Pietro Baratono alla One Team BIM Conference: “Bisogna essere pronti a cambiare”

La pandemia da Coronavirus ha portato l’economia globale a vivere una crisi senza precedenti, le previsioni sul PIL italiano non sono incoraggianti. In questo scenario negativo, si inserisce il dibattito relativo a infrastrutture e appalti pubblici. Digitalizzazione e dematerializzazione del settore delle costruzioni sono aspetti di cui si parla da tanti anni, durante le settimane di emergenza Covid-19 se ne è fortemente sentita l’esigenza.

Quali sono i presupposti per dare nuovo slancio al settore? Su questo tema è intervenuto Pietro Baratono, Provveditore Interregionale per le Opere Pubbliche in Lombardia ed Emilia Romagna, MIT, in occasione della One Team BIM Conference, l’appuntamento organizzato da One Team giunto alla ottava edizione, svoltosi per la prima volta in modalità digitale.

In questa fase, rifugiarsi nelle vecchie pratiche condannerebbe il Paese a una fine prematura. Bisogna guardare a scenari diversi, spingere sull’innovazione delle imprese e della PA, pensando a un approccio integrale e integrato alla digitalizzazione” ha affermato Baratono.

Per dare vita a scenari positivi, sono necessarie alcune condizioni. La prima, secondo Baratono, riguarda i meccanismi di spesa, che devono adeguarsi ai ritmi e alle tempistiche delle grandi opere. “Si parla di investire miliardi di euro in infrastrutture durante il triennio 2021-2023, ma sarà impossibile senza meccanismi di spesa più fluidi. A oggi molte delle opere infrastrutturali, come il Mose di Venezia, vengono finanziate di anno in anno. Se le risorse finanziarie ci sono, bisogna pensare a una migliore programmazione delle opere. I grandi progetti non si realizzano in un anno, hanno bisogno di un periodo di programmazione comunitaria. Alcune opere hanno lunghi tempi di gestazione e di approvazione, senza contare che se fallisce un’impresa, o se ci sono contenziosi, si rischia di cadere nella perenzione dei fondi. Per questo, è importante immaginare i nuovi meccanismi finanziari di un’opera pubblica, organizzandone bene i tempi”.

Un’altra condizione riguarda il rinnovamento della PA, che Baratono definisce “il motore della nostra società”. Sono ancora poche le amministrazioni pronte a digitalizzare i processi e a evolvere con il settore, la maggior parte resiste al cambiamento e non ha capacità tecniche sufficienti. “In Italia ci sono tante micro stazioni appaltanti (Anac ne ha contate circa 36.000) e molte non hanno le competenze per gestire gli appalti digitali. Sarà quindi fondamentale pensare a una loro razionalizzazione e aggregazione. Bisogna investire nella formazione dei tecnici, che deve essere accompagnata da un ricambio generazionale. Le stazioni appaltanti in cui l’età media è più bassa sono quelle più pronte all’innovazione. La Pubblica Amministrazione deve adeguarsi ai tempi, mettersi in gioco”.

Un altro aspetto fondamentale è quello della interoperabilità, condizione ritenuta essenziale anche dalla Commissione Europea. Non possono esserci piattaforme non interoperabili, lo scambio di dati deve avvenire senza l’utilizzo di formati proprietari. A questo proposito, il Ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti sta sperimentando l’Archivio Informatico delle Opere Pubbliche (AINOP), basato sulla interoperabilità delle varie amministrazioni che detengono e gestiscono i dati riferiti a un O.P. e all’esecuzione dei lavori sulla stessa. “La burocrazia deve mettersi in gioco, bisogna essere pronti a cambiare” conclude Pietro Baratono.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, lavora da molti anni nell’editoria B2B per la stampa tecnica e specializzata. Ha scritto a lungo di tecnologia, business e innovazione. Oggi orienta la sua professione nel campo delle tecnologie applicate alla progettazione architettonica e all’imprenditoria delle costruzioni.