Gianmarco Esposito, Studio Calvi: importante approccio a standard ripetibili

A partire dal 2012 e per tutti gli anni della sua formazione universitaria in Ingegneria Edile–Architettura a Padova, l’Ing. Gianmarco Esposito si è dedicato allo studio della filosofia alla base dei processi BIM intravedendo nei modelli informativi digitali e nei loro campi di applicazione e sviluppo il futuro del mondo dell’ingegneria civile e dell’architettura.
La sua esperienza prima di studi e professionale prima in Spagna e poi in Cile gli ha permesso di rendersi conto che in alcuni Paesi lo sviluppo BIM era già una realtà consolidata mentre in altri, fra cui l’Italia, il processo risultata un po’ più graduale. Oggi è BIM Coordinator dello Studio Calvi.

Qual è stato il suo percorso professionale che lo ha portato dove si trova oggi?
Immediatamente dopo la laurea ho iniziato a lavorare come progettista e BIM specialist in Operamed, azienda che opera nel settore della progettazione e commercializzazione di sale operatorie e ambienti ospedalieri chiavi in mano a livello mondiale. All’interno di tale realtà mi sono relazionato con un team di progettazione e sviluppo BIM di grande esperienza, dal quale ho appreso nozioni e applicazioni dei workflow a livello progettuale, produttivo e commerciale e, in particolar modo, alcuni elementi del lavoro in qualità che sono poi diventati i cardini del mio personale approccio alla progettazione integrata tramite modelli informativi. Nel mentre ho conseguito l’abilitazione alla professione di ingegnere.
Dopo circa un anno ho colto l’opportunità di entrare nell’ufficio di progettazione architettonica di Studio Calvi con l’obiettivo di contribuire alla crescita e all’organizzazione dello sviluppo BIM. Lo studio di progettazione si occupa di ingegneria e architettura e opera a tutto tondo nei settori dell’edilizia contemporanea e storica, dei ponti e delle infrastrutture ed eccelle nella progettazione antisismica per la quale vanta opere e consulenze in tutto il mondo. Oltre a quello che è di fatto il mio lavoro, considero questo ambito una passione personale che mi porta a lavorare per consulenze e a contribuire alla crescita e alla divulgazione della filosofia e metodologia BIM. Ciò avviene anche attraverso corsi di formazione uno dei quali si tiene in questi giorni all’Ordine degli Ingegneri di Pavia.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Il BIM coordinator è una figura ben delineata i cui caratteri professionali sono normati nella UNI 11337-7: in estrema sintesi si tratta di colui che ha la responsabilità di coordinare il lavoro del team di BIM Specialists di una delle discipline di progetto delineando, insieme al BIM manager, le strade da seguire per l’espletazione di ciascuna fase della commessa nei tempi e nei modi condivisi con il committente.
Al di là dei più rigidi inquadramenti, ritengo che le figure professionali che operano nel campo della gestione informativa della commessa debbano avere, com’è giusto che sia, diversi gradi di responsabilità in base all’abilità dimostrata e all’esperienza, ma al contempo si debbano porre sullo stesso piano al momento delle riunioni e delle consultazioni. Il mio lavoro è un confronto continuo con i collaboratori. Infatti, ciascuna scelta e decisione progettuale o di processo è frutto delle opinioni di chi lavora quotidianamente sulla commessa in questione, e dal punto di vista manageriale, e dal punto di vista meramente pratico della modellazione e implementazione, in quanto è naturale che la miglior maniera di procedere o di risolvere un problema è più facile da trovare ascoltando differenti idee in merito.
Ritengo questa la parte più piacevole e appassionante del mio lavoro anche se, all’interno dello studio, mi sono occupato pure di realizzare template di modello informativo flessibili sulle esigenze di ciascun progetto, di stilare gli standard di attuazione della gestione informativa, di rendere pratiche alcune idee di miglioramento gestionale già condivise da tempo con alcuni collaboratori e dirigenti e proporne di nuove. È giusto porre l’attenzione su queste ultime tematiche in quanto si tratta di un ambiente dinamico, in rapido sviluppo, costituito essenzialmente da menti umane e prodotti digitali, dove la ricerca e il costante aggiornamento sono fondamentali per distinguersi e continuare ad ottenere lavoro, sintomo di un operato in qualità.

Come opera quotidianamente con quali strumenti e con quali obbiettivi?
Lo scopo di un modello BIM è trasmettere informazioni: quanto più utili e precise esse siano, migliore sarà il risultato. Come ogni WBS che si rispetti, però, il raggiungimento di un obiettivo così ampio passa necessariamente da una serie di sotto-obiettivi controllati tramite scadenze. Risulta, di fatto, imprescindibile la scomposizione del pacchetto finale in componenti più piccole, eventualmente a loro volta scomposte fino a raggiungere un elemento gestibile con le risorse a disposizione. Da qui la diretta conseguenza sono i modelli di coordinamento (o federati), siano essi monodisciplinari o multidisciplinari. Nel caso dei primi è il BIM coordinator a gestirli e mantenerli coerenti tra loro, nel caso dei secondi tale ruolo è ricoperto dal BIM manager, responsabilità impegnativa specialmente nei casi in cui i Coordinator delle varie discipline appartengono diversi studi professionali.
Proprio per i rapporti fra i differenti collaboratori e con la committenza è centrale nella gestione informativa la condivisione continua dei dati prodotti. A tale scopo utilizziamo i cosiddetti Common Data Environment (CDE), ovvero dei cloud online direttamente connessi ai software di authoring che rendono accessibile in ogni momento il modello e la sua documentazione allegata, semplicemente da browser o da tablet. Ad esempio, mi è capitato di lavorare ad un progetto per un nuovo ospedale in Israele collaborando con un team di progettazione che si trovava a Dubai attraverso il CDE Autodesk BIM 360. In tal modo, sfruttando anche il fuso orario, il processo di progettazione e modellazione non si è praticamente mai interrotto, con un evidente risparmio di tempo ed anche un sensibile cambio di filosofia del lavoro: non siamo ancora abituati a rientrare in ufficio il giorno seguente e trovare il lavoro avanzato rispetto a come lo avevamo lasciato.
Elemento portante dell’approccio progettuale e, quindi, gestionale è il costante contatto con la realtà, non sempre una questione scontata quando si lavora in ambiente digitale. Infatti è fondamentale ogni qual volta si posizioni un oggetto in un modello avere la consapevolezza che tale entità ha un peso, un costo e un tempo di posa. Queste sono informazioni che poi formeranno parte integrante della documentazione allegata nonché della storyline per fasi del modello stesso.
Ulteriori strumenti fondamentali sono i software per il code checking e la clash detection, utilissimi a risolvere conflitti mai facili da gestire nelle primissime fasi e comunque spesso presenti al momento della progettazione esecutiva quando è fondamentale dare in mano alle aziende di costruzioni, ai produttori e a ciascun operatore di cantiere degli elementi realmente realizzabili e vergini da interferenze.
A livello di strumenti i software di BIM authoring che utilizziamo sono Revit per la progettazione architettonica, Tekla Structures per quella strutturale, Dynamo per il computational design e per il software development e Navisworks per code checking e clash detection. Tali software permettono naturalmente di uscire dai vincoli del formato proprietario e, tramite formati aperti, dialogare sia tra di essi sia con altri quali Midas, SAP2000, STR Vision CPM, Lumion, 3D Studio Max, IDEA StatiCa, 3Muri.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM della vostra azienda?
Il percorso graduale che ha portato Studio Calvi alla realizzazione della prima commessa full BIM è iniziato all’incirca tre anni fa con l’acquisto dei software necessari e la formazione dei collaboratori addetti a tale crescita. Nel corso del tempo sono stati acquisiti lavori delle più diverse dimensioni che hanno portato ad un progressivo aumento dell’efficacia dell’informazione trasmessa, alla definizione di standard, al necessario adeguamento degli asset, ed è cresciuta l’esperienza nell’analisi di capitolati informativi che hanno portato a modelli di OGI modulabili per la redazione finale di BEP in qualità.
Ad oggi in Studio Calvi il BIM e, più in generale, la modellazione a mezzo di parametri è una realtà radicata, utilizzata anche per semplificare processi apparentemente macchinosi quali, per citare un esempio, la traduzione di un intero modello con tavole integrate in un’altra lingua tramite un semplice input booleano, in un’ottica che testimonia come sia cambiata anche la forma di lavorare, con un approccio più fedele possibile allo standard ripetibile, ai template, alla programmazione scadenziata del lavoro e all’inevitabile sempre maggior tendenza all’informatizzazione. Quest’ultimo è un punto di grande interesse personale in quanto fin dai tempi del liceo sono un appassionato dei processi logici alla base dei linguaggi di programmazione e intravedere oggi in questi un interlacciamento a stretto giro con il mondo AEC mi permette di sentire di aver congiunto l’utile con il dilettevole.

Mi può parlare di un suo progetto realizzato con metodologia BIM?
Le prime commesse di Studio Calvi per le quali è stato prodotto un modello informativo hanno riguardato un parcheggio di interscambio in zona Affori (MI) di circa 14.000 m2 distribuiti su due livelli, l’adeguamento strutturale dell’hotel Portosole di Sanremo (IM) per un totale di13.500 m2 e 190 tonnellate di acciaio, il Milling Hub, primo molitore condiviso al servizio di produttori locali a chilometro zero e il consolidamento strutturale del monastero di Santa Monica a Cremona. Attualmente ci si sta occupando della progettazione, direzione lavori e facility management nell’ambito del restauro, rifunzionalizzazione, adeguamento statico e sismico dell’ex caserma “Pietro Crespi” di Imperia per conto dell’Agenzia del Demanio, lavoro che sto seguendo personalmente. Tale progetto ha visto sviluppare dallo studio i modelli federati architettonico, strutturale, impiantistico meccanico, idrico ed elettrico e di coordinamento complessivo secondo precise regole definite in un BEP funzionale e sistematicamente efficace. Questa commessa è stata una sfida che ci si è presi la responsabilità di cogliere e superare positivamente in quanto richiedeva una gestione della commessa in tre differenti discipline progettuali e, soprattutto, dal progetto definitivo fino al facility management, fase, quest’ultima, ancora troppo poco curata in Italia.
Questi contributi, nel tempo, hanno distinto lo studio nella gestione informativa del lavoro, componendo un portfolio di commesse BIM che supera i 30 milioni di euro e arrivando recentemente ad acquisire la progettazione definitiva, esecutiva, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza di cantiere in fase di esecuzione per l’ampliamento dell’attuale Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) che prevederà l’installazione di un ulteriore acceleratore di particelle, con un importo dei lavori che supera i 20 milioni di euro, non potendo che darmi grandi stimoli per l’anno nuovo.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Il BIM si traduce in un project management industriale applicato al mondo AEC. Per lungo tempo il settore delle costruzioni è stato abituato a lavorare in una maniera tradizionale, l’avvento degli strumenti di disegno automatico digitale hanno segnato il primo punto di svolta e comportato inevitabilmente un cambio di mentalità che, nel tempo, è andato diffondendosi ed affermandosi fino ad essere l’unica maniera di lavorare.
Oggi ci troviamo di fronte ad un nuovo cambiamento di questo settore, più ampio, perché dà spazio a uno sviluppo ad albero, in moltissime direzioni, dall’interoperabilità con i software di uso comune nella progettazione, alla gestione IoT, alla realtà aumentata, virtuale e mista, invenzioni nate per il gaming e oggi utilizzate per navigare modelli digitali in prima persona in maniera immersiva al fine di leggerne informazioni e rilevare eventuali errori. I vantaggi sono immediatamente percepibili, la mole di informazioni e il risparmio di tempo in primis, tanto più nel progetto di grandi dimensioni ma anche nel quotidiano. Per conseguirli, però, urge levigare la rigidità e l’inquadramento di una forma mentis vincolata ad un metodo che è destinato a scomparire.
Si tratta di un passo in avanti che oggi è richiesto, ma un semplice passo, il quale in futuro verrà lasciato alle spalle da altri come esso. Dall’avvento del CAD non siamo tornati indietro, sono sicuro che non lo faremo neanche dal BIM e da ciò che ne seguirà, come disse una delle menti che più ho apprezzato della filosofia ellenica “Nessun uomo entra mai due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo”.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.