BIMportale Tour 2018: grande successo per la prima tappa a Torino

Ha riscosso un eccellente successo di pubblico la prima tappa del BIMportale Tour 2018, il ciclo d’incontri in giro per l’Italia organizzato da Euroconference in collaborazione con BIMportale, per far conoscere il BIM in tutte le sue declinazioni, dall’insegnamento, alla professione, passando per l’associazionismo. Venerdì scorso l’aula Magna del Politecnico al Lingotto era gremita, e la conferenza si è aperta proprio con l’intervento di una docente dell’ateneo torinese: l’ingegner Anna Osello, che coordina “Drawing TO the Future Lab”, il gruppo di ricerca sul BIM del Politecnico di Torino. Sono stati poi presentati i lavori e la metodologia BIM di due importanti società di progettazione: DVA/BimFactory e BimO Open Innovation; è infine  intervenuto Adriano Castagnone, presidente di ASSOBIM, l’associazione nata con l’intento di riunire una realtà complessa e dare rappresentatività alla filiera tecnologica del BIM.

L’insegnamento: parola d’ordine, interoperabilità
Durante l’incontro, a cui erano presenti tutti gli studenti del gruppo di ricerca “Drawing TO the Future Lab”, la professoressa Anna Osello ha raccontato l’esperienza di lavoro in ambiente BIM, iniziata 12 anni fa, presentando alcuni esempi virtuosi pubblici e privati sul territorio italiano. Fra questi l’Ospedale Galliera di Genova “realizzato interamente in BIM, dall’appalto all’esecuzione lavori”, la Torre Unica della Regione Piemonte, “oggetto di studio di molti miei tesisti” e il caso dello Juventus Stadium, “per cui la società bianconera ha finanziato borse di dottorato con l’intento di sperimentare il BIM Facility Management sul proprio edificio”, ha ricordato la professoressa Osello. Casi studio significativi che ben dimostrano “come tutta l’Italia, pubblica e privata, sia pronta a lavorare in BIM, ha sottolineato la docente del Politecnico. “Non solo le pubbliche amministrazioni infatti stanno adottando la progettazione integrata per esigenze di legge ma, dal momento che BIM significa gestione e controllo dell’informazione, sono proprio i privati a godere di maggiori vantaggi in questo senso. L’ingegnere ha poi raccontato il suo metodo di insegnamento, basato su una parola d’ordine: interoperabilità. “L’interoperabilità è la base della metodologia BIM“, ha spiegato Osello, “si inseriscono le informazioni in un modello e così inizia lo scambio tra i professionisti e tra i diversi software”. A tal proposito la professoressa ha precisato che “c’è chi preferisce la creazione di un unico modello, e chi, come me, è aperto all’interconnessione tra software differenti. L’importante”, ha aggiunto, “è che funzioni sempre l’interoperabilità». E’ stato poi approfondito il metodo di approccio pratico insegnato agli studenti: “Si creano tre modelli: architettonico, strutturale e impianti, che si sviluppano insieme. Ed è bene partire proprio dalla progettazione impiantistica, che è sempre la parte più complessa. Le informazioni vengono scambiate tra le varie discipline nel formato di interscambio IFC e il modello viene costantemente aggiornato per condividere i dati”, ha concluso Osello, facendo riferimento al caso studio della Torre Unica della Regione Piemonte e ad altri 32 edifici del Comune di Torino.

I professionisti: i vantaggi della condivisione e tempi più rapidi
Durante la conferenza è stata anche approfondita la metodologia di progettazione BIM adottata da professionisti esperti di Buildingnfrmation Modeling quali l’ingegner Andrea Fronk, Project Information Manager di DVA/BimFactory, e l’architetto Franco Rebecchi, BIM Manager di BimO Open Innovation.
Fronk, facendo riferimento alle norme UNI 11337 e al Decreto Baratono, ha presentato alcuni progetti a cui lo studio ha lavorato: la scuola di Liscate, il Molo C dell’aeroporto di Fiumicino, lo studio della copertura della Vtb Arena di Mosca e il rivestimento del ponte Mayer ad Alessandria. Per ogni progetto sono stati utilizzati i software adatti, come ArchiCAD, Revit e STR Vision CPM per il controllo in 4D e in 5D, ma soprattutto è stato spiegato il procedimento di documentazione e condivisione in BIM. L’ingegner Fronk ha ripreso le tappe progettuali spiegate dalla professoressa Osello, focalizzandosi poi sull’importanza del BEP (Buildin Execution Plan), il piano preparato dal team di progettazione per illustrare come si intendono raggiungere e rispettare gli obiettivi e i requisiti definiti dal committente. “Il piano“, – ha spiegato Fronk, “si sviluppa in diverse tappe che contemplano anche la modalità di condivisione con la committenza”. Il cosiddetto CDE (Common Data Environment), è suddiviso in 4 aree. “Alla prima area può accedere soltanto il gruppo di progetto, la seconda è condivisa con gli altri, e poi ci sono la pubblicazione e l’archivio. Noi”, “ha aggiunto il Project Information Manager di DVA, “utilizziamo piattaforme specifiche per visualizzare il modello e lavoriamo in cloud, così la committenza può vedere il livello di avanzamento lavori in tempo reale”.
L’architetto Franco Rebecchi, BIM Manager e fondatore della start up BimO Open Innovation, si è invece concentrato sui vantaggi del BIM in termini di tempo e sull’importanza dei Big Data. “Dopo il sisma del 2012 nella Bassa Modenese che ha distrutto buona parte dei capannoni dell’area industriale, siamo stati chiamati dalla committenza per realizzare un progetto di ricostruzione in tempi rapidissimi, per evidenti ragioni”, ha raccontato l’architetto, “abbiamo così raccolto una grande quantità di informazioni sulle strutture danneggiate e, analizzandole come Big Data, abbiamo organizzato il BEP. Abbiamo allora realizzato il progetto in tempo, grazie alla velocità del processo BIM , concentrandoci sulle condizioni di ogni singolo fabbricato». E a tal proposito, il BIM Manager ha elogiato la versatilità della metodologia BIM , “adatta sia per progetti di grandi dimensioni, ma anche per ristrutturazioni e progetti in scala ridotta. Infatti”, conclude Rebecchi, “abbiamo recentemente terminato il progetto BIM per un franchising globale di ristoranti”.

L’Associazione: il BIM è un’evoluzione, non una rivoluzione
Al termine del primo appuntamento del BIMportale Tour, che prevede le prossime tappe in altre cinque città italiane, è intervenuto il presidente ASSOBIM Adriano Castagnone che ha definito il BIMnon come una rivoluzione, ma come un’evoluzione”, ribadendo l’intento dell’associazione: “creare un sistema organizzativo e collaborativo tra i vari interpreti coinvolti nel ciclo di vita di un edificio. Il cambiamento portato dal BIM”, ha aggiunto il presidente, “contempla l’ambiente, i comportamenti, le capacità, la convinzione dei valori e l’identità delle persone. E il numero crescente di nuovi iscritti che registriamo ogni settimana”, ha detto Castagnone, “testimonia la necessità di creare un gruppo di lavoro che evolva insieme nell’ottica dell’interoperabilità dei software. Ma per creare l’interoperabilità dei software”, ha concluso il presidente di ASSOBIM, “è necessaria l’interoperabilità delle persone”.

 

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BIMportale Tour 2018: grande successo per la prima tappa a Torino
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BIMportale Tour 2018: grande successo per la prima tappa a Torino
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Si è conclusa con un grande successo di pubblico la prima tappa del BIMPortale Tour 2018, tenutasi lo scorso 23 marzo a Torino
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Laureato in Architettura al Politecnico di Torino nel 2011, giornalista della redazione di BIMportale, lavora come freelance presso il quotidiano torinese CronacaQui e il Giornale dell’Architettura. Si è formato nello studio dell’architetto Ricardo Bofill a Barcellona partecipando alla realizzazione di progetti internazionali. Si è occupato di progettazione esecutiva, pianificazione urbana, comunicazione grafica ed editoriale e della realizzazione di comunicati stampa presso lo studio Rolla di Torino e ha lavorato come designer, project manager e tecnico commerciale.