A Made Expo, il BIM Open Summit fa il punto sul BIM in Italia

La prima giornata di Made Expo a Rho Fiera Milano è stata l’occasione per fare il punto su digitalizzazione e innovazione della filiera delle costruzioni in occasione del BIM Open Summit.

L’evento, andato in scena con un format che ha favorito la condivisione e il confronto tra diversi punti di vista, è stato molto partecipato e ha visto intervenire numerosi progettisti, docenti e professionisti BIM, coinvolti a vario titolo nella filiera delle costruzioni e impegnati in prima linea nell’utilizzo del Building Information Modeling. Erano presenti anche numerosi esponenti del BIM User Group Italia (BUG Italy) e di Italians in Digital Transformation UK (IDTUK).

Tanti gli spunti di riflessione e gli argomenti toccati durante l’incontro, in cui non sono mancate provocazioni, a cominciare da quella lanciata da Claudio Vittori Antisari (Strategie Digitali): “Il BIM in Italia è ancora una nicchia, è utilizzato poco, principalmente nelle nuove costruzioni, molto raramente in cantiere”. Certamente quello del BIM è un settore ancora in movimento e in veloce evoluzione, come ha evidenziato Paolo Citelli (Lombardini22). L’introduzione della progressiva obbligatorietà negli appalti pubblici ha sicuramente contribuito a un accelerazione, anche se forse non è stata ancora sufficiente nel far comprendere i reali vantaggi che questa metodologia offre.

Emiliano Capasso (ACPV Antonio Citterio Patricia Viel ) ha ricordato come non sempre, soprattutto guardando al patrimonio esistente, le committenze percepiscano infatti il valore aggiunto di un progetto condotto in BIM, sarebbe quindi importante lavorare sulla figura del Project Manager, anello di congiunzione con la committenza. Anche secondo Riccardo Pagani (BIMon) lavorare sulla cultura del management potrebbe colmare quel “gap” tra richiesta della committenza e attività della filiera.

Si è parlato del ruolo dei progettisti nel sensibilizzare la committenza e la dirigenza nelle realtà pubbliche: Mauro Burgio (Brydenwood) ha sottolineato la centralità del dato in architettura e l’importanza di trovare un linguaggio “nuovo” per istruire, ad esempio, i dirigenti della PA.

Giuseppe Amaro (GAE engineering) ha spiegato come il panorama della Pubblica Amministrazione sia variegato e frammentato. Ci sono però realtà che si stanno “attrezzando” acquisendo nuove competenze e avviando progetti concreti, come Regione Lombardia, di cui ha èarlato Bruno Daniotti (Politecnico di Milano).

Giulio Drudi (Master Retail) ha portato l’attenzione sull’importanza del sensibilizzare anche i privati: perché un investitore dovrebbe scegliere il BIM, come far comprendere che non si tratta di un “obbligo” o di un “costo” ma di un reale valore aggiunto?

Trasmettere il valore del BIM è un’operazione non semplice, da fare a piccoli passi, come ha raccontato Andrea Agostini (Adhox): non riguarda solo l’ufficio tecnico di un’organizzazione, ma tutto il modello di business di un’azienda. E non bisogna sottovalutare il tema delle responsabilità, come ha detto Gabriele Lantini (Manens-Tifs).

Vincenzo Panasiti (ACPV Antonio Citterio Patricia Viel ) ha inoltre ricordato l’importanza della contaminazione tra le varie aree della filiera: tutti devono conoscere il BIM, non solo i progettisti che lavorano direttamente sul modello, ma tutti coloro che sono coinvolti nel processo produttivo. Lo ha confermato anche Jacopo Montali (Algorixon): basti pensare a un main contractor che fornisce un CDE, Common Data Environment, in cui tutti gli attori della filiera devono inserirsi, è un ambito che riguarda tutti. La digitalizzazione deve quindi arrivare a tutti i livelli, non fermarsi solo alla progettazione, lo ha ribadito anche Luigi Dattilo (GPA Ingegneria).

Sicuramente la modernizzazione dei processi decisionali, la raccolta e organizzazione digitalizzata di grandi quantità di dati (Data-Driven), possono portare valore aggiunto nella gestione delle complessità e nell’Information Management, secondo Giacomo Bergonzoni (Capgemini Engineering).

A proposito di contaminazione è intervenuto anche Andrea Fronk (Habitech), portando l’esempio del Trentino dove negli ultimi 10 anni in fatto di BIM c’è stata un’evoluzione, e sottolineando l’importanza dal linguaggio: forse sarebbe meglio parlare di digitalizzazione e non solo di BIM, per includere i molti altri aspetti che riguardano il processo la modernizzazione del settore.

La riflessione ha portato a specificare che il BIM è una metodologia, i file IFC, i gemelli digitali, il CDE, ecc. sono degli strumenti, che devono essere utilizzati con scopi e obiettivi precisi.

Lo ha fatto emergere Marco Perazzi (Istituto Italiano Saldatura): gli obiettivi che portano all’adozione del BIM in un progetto devono essere chiari. Sia alla filiera sia, come ha auspicato Jacopo Grossi (Beretta Associati) alla committenza.

Marzia Bolpagni (Fondatrice di IDTUK e Head of BIM International presso Mace Group) ha riportato i risultati del questionario “The Reality Check” condotto in UK a 9 anni dall’introduzione dell’obbligatorietà del BIM, che mostrano un costante incremento della diffusione del BIM, un interesse sempre maggiore, a fronte però di numeri ancora bassi e di mancanza di competenze. Ai problemi di skill si aggiungono quelli “tecnologici”, legati all’interoperabilità che ancora non è una realtà.

Centrale infatti la riflessione, lanciata da Anna Osello (Politecnico di Torino) sul concreto funzionamento del formato IFC: evidentemente sull’interoperabilità c’è ancora molta strada da fare, come hanno confermato più voci.

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Giornalista della redazione di BIMportale, professionista della comunicazione e del marketing per il settore AEC – Architetture Engineering & Construction. Ha lavorato per molti anni nell’editoria B2B dirigendo una delle principali testate specializzate per l’industria delle costruzioni, per la quale è stato autore di numerosi articoli, inchieste e speciali. Durante questa lunga esperienza editoriale ha avuto modo di vivere e monitorare direttamente l’evoluzione del settore e la sua continua trasformazione, lavorando a stretto contatto con i principali protagonisti del mercato: imprese edili, progettisti, committenti, produttori. Su tali premesse nel 2007 ha fondato l’agenzia di comunicazione e marketing Sillabario, che si occupa delle attività di comunicazione e ufficio stampa di importanti marchi industriali del settore delle costruzioni.