risolvere, Baratono ha sottolineato con forza come i processi di digitalizzazione sopra evidenziati siano ancora visti alla luce di una serie di luoghi comuni che è necessario sfatare. “Primo fra questi”, ha in particolare sottolineato il Provveditore, “quello dei costi: l’organizzazione e la formazione di una media stazione appaltante rientra nelle somme a disposizione per i lavori, e non ultimo esistono oramai corsi di formazione in forma gratuita, come dimostrano svariate esperienze del  Provveditorato Lombardia ‐ Emilia Romagna da me diretto. Un altro mito da sfatare è quello dei tariffari professionali non aggiornati al digitale: se lo sconto medio rispetto alle tariffe nelle gare è pari a circa il 40%, uno sconto minore compensa sicuramente gli eventuali maggiori costi, senza considerare i consistenti risparmi a breve‐medio termine. Altrettanto superata dai fatti è un’altra obiezione, quella del rischio di perdita dei dati derivanti da una piattaforma Open BIM: l’interoperabilità è ormai sostanzialmente totale per la grande maggioranza dei casi, e l’IFC passa il modello completo, con difficoltà marginali solo sulle parti parametriche comunque facilmente risolvibili. Portare a compimento li processo di evoluzione sancito dal Decreto comporta beninteso l’adozione di una serie di misure, fra cui una adeguata formazione della filiera, una razionalizzazione della struttura delle stazioni appaltanti, alcune azioni correttive sul Codice e di semplificazione normativa, un passo più deciso verso standard consensuali come ISO, CEN e UNI, l’incentivazione dei funzionari delle stazioni appaltanti e, non ultimo, il varo di precise linee guida da parte del MIT. Nulla, tuttavia, che non possa essere affrontato con efficacia con una precisa volontà da parte dei vertici della Pubblica Amministrazione e, naturalmente, dei funzionari pubblici”.

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Rapporto OICE 2017: crescono i bandi BIM
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Rapporto OICE 2017: crescono i bandi BIM
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Lo scorso 14 febbraio è stato presentato a Roma il Report OICE sui bandi BIM indetti nel 2017. 560/2017.
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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, specializzato nel settore delle costruzioni, si occupa dai primi anni ’90 di tecnologie applicate alla progettazione e al cantiere. Ha all’attivo numerose pubblicazioni e collaborazioni con le principali testate di settore relative a tecniche costruttive, progettazione 3D, organizzazione e gestione dei processi di cantiere.