Silvia Mastrolembo Ventura: BIM e VR, da strumento di visualizzazione a input progettuale

Lontano dalla tradizionale visione di luogo dell’accademia slegato dal mondo delle professioni, l’Università rappresenta oggi non solo un laboratorio di idee ma anche un luogo di snodo relazionale fra ricerca avanzata e pratica professionale. Una trasformazione senza dubbio accelerata nell’ambito della progettazione dalla progressiva digitalizzazione dei processi e dall’avvento di nuovi approcci metodologici come il BIM, di cui gli atenei italiani sono stati incubatori e promotori. Abbiamo incontrato l’ingegner Silvia Mastrolembo Ventura, la cui attività accademica è particolarmente indicativa sotto questo aspetto in quanto svolta all’interno di due fra gli atenei italiani più all’avanguardia su questo fronte, il Dicatam dell’Università degli Studi di Brescia e il Politecnico di Milano. Con lei abbiamo fatto il punto sui fronti più avanzati della sperimentazione in ambito universitario in materia di BIM, Realtà Virtuale e digitalizzazione, e provato a gettare lo sguardo sul panorama che l’ormai prossima entrata in piena operatività del Decreto Ministeriale 560/2017 prefigura.

Al momento del nostro ultimo incontro il progetto CAVE incentrato sulla Realtà Virtuale era in pieno sviluppo; quali sono ad oggi le sue evoluzioni?
Il progetto Cave, che possiamo più propriamente definire come progetto di valutazione della Realtà Virtuale come strumento di comunicazione e analisi del progetto, ha seguito due linee di sviluppo: il test di diverse tecnologie VR e la valutazione del loro utilizzo come strumento di revisione collaborativa del progetto. Una prima sperimentazione, presentata nella sua fase iniziale alla prima edizione di Digital&Bim Italia e condotta in collaborazione con TeamSystem, ha previsto l’utilizzo della realtà virtuale semi-immersiva; si tratta di un sistema, in questo caso con un singolo schermo retro-proiettato, tramite il quale è possibile visualizzare il prototipo virtuale di un edificio con l’uso di occhiali stereoscopici che ricreano la scena 3D e che, grazie a un sistema di tracking della posizione dell’utente, ne mantengono il punto di vista coerente con il suo movimento. Dopo una prima fase di creazione della rappresentazione virtuale è partita una fase di ricerca che si è basata sulla simulazione del processo di analisi e revisione del progetto, avente come caso studio il progetto di una scuola innovativa, in cui abbiamo coinvolto un panel rappresentativo di stakeholder, fra cui BIM manager di società di ingegneria e architettura, stazioni appaltanti ma anche utenti finali di una scuola di pari grado, in particolare un gruppo di docenti, genitori e studenti cui abbiamo chiesto di valutare il progetto tramite la realtà virtuale. Il risultato di questo processo, che ha visto anche una fase di validazione in cui sono stati coinvolti esperti a livello internazionale che usano la VR sia in ambito accademico che nel mondo professionale, è stato lo sviluppo di linee guida procedurali per utilizzare in maniera efficace la Realtà Virtuale nell’ambito dei processi di revisione del progetto. Questa soluzione rappresenta quindi uno strumento di collaborazione e stakeholder engagement, di facilitazione del rapporto tra domanda e offerta, che apre numerosi altri fronti, ad esempio contrattuali ma anche cognitivi.

In un secondo caso, che ha avuto come oggetto di studio un padiglione ospedaliero esistente, è stato utilizzato uno strumento di realtà virtuale immersiva, un visore indossabile, che consente agli utenti di visualizzare e testare un prototipo virtuale mentre il loro campo visivo è immerso a 360 gradi nella realtà virtuale rappresentata, garantendo quindi una piena sensazione di coinvolgimento nello scenario visualizzato. Questa sperimentazione è stato promossa all’interno di un programma di mobilità internazionale per studenti e giovani ricercatori cui abbiamo partecipato come Università di Brescia in collaborazione con la Ruhr-Universität Bochum (Germania). In questo ambito abbiamo sviluppato una rappresentazione VR dell’edificio esistente navigabile, tramite il visore, dal punto di vista di diverse tipologie di utenti. Inoltre, abbiamo integrato l’esperienza immersiva con la simulazione dei flussi di utenti sulla base dei dati occupativi, rappresentativa dello scenario d’uso attuale, allo scopo di includere l’affollamento nella valutazione dello spazio. Esperienze, queste, che hanno avuto un impatto anche sulla didattica, prima coinvolgendo i tesisti che hanno partecipato ad entrambi i progetti di ricerca, poi in una successiva Summer School interdisciplinare presso l’Università di Brescia, da cui sono scaturite da parte degli studenti idee e applicazioni interessanti e alcune proposte di tesi sulla progettazione supportata dalla VR.

Un salto di qualità anche concettuale quindi…
Certamente. L’utilizzo della VR sta estendendo il suo orizzonte da strumento di visualizzazione del progetto a vero e proprio input progettuale. Nel settore delle costruzioni le applicazioni più comuni della VR partono dalla base di un modello 3D visualizzato in ambiente virtuale a fini di marketing e comunicazione del progetto. Il focus oggi si è spostato su un diverso obiettivo, ovvero l’utilizzo di questa tecnologia per raccogliere feedback da progettisti, potenziali utenti, committenza, manutentori all’interno del progetto sin dalle fasi iniziali e poi lungo l’intero arco del processo progettuale, nella fase di cantierizzazione ed esecuzione dell’opera. Importante anche l’uso, sempre più diffuso, della VR come strumento di training rivolto a chi poi opererà nella realizzazione e gestione  dell’edificio.

L’ambiente dell’Università e della ricerca è sempre stato considerato un mondo a parte rispetto a quello delle professioni e delle imprese; queste esperienze stanno iniziando a colmare questo gap grazie alle loro ricadute concrete sull’attività professionale?
Senza dubbio. Fino a 5/6 anni or sono al di fuori dell’ambito universitario la conoscenza del BIM era veramente molto limitata. Negli ultimi tre anni la consapevolezza del mondo delle professioni rispetto a questa metodologia ha compiuto un salto di qualità, non senza risvolti a volte contraddittori come sempre avviene nelle fasi iniziali di diffusione di un’innovazione. Oggi la sfida per il mondo universitario si è spostata un po’ più in là, dalla nozione di BIM al più ampio concetto di gestione del dato. In questo panorama anche la relazione con le imprese è fondamentale: da un lato, queste ultime forniscono all’università un terreno concreto di applicazione utile alla comprensione delle problematiche e all’individuazione delle soluzioni, dall’altro le imprese che vogliono innovare e investire nel digitale devono oggi guardare con attenzione a quanto succede nelle Università e sfruttarne le esperienze nella gestione di questa evoluzione.

A questo proposito, qual è a suo avviso la situazione del mondo professionale alle soglie dell’entrata in vigore del prossimo step di obbligatorietà del Decreto?
Al momento il livello di attenzione è ancora relativamente basso, probabilmente a causa del fatto che la soglia economica di obbligatorietà è in questa prima fase molto alta e sembra perciò coinvolgere un numero limitato di soggetti. In realtà, se consideriamo gli step previsti dal Decreto e i numerosi passaggi richiesti per l’allineamento alle prescrizioni di legge, le scadenze sono molto vicine. Gli investimenti, la digitalizzazione dei processi, l’adozione dell’approccio innovativo che il BIM comporta necessitano di tempo anche nella migliore delle ipotesi, ed è perciò indispensabile iniziare ad occuparsene oggi. In questo senso, sono convinta che il ruolo delle Università sia strategico.

Come si colloca in questo ambito il tema della formazione della committenza pubblica?
È senz’altro un aspetto chiave. C’è un’enorme necessità di formazione nell’ambito della committenza pubblica, dove le esigenze sono tante e i punti di riferimento tutto sommato ancora pochi. Secondo il Decreto 560/2017, sulla committenza pubblica gravano specifici obblighi formativi, e quest’ultima è estremamente diversificata, comprendendo sia le piccole realtà locali che i grandi enti, ed è necessario livellare le conoscenze delle stazioni appaltanti e quelle che i progettisti, per lo meno quelli più evoluti, hanno già iniziato a maturare.

 

Giornalista professionista della redazione di BIMportale, specializzato nel settore delle costruzioni, si occupa dai primi anni ’90 di tecnologie applicate alla progettazione e al cantiere. Ha all’attivo numerose pubblicazioni e collaborazioni con le principali testate di settore relative a tecniche costruttive, progettazione 3D, organizzazione e gestione dei processi di cantiere.