Michelangelo Geraci, Ance: il BIM chiave per il futuro delle imprese

Michelangelo Geraci, vicepresidente Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) con delega a Tecnologia, Innovazione e Ambiente, ci racconta lo stato dell’arte del BIM in Italia e traccia possibili scenari futuri circa l’impatto di questa metodologia sull’industria delle costruzioni  grazie al costante contatto dell’Associazione con professionisti, imprese e stazioni appaltanti.

Quale ruolo giocherà in futuro il BIM nell’industria delle costruzioni?
Non può che essere un ruolo determinante dopo dieci anni di durissima crisi alle spalle e la consapevolezza che, per tornare a crescere, i metodi e gli strumenti tradizionali non bastano più. Grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi modelli gestionali è possibile innovare in modo radicale il modo di fare impresa. In questo senso il BIM è una grande opportunità in termini di qualità e efficienza, grazie allo scambio virtuoso di dati, esperienze e know-how tra gli operatori. Non stiamo parlando, infatti, solo di progettazione tridimensionale. Il punto di forza del BIM sta nel creare un nuovo rapporto tra la filiera dei protagonisti del processo produttivo, che possono dialogare su un’unica piattaforma condivisa. Questo significa più collaborazione, fiducia, e soprattutto la possibilità di individuare e correggere sin da subito le incongruenze, modellare il progetto, gestire tempi e costi del cantiere, pianificare la vita e la manutenzione del manufatto. Potenzialmente, insomma, una grande rivoluzione.

Qual è il grado di diffusione del BIM nelle imprese italiane?
L’Italia è ancora mediamente in ritardo rispetto ad alcuni paesi europei che sono partiti già da diversi anni, come la Gran Bretagna e i paesi nordici. Ma la partita è ancora in corso, anzi è tutta da giocare, facendo tesoro degli esempi di successo che già troviamo nel nostro Paese. Inoltre sarebbe auspicabile l’individuazione di un adeguato percorso di formazione, a partire dalle università, necessario a imprimere una forte accelerazione al processo di diffusione di questo importantissimo strumento.

Come Ance, cosa state facendo per informare le imprese di costruzioni del cambiamento in atto e per sollecitarle all’uso della metodologia BIM?
Ance è da sempre impegnata sul tema dell’innovazione nelle costruzioni, nella consapevolezza che anche un settore fortemente tradizionale come il nostro deve aprire le porte alla digitalizzazione e all’utilizzo dei più moderni strumenti tecnologici. Una sensibilità che ci ha portato, oltre dieci anni fa, a farci promotori di un progetto di ricerca basato su una piattaforma collaborativa di gestione delle informazioni, denominato InnovAnce, vincitore del Bando Industria 2015 sull’efficienza energetica. Negli ultimi anni, poi, abbiamo sostenuto con forza la necessità di una vera e propria strategia nazionale per la digitalizzazione da adottare a livello governativo, seguendo l’esempio di altri paesi europei come la Gran Bretagna, la Germania o la Francia, dove il BIM è al centro delle policy di innovazione del settore edile. Tutto ciò accanto a un’azione concreta di promozione e sostegno alla diffusione di questo strumento presso le imprese e gli operatori della filiera. In particolare intendiamo dare assistenza alle imprese organizzando corsi dedicati, e spero che già dopo l’estate inizierà questo percorso di formazione.

Quali sono le principali problematiche riscontrate dal punto di vista delle imprese?
E’ bene sfatare alcuni miti sul BIM. In primo luogo è uno strumento che non si presta all’utilizzo dei soli progettisti, ma è di grande utilità per tutti gli operatori della filiera dell’edilizia, ciascuno ovviamente per la sua parte di competenza. Un utilizzo coordinato del BIM nell’ambito di un singolo progetto/cantiere, condiviso da tutte le diverse figure tecniche che lavorano sulla stessa opera, può portare un dividendo di benefici a livello generale. In secondo luogo, non è vero che il BIM è uno strumento adatto solo alle imprese di dimensioni medio-grandi. Certo le più grandi realtà aziendali hanno maggiore facilità a recepirlo nella propria cassetta degli attrezzi, ma anche le PMI possono giovarsene per ottimizzare i loro processi realizzativi e conseguire risultati importanti in termini di crescita e competitività. E’ bene comprendere che l’impresa grazie al BIM può svolgere un ruolo strategico non solo in fase di progettazione e nel processo di realizzazione ma anche nella gestione e nella manutenzione dell’edificio. Uno sguardo, dunque, a tutto tondo che può cambiare in modo radicale la qualità e la durata degli interventi che si vanno a realizzare.

Quale variazione potrebbe subire il mercato quando nel 2019 scatterà il primo scaglione del decreto di obbligatorietà del BIM per gli appalti pubblici?
L’obbligo scatterà in maniera molto graduale: in questa prima fase, infatti, riguarderà solo i lavori pubblici di importo superiore a cento milioni. Si passerà poi progressivamente, fino al 2025, a quelli di importo minore. La portata del nuovo strumento e il suo impatto sul mercato non saranno quindi valutabili subito, ma nel corso del tempo. L’avvio del primo scaglione del decreto sarà comunque importante per preparare il terreno al cambiamento, soprattutto sul fronte della formazione dei soggetti coinvolti, che non sono solo imprese e progettisti. Una parte importante delle norme riguarda infatti la formazione delle stazioni appaltanti: queste dovranno adottare un piano di digitalizzazione dei loro processi, fare aggiornamento del personale e mettere a punto un programma di acquisto e manutenzione dei necessari strumenti hardware e software.

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Laureato in Architettura al Politecnico di Torino nel 2011, giornalista della redazione di BIMportale, lavora come freelance presso il quotidiano torinese CronacaQui e il Giornale dell’Architettura. Si è formato nello studio dell’architetto Ricardo Bofill a Barcellona partecipando alla realizzazione di progetti internazionali. Si è occupato di progettazione esecutiva, pianificazione urbana, comunicazione grafica ed editoriale e della realizzazione di comunicati stampa presso lo studio Rolla di Torino e ha lavorato come designer, project manager e tecnico commerciale.