Il BIM apre alla rivoluzione digitale nelle Costruzioni

Organizzato da Ingenio e Euroconference e inserito negli appuntamenti di La fabbrica delle idee di Federbeton, “True story about BIM” è stato uno degli eventi più seguiti all’interno degli ampi spazi che l’ultima edizione del Saie ha riservato all digitalizzazione delle costruzioni, tema trattato partendo dalle origini fino alle sue prime applicazioni in Italia, anche negli appalti pubblici.

“Qualche anno fa in Italia l’acronimo Bim veniva confuso con Beam (che, tradotto in italiano, vuol dire ‘trave’) e l’argomento era conosciuto solo da pochi esperti del mondo della ricerca – ha raccontato Andrea Dari, editore di Ingenio -. Ora, invece, la diffusione tra i professionisti sta crescendo e, secondo un sondaggio del 2016 realizzato da Ingenio, IFC (Industry Foundation Classes) viene applicano dal 73% dei professionisti intervistati”. Gianni Massa, vicepresidente CNI, ha in particolare paragonato la rivoluzione Bim a quella compiuta dalla musica rock negli anni Cinquanta. “Come il rock ha rappresentato un cambiamento rivoluzionario nella storia della musica, così oggi nel mondo del costruito il Bim è arrivato dirompente con il suo bagaglio di pluralità e contaminazione di linguaggi, interoperabilità, multidisciplinarietà, velocità e trasversalità”.

Angelo Luigi Camillo Ciribini, professore di ingegneria civile e architettura all’Università di Brescia, ha osservato come “con il digitale il costruito sia passato dall’industria del prodotto a quella del servizio in tempo reale, diventando circolare e 4.0”. “È per il 10% tecnologia, mentre per il 90% relazioni tra professionisti”. Simone Garagnani dell’Alma Mater Università di Bologna sottolinea come “il Building Information Modeling sia differente dagli strumenti CAD, perché permette trasmissibilità, e più precisamente consente di trasferire informazioni e concertarle”. “La metodologia Bim richiede nuova energia nella progettazione e un’elevata competenza dei professionisti” ha detto Giuseppe Martino di Giuda, professore di architettura del Politecnico di Milano. In Italia il sistema viene via via applicato anche negli appalti pubblici, “perché porta a selezionare le offerte progettuali più congruenti”. Senza contare che “non è solo interoperatività, ma offre opportunità di ricerca e sviluppo per diversi ambiti a partire dalla progettazione antisismica”, ha ricordato Edoardo Cosenza, professore dell’Università degli studi di Napoli Federico II, nonché membro della commissione Bim promossa dal MIT e di quella per la digitalizzazione degli appalti pubblici.

Il Bim non è solo una scelta consigliata quando si affrontano nuovi progetti, ma è un approccio prezioso anche per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio esistente. Per Stefano Della Torre del Dipartimento ABC del Politecnico di Milano “il Bim è prezioso per la tutela programmata attraverso l’interoperabilità nell’intero processo di conservazione, valorizzazione e gestione degli interventi di restauro di beni immobili sottoposti a vincoli”.

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Giornalista della redazione di BIMportale, professionista della comunicazione e del marketing per il settore AEC – Architetture Engineering & Construction. Ha lavorato per molti anni nell’editoria B2B dirigendo una delle principali testate specializzate per l’industria delle costruzioni, per la quale è stato autore di numerosi articoli, inchieste e speciali. Durante questa lunga esperienza editoriale ha avuto modo di vivere e monitorare direttamente l’evoluzione del settore e la sua continua trasformazione, lavorando a stretto contatto con i principali protagonisti del mercato: imprese edili, progettisti, committenti, produttori. Su tali premesse nel 2007 ha fondato l’agenzia di comunicazione e marketing Sillabario, che si occupa delle attività di comunicazione e ufficio stampa di importanti marchi industriali del settore delle costruzioni.