Il nuovo Ospedale Universitario di Odense

Oltre 250.000 m2 di superficie suddivisi in più di 10mila ambienti e un numero incalcolabile di dati raccolti in 80 modelli architettonici per un investimento complessivo di 600 milioni di euro. Numeri impressionanti quelli del nuovo Ospedale Universitario di Odense, in Danimarca, sviluppato da ATIproject insieme a CMB e Itinera. Un lavoro di progettazione della durata di un anno reso possibile grazie all’uso della metodologia BIM con cui progettisti e imprese hanno potuto gestire, e condividere in tempo reale con la committenza, il grande flusso di informazioni necessarie alla realizzazione di uno degli ospedali più grandi d’Europa.

Il progetto
Il nuovo ospedale universitario sorgerà a partire da giugno di quest’anno a Odense nella Regione Sud di Danimarca. La società di progettazione pisana ATI Project, insieme alle imprese di costruzione Cmd e Itinera, si è occupata della progettazione dei primi due lotti dell’ospedale esteso su una superficie a terra di quasi 250.000 m2, comprensiva di aree dedicate alle infrastrutture e spazi verdi. I due appalti in oggetto, di 160.000 e 90.000 m2, si articolano rispettivamente in quattro e cinque piani fuori terra. Il corpo centrale, che si sviluppa da nord a sud, funge da “spina dorsale” dell’intero complesso ed è direttamente connesso alla facoltà universitaria. Esso, oltre ad avere la funzione di asse focale, rappresenta uno spazio di collegamento fra l’ambiente ospedaliero e quello universitario, con ambulatori, reparti di terapia intensiva, laboratori e servizi. Il secondo corpo, sviluppato da est a ovest, ospiterà il day hospital, l’endoscopia, le sale operatorie e la degenza. La struttura è realizzata in blocchi prefabbricati rivestiti con pannelli di acciaio Corten. Nelle facciate ad alta efficienza energetica sono state inoltre previste grandi aperture vetrate per garantire la giusta illuminazione degli ambienti. Gli edifici sono alimentati tramite impianto di trigenerazione, con sistemi a tutt’aria e radianti. Per gli ambenti della degenza è stato pensato un impianto a travi fredde al fine di garantire maggiore comfort termico ai pazienti e ridurre i livelli di rumore. Il secondo piano è interamente destinato ad apparati tecnologici con impianti robotizzati che gestiscono il funzionamento dei macchinari e dei servizi. Il progetto è attualmente in fase esecutiva e la posa della prima pietra dovrebbe avvenire a giugno di quest’anno. La fine dei lavori è prevista per il 2022.

“Un progetto irrealizzabile con la metodologia tradizionale”
La sfida principale di ATIproject è stata quella di sviluppare un processo di ottimizzazione progettuale, a partire da un progetto preliminare che permettesse la realizzazione delle opere in oggetto nel pieno rispetto del budget previsto dal committente e dei requisiti funzionali e prestazionali prefissati. “La fase di ottimizzazione e la successiva stesura del progetto definitivo – sottolinea il socio fondatore di ATIproject, Ing. Luca Serrisono avvenute in stretta cooperazione tra progettisti, General Contractor e committente, basata su flessibilità, trasparenza, apertura e costante comunicazione, al fine di perseguire gli obiettivi comuni con un approccio gestionale del tipo win-win”.
La grande novità di questo progetto è stata proprio la totale condivisione delle informazioni tra progettisti, imprese e committenza durante tutto il processo progettuale. Grazie all’uso della metodologia BIM infatti ATIproject è riuscita a realizzare un progetto complesso con oltre 400.000 oggetti digitali contati soltanto in una fase di consegna intermedia. “Considerando il gran numero di dati da gestire” – spiega Serri – “sarebbe stato impossibile realizzare questo progetto tramite la metodologia tradizionale”.

L’organizzazione del processo BIM
Alla progettazione dell’ospedale di Odense hanno lavorato circa 80 professionisti suddivisi in team operanti negli studi ATIproject di Pisa, Milano, Belgrado e Danimarca. I flussi di lavoro sono stati costantemente condivisi in cloud tra progettisti, imprese e committenza. “L’uso innovativo delle tecnologie BIM applicate a tutto campo, nonché gli strumenti di condivisione offerti, fruibili da tutti gli attori coinvolti nell’opera, hanno permesso una gestione ottimizzata della progettazione ed un incremento di produttività e qualità progettuale” – dichiara l’ing. Serri. – “Va sottolineato come tutto ciò sia stato possibile solamente grazie ad una strutturazione di tutto il processo informativo effettuata all’inizio della fase di lavoro effettiva. Nello specifico si è dovuto organizzare un flusso informativo che funzionasse correttamente e che fosse fruibile in qualsiasi momento per la verifica della correttezza delle informazioni, anche simultaneamente, sia da parte della committenza che da parte di tutti gli altri soggetti interessati nel processo. Organizzare il processo di progettazione informativa ha significato individuare da subito figure specializzate da inserire nel team strutturato e organizzato gerarchicamente, quali BIM Manager, BIM Coordinator e BIM Specialist che avessero già pluriennale esperienza nel campo della modellazione integrata e della progettazione. Fondamentale è stata la delocalizzazione del personale sia per motivi economici che per questioni pratiche, creando delle vere e proprie stazioni di supporto operativo che ottimizzassero in termini temporali i flussi informativi inerenti la comunicazione tra tutte le parti. Per consentire una gestione digitalizzata di tutto il processo – sottolinea Serri – è stato essenziale definire L’ACDat dove tutti i soggetti accreditati, con fruibilità customizzate, potessero condividere le informazioni prodotte, secondo regole prestabilite. La tipologia scelta per L’ACDat ha inoltre permesso la condivisone e l’elaborazione di innumerevoli formati digitali concordati e specificati all’interno del BEP (BIM Execution Plan) post contrattuale stilato dal BIM Manager”.

L’uso dei software
Sono numerosi i programmi utilizzati nel processo progettuale che hanno portato alla realizzazione dei modelli architettonici, strutturali, impiantistici ed energetici. L’Ing. Luca Serri ci ha spiegato nel dettaglio il funzionamento dei software e i grandi vantaggi riscontrati durante la progettazione integrata.
“Lo sviluppo del modello informativo, composto da diversi sottomodelli relativi alle singole discipline progettuali, è stato supportato dall’utilizzo di dRofus, strumento IT per la programmazione spaziale costituito da un’applicazione e da un database, condiviso tra tutti i soggetti coinvolti”. – precisa Serri – “In questo modo il flusso di informazioni e di lavoro è stato più agevole e abbiamo potuto condividere tutte le informazioni relative alle diverse aree della struttura sanitaria, incluse funzioni, forniture, apparecchiature medicali, dotazioni ospedaliere, con relative geometrie, quantità e caratteristiche. La possibilità di avere un unico database, che assicuri un flusso informativo completo, corretto e costantemente aggiornato da entrambi le parti durante tutta la fase progettuale, risulta essere uno strumento potentissimo per l’ottimizzazione dei tempi, la verifica costante dei costi e per il corretto flusso d’interscambio delle informazioni.”
La piattaforma principale di modellazione interdisciplinare è stata Autodesk Revit alla quale si sono legati i flussi di processo con specifici plug-in e strumenti software informativi dedicati agli specifici ambiti progettuali.
Per la parte di progettazione informativa computazionale l’utilizzo di Autodesk Dynamo è risultato fondamentale anche grazie alla creazione ed utilizzo di specifici script in linguaggio di programmazione Python creati ad-hoc ed in maniera iterativa per singoli processi per tutte le discipline interconnesse.
Per la parte di renderizzazione e realtà virtuale sono stati utilizzati con successo Autodesk 3DSmax, Lumion, Unreal Engine, mentre per le discipline strutturali, l’analisi dei carichi e dei telai è stata effettuata attraverso Strauss e Autodesk Robot Structural Analysis.
Il progetto energetico è stato sviluppato con l’ausilio di Be18, BSIM, Edilclima e Mold simulator per il calcolo dei ponti termici. Nell’ambito impiantistico l’utilizzo di MagiCAD ha inoltre velocizzato notevolmente la modellazione dei canali e tubazioni nonché i calcoli analitici a loro connessi per la creazione dei diagrammi funzionali.
Per quanto riguarda la codifica di tutti gli elementi costruttivi lo strumento software informativo utilizzato è stato Spine, una piattaforma di collaborazione basata su cloud interfacciata direttamente ad Autodesk Revit. Nello specifico Spine ci ha assicurato che tutte le informazioni sul progetto venissero sempre aggiornate tra tutti gli attori del processo.
Durante la fase di progettazione i modelli disciplinari sono stati condivisi settimanalmente in formato IFC, formato digitale che ha garantito il più alto grado di interoperabilità informativa tra software e strumenti informativi adottati dai diversi attori che dovevano fruire, per differenti esigenze, informazioni dai modelli. Per consentire una costante verifica del processo di modellazione e delle informazioni sono stati costantemente utilizzati Autodesk Naviswork e Solibri Model Checker.
“Questi software ci hanno permesso di analizzare in modo automatico la qualità dei modelli disciplinari e le interferenze informative secondo schemi tra categorie di modellazione prestabilite. La programmazione è stata possibile grazie al collegamento degli gli oggetti di modellazione 3D alle relative attività della WBS come attributi informativi degli oggetti digitali. Per garantire la precisione di questi risultati sono stati utilizzati impiegati strumenti software informativi di supporto alla progettazione e al controllo come Synchro PRO 4D, in grado di integrare la programmazione temporale delle attività all’interno degli oggetti digitali. Il progetto è stato infine presentato con oltre 1000 elaborati grafici e con video panoramici a 360 gradi in realtà virtuale visualizzabili dalla committenza con visori ottici specifici per la realtà virtuale quali ad esempio Oculus Rift”.

 

La società di progettazione
ATIproject è una società di progettazione architettonica, energetica e bioclimatica nata a Pisa nel 2011. Negli ultimi anni ha aperto nuove sedi a Milano e a Belgrado aumentando notevolmente il numero di dipendenti e il fatturato complessivo. Il metodo progettuale è basato sull’approccio BIM che ha permesso alla società di implementare la qualità progettuale. Tra le opere realizzate e in costruzione si contano numerose scuole, ospedali, edifici residenziali, uffici e centri sportivi. In ATIproject l’Ing. Luca Serri è l’Amministratore delegato, mentre l’Ing. Branko Zrnić ricopre la carica di Presidente.

 

Guarda la video intervista a Branko Zrnic, presidente di ATIproject.

 

Il progetto in breve
Tipologia: Ospedale Universitario
Committente: Regione della Danimarca del Sud
Luogo: Odense (Danimarca)
Area: 250.000 m2
Progettazione: ATIproject
Impresa aggiudicatrice: CMB, Itinera
Anno: 2018 – in corso
Costo: 600 milioni di euro

 

Laureato in Architettura al Politecnico di Torino nel 2011, giornalista della redazione di BIMportale, lavora come freelance presso il quotidiano torinese CronacaQui e il Giornale dell’Architettura. Si è formato nello studio dell’architetto Ricardo Bofill a Barcellona partecipando alla realizzazione di progetti internazionali. Si è occupato di progettazione esecutiva, pianificazione urbana, comunicazione grafica ed editoriale e della realizzazione di comunicati stampa presso lo studio Rolla di Torino e ha lavorato come designer, project manager e tecnico commerciale.