Aimetti, CNAPPC: “BIM Bang”, la rivoluzione digitale dell’architettura

BIMportale ha incontrato l’architetto Marco Aimetti, membro del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, per parlare di BIM a tutto tondo e dell’impatto che sta avendo questa nuova metodologia nel mondo delle professionalità in architettura in Italia.

(Guarda la nostra video intervista esclusiva)

Aimetti, in particolare, è coordinatore del Dipartimento Lavoro, Nuovi mercati e Innovazione, e ha curato con altri autori la “BIM BANG: breve introduzione all’era digitale del mondo delle costruzioni”, che intendere mettere in condizione gli architetti italiani di avere una visione di scenario sul cambiamento in atto.

Architetto Aimetti, come nasce l’idea da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di realizzare la guida BIM Bang e quali obiettivi si propone?
Il CNAPPC da sempre cerca di operare con l’obiettivo di far si che gli Architetti italiani abbiano una formazione adeguata al mercato della progettazione. In un processo progettuale sempre più regolamentato da dinamiche digitali è fondamentale che ci sia una crescita anche da parte degli architetti. La nostra guida ha la presunzione di innescare l’interesse e descrivere in modo semplice e veloce le nuove dinamiche di gestione di un progetto in un ambiente digitale. A questa iniziative ne seguiranno altre sempre nella stessa direzione.

Come potrebbe definire il cambiamento in atto?
C’è un cam biamento di processo. La definizione del progetto passa attraverso dinamiche diverse più integrate. Il concetto di prototipo virtuale che è l’essenza del BIM richiede la collaborazione e la condivisione dei dati tra tutti i soggetti interessati al progetto. Tale cambiamento determina inevitabilmente un cambiamento delle strutture professionali che dovranno essere più grandi e connesse.
In parallelo c’è un cambiamento culturale che trasforma i ragionamento da analogico a Digitale. Una nuova “cultura del dato” come è stata recentemente definita dall’Architetto Ciribini. Questo passaggio non è per nulla scontato per gli Architetti e dovrà avvenire salvaguardando il valore sociale,  unico e umanistico del progetto. Una sfida difficile e centrale, una nuova forma di creatività digitale dove il dato, il numero è una delle componenti del problema ma non l’unica.

Il BIM può essere una risposta al problema della produttività nel mondo delle costruzioni?
Sicuramente lo è. Le ragioni dell’auspicabile sviluppo del bim sono proprio queste: aumentare la produttività. Il settore delle costruzioni è penultimo nella classifica della produttività dei sistemi produttivi. Le ragioni sono la mancanza di una fabbrica di produzione e la mancanza di un prototipo che anticipi l’opera vera e propria così come avviene negli altri settori. Il BIM risolve in modo virtuale questi due problemi.

Per molti progettisti il BIM potrebbe in qualche modo limitare la creatività, cosa ne pensa?
In parte è vero con alcune precisazioni. Forse, come prima detto, dovrà nascere una nuova creatività più digitale complessa e articolata ma ugualmente “unica”. Non dimentichiamoci che il Guggenheim Museum di Bilbao è stato uno progetto per la cui realizzazione, anticipando i tempi, fu sviluppato un software dedicato il cui sviluppo diede poi origine ad uno dei primi programmi BIM ancora oggi commercializzato. Non penso che quello fosse un progetto privo di creatività. Con questo voglio dire che il BIM permette anche nuove forme espressive prima impensabili. È poi vero che il processo digitale si muove per successivi approfondimenti e che le prime fasi sono tipicamente compositive e quindi ugualmente creative.

Nella filiera delle costruzioni, qual è secondo lei l’anello debole per l’implementazione del BIM?
Penso che in questo momento siamo tutti anelli deboli. Questo è dovuto anche e soprattutto alla stagnante situazione economica del mercato delle costruzioni che non permette a nessuno di investire in innovazione. Io credo che se ripartisse tale settore economico in poco tempo ci sarebbe una rivoluzione innovativa dell’intera filiera. Nonostante quello che si dice questo è un problema che interessa tutto il Mondo dove il BIM non è ancora prassi da nessuna parte.

Quali sono secondo lei le maggiori difficoltà per un reale sviluppo del BIM in Italia?
Come già detto mancano i fondi, mancano le situazioni, mancano gli investimenti pubblici in questo settore e mancano strutture operative che possano adattarsi a questo nuovo processo. È difficile pensare che uno Studio o un’Impresa di costruzioni investa molto denaro e molte energie in questo momento. Non dobbiamo poi dimenticare due fattori importanti. Il primo riguarda il valore del progetto eseguito in BIM: sicuramente è un prodotto di qualità superiore e dovrà essere pagato di più rispetto ad un progetto tradizionale. Questa situazione si potrebbe verificare in grandi appalti ma difficilmente capiterà per i lavori medio piccoli che continueranno ad essere sottopagati. È singolare ad esempio che l’entrata in vigore dell’obbligatorietà dei BIM nel campo dei lavori pubblici non abbia determinato un aggiornamento automatico del Decreto Parametri. I progetti fatti in ambiente digitale sono prodotti di qualità superiore almeno da un punto di vista di definizione tecnica e, pertanto, dovranno essere pagati di più. Questo non sta avvenendo.
In secondo luogo non aiutano le attuali politiche portate avanti dal Governo che avendo concesso le flat tax solo ai professionisti singoli hanno innescato una ulteriore frammentazione delle strutture professionali: Sarebbe stato necessario operare esattamente nella direzione opposta promuovendo agevolazioni fiscali anche e soprattutto agli studi composti da più professionisti, eventualmente interdisciplinari che avrebbero così potuto investire nell’auspicata innovazione diventando competitivi anche in un mercato della progettazione sempre più internazionale.
Lo dico in modo ironico, probabilmente il Governo pensava che il problema si sarebbe risolto digitalizzando la Centrale Unica di Progettazione, altra manovra a dir poco imbarazzante.

Cosa pensa succederà nel futuro anche in vista dell’entrata in vigore del Decreto 560/2017 che obbliga le amministrazioni pubbliche alla graduale introduzione del BIM negli appalti?
Da un recente studio promosso dal CRESME e dal Centro studi del CNAPPC appare chiaro che i bandi di progettazione in BIM stanno crescendo in modo esponenziale. Sicuramente questo è dovuto al Decreto 560. Il timore è che tale evoluzione interessi pochissime realtà professionali già attrezzate per questo nuovo processo digitale e, in parallelo, condanni la maggior parte degli architetti italiani ad essere esclusi dalla progettazione delle Opere Pubbliche. Per questo serve la nostra breve guida e altre azioni che faremo, per innescare una crescita degli studi, pur con tutte le difficoltà appena richiamate.

 

 

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Giornalista della redazione di BIMportale, professionista della comunicazione e del marketing per il settore AEC – Architetture Engineering & Construction. Ha lavorato per molti anni nell’editoria B2B dirigendo una delle principali testate specializzate per l’industria delle costruzioni, per la quale è stato autore di numerosi articoli, inchieste e speciali. Durante questa lunga esperienza editoriale ha avuto modo di vivere e monitorare direttamente l’evoluzione del settore e la sua continua trasformazione, lavorando a stretto contatto con i principali protagonisti del mercato: imprese edili, progettisti, committenti, produttori. Su tali premesse nel 2007 ha fondato l’agenzia di comunicazione e marketing Sillabario, che si occupa delle attività di comunicazione e ufficio stampa di importanti marchi industriali del settore delle costruzioni.